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Visualizzazione dei post con l'etichetta modernità

Il vero vuoto dei nostri tempi

  E... sì: dagli anni Ottanta in poi , siamo stati invasi da prodotti culturali "pop" di scarsa qualità. Abbiamo visto il cinema popolare farsi cinepanettone , la televisione proporre come "realtà quotidiana" l'artificialità di certi talk show e di certi reality. Abbiamo visto la cafonaggine e l'esibizionismo del nulla diventare la norma.  Però... Non è questo il genere peggiore di  hollow men che i due decenni appena trascorsi hanno prodotto.  L'idiozia scientemente diffusa (intesa come vuoto di contenuti spacciato per leggerezza, volgarità gabellata come popolarità) è un male, certo. Ma non è impossibile da sconfiggere, finché rimangono persone curiose e appassionate, in grado di proporre alternative... persone vive. Da temere sono i morti che cercano di impedire a questi vivi di vivere .  Da quando si è verificata "l'epidemia del vuoto" in Italia, si è accentuato il divario fra la cultura popolare e quella cosiddetta "alta", ...

Nevrosi

“La fine del fascismo segna la fine di un’epoca e di un universo. È finito il mondo contadino e popolare. Era dalle parti più miserabili di questo che il fascismo raccoglieva le sue bande di sicari innocenti e virili. Sono anche finiti i ceti medi la cui cultura borghese era ancora fondata su una cultura popolare (simile a quella dei sicari): contadina, pastorale, marinara, povera. Differenziata (da regione a regione, da città a città, da centro a periferia). Eccentrica, particolaristica. Quindi reale . Il nuovo potere […] si era appoggiato nel dopoguerra a queste forme culturali reali , ma elettoralmente sanfediste. Aveva fatto cioè la stessa cosa che aveva fatto il fascismo. Ma poi lentamente, a propria insaputa, tale potere aveva cambiato radicalmente natura. La Chiesa, che aveva riassunto in sé tutti i caratteri comuni di quelle varie culture popolari particolaristiche e reali (elettoralmente reazionarie), era servita dunque al potere in modo definitivo. Di colpo, ora la Chiesa ...

La terza Bolgia

“…ecco come si presenta questa importante terza Bolgia. La luce è di un rosso-sanguigno, molto oscuro. Al centro dei lastroni pare sangue rappreso; ai bordi, sangue mal lavato con acqua.              Nelle due facce del Modello Bifronte c’è un sorriso. E può ben sorridere, e doppiamente, magari fregarsi le mani, il nostro Sicario, mandato lì dai Padroni a massacrare: il massacro non poteva essere più completo. (E il lettore mi perdoni se mi ‘lascio andare’ a registri non propriamente controllati, rivivendo, come rivivo, il ‘monologo interiore’ dei due Dei, risuonante in un Carlo, assente per trauma.)             Al lato sinistro della strada, dove il colore è quello del sangue slavato, giovani e ragazzi parlano animatamente (ma, nella Bolgia seguente, vedremo di che razza di linguaggio si tratta). ‘Animatamente’ non è tuttavia l’avverbio giusto: avverbio che del r...

Una forza del Passato

“ 10 giugno 1962 […] Io sono una forza del Passato. Solo nella tradizione è il mio amore. Vengo dai ruderi, dalle chiese, dalle pale d’altare, dai borghi abbandonati sugli Appennini o le Prealpi, dove sono vissuti i fratelli. Giro per la Tuscolana come un pazzo, per l’Appia come un cane senza padrone. O guardo i crepuscoli, le mattine su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo, come i primi atti della Dopostoria, cui io assisto, per privilegio d’anagrafe, dall’orlo estremo di qualche età sepolta. Mostruoso è chi è nato dalle viscere di una donna morta. E io, feto adulto, mi aggiro più moderno di ogni moderno a cercare fratelli che non sono più.” PIER PAOLO PASOLINI (da Poesie mondane , in: Poesia in forma di rosa, Milano 1964, Garzanti; edizione speciale per il «Corriere della Sera», 2015, p. 38).

Due donne intorno al cor mi son venute…

È abbastanza ovvio che, smaltendo i postumi del Family Day, vengano in mente loro due: Costanza Miriano e Giorgia Meloni. Non abbisognerebbero di presentazioni, ma la mia deformazione professionale didascalica mi impone di scrivere qualche riga per ciascuna: Costanza Miriano 1.       Costanza Miriano : nata a Perugia il 26 ottobre 1970. Giornalista, scrittrice e blogger  italiana. Laureata in Lettere classiche, per quindici anni ha lavorato per il Tg3; ora, si occupa di tematiche religiose su Rai Vaticano e collabora con Avvenire, Il Timone, Credere e Il Foglio . È famosa soprattutto per due libri con titoli che parafrasano versetti paolini, Sposati e sii sottomessa (2011) e Sposala e muori per lei (2012). Sul suo blog, la pagina intitolata “La sottomissione” esordisce così: “Allora chiariamo subito una cosa. Ognuno deve fare la sua parte. C’è chi predica e chi razzola. Io mi candido per la parte della predicatrice, che razzolare bene è troppo fatico...

