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Visualizzazione dei post con l'etichetta celti

I Celti a Manerbio

Il “Maggio celtico” di Manerbio ha visto tre incontri dedicati a conoscere meglio questa fase del passato locale. Il 5, il 12 e il 19, presso il Museo Civico, è stato tenuto un corso di fusione antica a cura di Giandomenico Ferrari. Il 26, dal cortile del palazzo municipale, è partita una biciclettata diretta alla cascina Remondina, teatro di ritrovamenti archeologici. Entrambi gli eventi sono stati preceduti da una conferenza tenuta da Maurizio Cavaciocchi al Teatro Civico “M. Bortolozzi”: “I Celti a Manerbio” .              L’arrivo nella Pianura Padana dei Celti è databile intorno al 380 a.C . Provenivano dall’Europa centrale ed erano divisi in tribù: i Boi (da cui il nome di Bologna), i Senoni (che si stanziarono nelle Marche settentrionali), i Cenomani (che si insediarono in area bresciana, mantovana e cremonese).             La testimonianza più famosa della lo...

Le Anguane, sirene del lago di Garda

Torna l’estate, con la speranza di poter ricominciare a spostarsi… e di rivedere il nostro lago. Un luogo che è segnato non solo dalle bellezze naturali, ma anche da alcune interessanti leggende. Quelle sulle Anguane , per esempio. Ne parla Simona Cremonini in: Fantastico Garda. Piccolo popolo, creature straordinarie e animali meravigliosi attorno al lago (2017, edito dall’Associazione Culturale PresentARTsì).              Una delle prime menzioni di questi esseri fantastici risale alla seconda metà del XIII secolo ed è contenuta nel De Jerusalem celesti : un poemetto di Giacomino da Verona. Esso è un’immaginosa descrizione della Gerusalemme celeste, palesemente ispirata ai capitoli 21 e 22 dell’Apocalisse. Parlando del canto di lode quivi rivolto a Dio, afferma che esso non trova come paragone “né sirena né aiguana né altra consa ke sia” (v. 168). Dato l’accostamento, si può dedurre che il poeta avesse in mente una creatur...

Beltane: luci di primavera

Abbiamo vissuto un maggio decisamente sottotono. Stiamo cercando di riprenderci da una pandemia e dall’isolamento forzato che ne è conseguito. Il calore della primavera inoltrata non sembra lo stesso degli altri anni. Eppure, questa è sempre stata una stagione di luce e di vitalità…             Ne parla anche Gian Mario Andrico , noto storico locale, in uno dei suoi volumi: La Bassa tra cronaca e leggenda (1989, ed. Grafo, Consorzio Bassa Bresciana Centrale). Fra gli altri, esso ospita un capitoletto intitolato “Gli antichi ‘fuochi di Beltane’” (pp. 143-144). Si riferisce alla consuetudine di festeggiare gli inizi di maggio con grandi falò, secondo un’usanza celtica. Tali fuochi sono da lui descritti come “caduti in disuso e celebrati soprattutto al Nord” (op. cit., p. 143). Andrico cita questa festa in quanto Brescia si trova in un’area un tempo abitata dai Celti. Parlare di Beltane , però, significa soprattutto trattare dell’...

Acque di vita e di morte: fate, dee e fantasmi nostrani

Quando passeggiamo per le nostre campagne, siamo abituati a vedere edicole con immagini sacre nei pressi dei fossi. Ritraggono, perlopiù, la Madonna col Bambino : un’immagine femminile e che rimanda al “dare la vita”. Le “santelle” erano adatte come punti d’arrivo delle rogazioni, le processioni che volevano propiziare un buon raccolto attraverso la benedizione delle acque e della terra. Insomma, erano un’espressione della nostrana religiosità contadina , che univa il contatto con la natura alla dottrina cristiana. Luoghi benedetti… a patto di non scivolare dentro la fonte o il fosso. L’ambiguità fra sacralità e pericolo , tipica delle acque, è fortemente sentita nel folklore bresciano. Ne ha parlato Giovanni Raza, nel suo Madóra che póra! Storie e leggende della Valle Trompia (2015) . Dal paese di S. Giovanni di Polaveno , viene un’inquietante credenza compresa nella raccolta. Nella Valle Trobiolo, nel territorio (appunto) di Polaveno, si trovano sorgenti: quella detta “Madon...