Il genocidio

“Vorrete scusare qualche mia imprecisione o incertezza terminologica. La materia - si è premesso - non è letteraria, e disgrazia o fortuna vuole che io sia un letterato, e che perciò non possegga soprattutto linguisticamente i termini per trattarla. E ancora una premessa: ciò che dirò non è frutto di un’esperienza politica nel senso specifico, e per così dire professionale della parola, ma di un’esperienza che direi quasi esistenziale.              Dirò subito, e l’avrete già intuito, che la mia tesi è molto più pessimistica, più acremente e dolorosamente critica di quella di Napolitano. Essa ha come tema conduttore il genocidio: ritengo cioè che la distruzione e sostituzione di valori nella società italiana di oggi porti, anche senza carneficine e fucilazioni di massa, alla soppressione di larghe zone della società stessa. Non è del resto un’affermazione totalmente eretica o eterodossa. C’è già nel Manifesto di Marx un...

Brave New World

“Ed ecco, mi cacciavo, di nuovo, fuori, per le strade, osservavo tutto, mi fermavo a ogni nonnulla, riflettevo a lungo su le minime cose; stanco, entravo in un caffè, leggevo qualche giornale, guardavo la gente che entrava e usciva; alla fine, uscivo anch’io. Ma la vita, a considerarla così, da spettatore estraneo, mi pareva ora senza costrutto e senza scopo; mi sentivo sperduto tra quel rimescolìo di gente. E intanto il frastuono, il fermento continuo della città m’intronavano.             «O perché gli uomini,» domandavo a me stesso, smaniosamente, «si affannano così a rendere man mano più complicato il congegno della loro vita? Perché tutto questo stordimento di macchine? E che farà l’uomo quando le macchine faranno tutto? Si accorgerà allora che il così detto progresso non ha nulla a che fare con la felicità? Di tutte le invenzioni, con cui la scienza crede onestamente d’arricchire l’umanità (e la impoverisce, perché costa...

Cuore

“Il nuovo potere consumistico e permissivo si è valso proprio delle nostre conquiste mentali di laici, di illuministi, di razionalisti, per costruire la propria impalcatura di falso laicismo, di falso illuminismo, di falsa razionalità. Si è valso delle nostre sconsacrazioni per liberarsi di un passato che, con tutte le sue atroci e idiote consacrazioni, non gli serviva più.             In compenso però tale nuovo potere ha portato al limite massimo la sua unica possibile sacralità: la sacralità del consumo come rito, e, naturalmente, della merce come feticcio. Nulla più osta a tutto questo. Il nuovo potere non ha più nessun interesse, o necessità, a mascherare con Religioni, Ideali e cose del genere, ciò che Marx aveva smascherato.             Come polli d’allevamento, gli italiani hanno subito assorbito la nuova ideologia irreligiosa e antisentimentale del potere: tale è l...

Il patto col diavolo

“C’è dunque un doppio legame di malafede in questo rapporto tra Chiesa e Stato: da parte sua la Chiesa accetta lo Stato borghese - al posto di quello monarchico o feudale - concedendo ad esso il suo consenso e il suo appoggio, senza il quale, fino a oggi, il potere statale non avrebbe potuto sussistere: per far questo la Chiesa doveva però ammettere e approvare l’esigenza liberale e la formalità democratica: cose che ammetteva e approvava solo a patto di ottenere dal potere la tacita autorizzazione a limitarle e a sopprimerle. Autorizzazioni, d’altra parte, che il potere  borghese concedeva di tutto cuore. Infatti il suo patto con la Chiesa in quanto instrumentum regni in altro non consisteva che in questo: mascherare il proprio sostanziale illiberalismo e la propria sostanziale antidemocraticità affidando la funzione illiberale e antidemocratica alla Chiesa, accettata in malafede come superiore istituzione religiosa. La Chiesa ha insomma fatto un patto col diavolo, cioè con lo ...

La Festa del Ringraziamento tra storia e folklore

Siamo abituati a vederla in televisione, con quei tacchini mastodontici e le parate qualificabili, nel gergo “de noantri”, come “americanate”. Ma la Festa del Ringraziamento è, soprattutto, una ricorrenza-chiave per comprendere la storia moderna degli Stati Uniti.             Il “Thanksgiving Day” si celebra negli USA, l’ultimo giovedì di novembre. Perciò, proprio in questo mese, la LUM (Libera Università di Manerbio) gli ha dedicato una conferenza. Al Teatro Civico “Memo Bortolozzi”, il 19 novembre 2014, è stata invitata la dott.ssa Simona Negruzzo, per esporre un intervento dal titolo: “Il Giorno del Ringraziamento tra storia e folklore”.             Per quanto riguarda la storia, la dott.ssa Negruzzo è risalita alla colonizzazione della Virginia, uno degli Stati federati che compongono gli USA. Il suo nome è legato alla “Regina Vergine” Elisabetta I Tud...

Il gioco della civiltà

“Ero stato nominato governatore di un villaggio di mille anime, una metropoli di capanne, di zebù, e di palme, al centro di una immensa foresta nel cuore di tenebra dell’Africa. Il giorno del mio insediamento avevo fatto venire nel mio bungalow il capo locale, e attraverso la mediazione canora di un interprete, gli avevo annunciato l’avvento della legge. Sapevo, per notizie pescate in un libro di antropologia, che quel popolo barbaro praticava la tortura. Il nemico catturato veniva sottoposto a mille supplizi prima di essere messo a morte con un colpo di lancia ben «mirato». L’etnologo, che aveva studiato il fenomeno, era giunto a una singolare conclusione, e cioè, dichiarava che il prigioniero chiedeva lui stesso di subir le sevizie, e le più atroci, per dimostrare ai nemici la sua forza d’animo; la sola cosa che temeva veramente era morire come una donnetta, in modo indolore, e, quindi, disonorevole. Dato che la giustizia, e la civiltà, non conoscono latitudini, abolire questo rit...