Galli e Romani nel bresciano fra III e I sec. a.C.

Il Museo Civico di Manerbio, dal 20 maggio 2018 al 30 maggio 2019, ospiterà la mostra “Galli & Romani: nuove scoperte nel bresciano” . Per far conoscere alla cittadinanza quale tipo di reperti vi siano esposti, sono state organizzate conferenze. La prima è stata: “Galli e Romani nel bresciano fra III e I sec. a.C.” ed è stata tenuta l’11 ottobre 2018 al Teatro Civico “M. Bortolozzi” dalla dott.ssa Serena Solano , in servizio presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia.  Dott.ssa Serena Solano Parlare di “Celti”, o “Galli” che dir si voglia, significa trattare di una miriade di popolazioni. Nell’area attualmente bresciana, erano stanziati i Cenomani ; il fiume Oglio li divideva dagli Insubri (area Milano-Pavia). I Veneti, che avevano resistito alle invasioni celtiche all’inizio del IV sec. a.C., erano rimasti un gruppo ben distinto sia da quelli alpini che da quelli di pianura.       ...

Celti e Romani: nuove scoperte nel bresciano

Brescia come nodo d’incontro fra Celti e Romani : questo era l’oggetto della mostra archeologica intitolata, appunto, “Galli & Romani: nuove scoperte nel bresciano”. Essa si è tenuta al Museo  Civico di Manerbio e del Territorio dal 20 maggio 2018 e terminerà il 30 maggio 2019. I reperti che raccoglieva erano datati dal III al I sec. a.C. ed erano stati rinvenuti durante le indagini condotte dalla Soprintendenza all’archeologia, alle belle arti e al paesaggio nel 2013 e nel 2014, per la posa del metanodotto Snam Zimella-Cervignano d’Adda.  Reperti dalla Tomba del Guerriero di Flero             Essi provenivano da corredi tombali : cartine al tornasole dei mutamenti culturali avvenuti per l’incontro fra le due popolazioni. In particolare, l’inumazione, anticamente praticata dai Celti, fu gradualmente sostituita dall’incinerazione: diretta (sul luogo stesso della sepoltura) e indiretta (in altro luogo). Per un p...

Buon Halloween, ovvero Gli occhi dell'abisso

Per qualcuno (soprattutto, per gli aderenti a Wicca) è Samhain , il capodanno celtico : il giorno in cui si fa più sottile la barriera fra i vivi e i morti, come lo è quella fra l’anno trascorso e l’incipiente. Per moltissimi, è Halloween , il Carnevale horror in cui si gioca con le paure. Così, come ogni anno, il 31 ottobre è stato una giostra di feste/pubblicità/vetrine a tema/hashtag/polemiche/discussioni sulle vere origini. E, a proposito: un sito divulgativo sulla materia s’intitola proprio Le vere origini di Halloween.               Le polemiche ricorrenti riguardano il carattere “commerciale e culturalmente livellante” della festa, in quanto l’attuale modo di celebrarla è prettamente statunitense e non va oltre il semplice consumo di divertimenti a tema. Questo, però, rischia di essere tristemente vero per tutte le feste. Natale, Pasqua, Epifania, Festa della Mamma, San Valentino… Ne conoscete qualcuna che non abb...

Sul rogo del tempo

“Bruciare la vecchia”: niente a che vedere coi famosi roghi di streghe, ma una tradizione molto più antica. Essa si riallaccia ai “falò d’inizio anno” diffusi nell’Italia nordorientale, alla vigilia dell’Epifania o a metà Quaresima. Già gli antichi Celti accendevano fuochi per propiziarsi le divinità e bruciavano un fantoccio che indicava il passato da lasciarsi alle spalle. Gli antichi Romani portavano in processione il simulacro di Anna Perenna (divinità femminile agricola di dubbia origine) e la gettavano poi nel Tevere. Questo tipo di pratiche sono, al contempo, riti di fertilità (la natura si rinnova, lasciandosi alle spalle l’inverno e l’anno vecchio) e una versione del “capro espiatorio” (liberazione delle colpe della comunità). Durante la Quaresima cristiana, questa sagra serve anche come pausa da fioretti e astinenze.              A Manerbio, ogni anno, si “brucia la vecchia” nel giorno del giovedì grasso. Nel 20...

I simboli dei Celti

Sabine Heinz , nata a Berlino nel 1963, è collaboratrice scientifica presso l’Università Humboldt. Là, guida la commissione di esperti in ambito celtologico. La posizione della Heinz è dovuta al suo studio di magistero in inglese e celtologia, nonché al successivo studio di ricerca a Berlino, grazie a una borsa presso l’Università di Friburgo i. Br. Sabine ha anche soggiornato più volte in Galles, per ragioni di formazione. Nonostante questo curriculum di tutto rispetto, però, deve lottare per ottenere il mantenimento della sua materia, che viene ancora insegnata a Berlino come “Vollkeltologie” (celtologia generale): facoltà nella quale, dal 1996, nessuno può più iscriversi. Un vero peccato, perché l’interesse non manca. Lo dimostra anche il manuale curato proprio da Sabine Heinz: “Symbole der Kelten” , Darmstadt 1997, Schirner Verlag (in Italia: “I simboli dei Celti” , Vicenza 2000, Edizioni Il Punto d’Incontro; trad. di Gabriella Balzaro). Il testo affronta un ambito culturale ass...

La Madonna della Neve

Entrando nella chiesa parrocchiale di Manerbio, fra gli altari laterali a sinistra, se ne può notare uno, impreziosito da un drappo in malachite e dalle sculture settecentesche eseguite da Alessandro e Luca Calegari. Tutto questo fa da cornice a un frammento di affresco quattrocentesco: una Vergine col Bambino, nota come “Madonna della Neve”.              La sua festa ricorre il 5 agosto, anniversario della dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Una leggenda vuole, per l’appunto, che il luogo fosse stato scelto perché sede di una nevicata miracolosa. La teologa e giornalista Petra van Cronenburg riconduce questo genere di leggenda alla continuità fra i luoghi di culto cristiani e quelli celtici: laddove, un tempo, erano venerate le dee della natura e della salute, si sarebbe innestato il culto della Vergine ( Madonne nere, Roma 2004, Edizioni Arkeios, pp. 83-87). Per l’appunto, ai miracoli e alle guari...

Un tesoretto celtico

Tra il 2006 e il 2007, a Manerbio, l’attenzione dei cittadini fu in buona parte occupata dalle “fàlere”. Si trattava di finimenti in argento per cavalli, ritrovati nel 1928 presso la cascina Remondina. Il termine deriva dalla parola greca “phàlara”, ovvero “borchia”. Questi oggetti, infatti, sono in lamina metallica e di forma rotonda. Quelle di cui stiamo parlando sono un prodotto artigianale antico e pregiato, ma che non fu presentato a Manerbio – località di ritrovamento – prima del 2006.              I carabinieri che, nel 1928, consegnarono le fàlere al direttore dei Musei di Brescia, le descrissero come “piccoli piatti”. Erano state rinvenute da Faustino Cominelli e Domenico Petrali, contadini al servizio del nobile Federico Gorno, mentre ampliavano la buca del letame. All’epoca, furono credute di epoca longobarda. Carlo Albizzati, nel 1933, le definì invece come celtiche. La Pianura Padana, per l’appunto, fu abitat...

Il ritorno della spada celtica

Dopo suspense e promesse, è arrivata proprio lei: la spada celtica di Manerbio. Fu ritrovata nel 1957, in località Roncagnà, presso un’ansa del fiume Mella. Il rinvenimento fu casuale, a opera di alcuni contadini che stavano eseguendo lavori di sterro.              All’epoca, Manerbio non possedeva alcuna struttura adatta alla conservazione dei reperti. La spada fu perciò affidata ai magazzini del Museo Santa Giulia, a Brescia.             Nel 1985, il nostro paese si dotò di un Museo Civico. La bella contesa, perciò, non ha più motivo di restare lontana da casa. Il 3 aprile 2016, il museo manerbiese ha ufficialmente festeggiato un trentennio di esistenza col ritorno della spada celtica.             Al Teatro Civico “Memo Bortolozzi”, i presenti sono stati salutati da Fabrizio Bosio (assessore alla Cultura) e ...