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Visualizzazione dei post con l'etichetta sopravvivenza

Pentita toglie le slot, lo Stato la «multa»

“ORZINUOVI (gnv) Toglie le macchinette dal suo locale per «coscienza», lo Stato la «multa» per il mancato introito. È successo ad una barista orceana: Teresa Morandi , che tutti chiamano Terry.             Da dieci anni Terry lavora ad Orzinuovi, dove nel suo bar aveva deciso di portare le slot machine che già si trovavano nel suo vecchio locale di Orzivecchi. Ma ecco cosa l’ha portata alla decisione di sbarazzarsene: «Mi è successo dopo aver conosciuto una persona molto anziana, avrà avuto più di 70 anni: entra nel bar, era vestito da muratore e mi chiede se poteva giocare con le macchinette del locale, aggiungendo “ma pagano?” Io ho risposto che, ovviamente, la cosa non dipendeva da me e dopo aver giocato, e perso 200 euro, si è messo al bancone sfogandosi con me - ha spiegato Terry - mi ha detto che pur essendo in pensione lavorava ancora e che quei 200 euro giocati erano gli unici che aveva a disposizione, il resto l’aveva ...

Il Premio, ovvero La divina Indifferenza

Highlander   (1986; regia di Russell Mulcahy) è un film che, finora, avevo conosciuto soltanto attraverso battute di spirito riguardanti l’immortalità. Per l’appunto, il protagonista è un guerriero scozzese, Connor McLeod (Christopher Lambert), condannato a combattere con altri immortali come lui, finché “ne resterà soltanto uno” (cit.). Ciò che mi ha convinto, finalmente, a vedere questo film cult (lo so: la mia ignoranza in merito è da lapidazione…) è l’essere venuta a sapere che la colonna sonora contiene canzoni composte ad hoc nientemeno che dai Queen. Responso personale: niente da dire… davvero, merita l’ascolto integrale. E non avrebbe potuto essere altrimenti. Sottolineo, in particolare, una perla struggente come Who Wants to Live Forever   e una grintosa come  Princes of the Universe . Probabilmente, finirò per canticchiarle durante le prossime settimane.             La visione del film in sé, invece, si...

Purché sia altrove

Pavia, 14 febbraio 2013   Caro “Attico”, ti scrivo in una notte d’insonnia e di pensieri. La mia sveglia segna le 02:35 e io ho bevuto, poco fa, due tazze di tisana. Ma il Sonno non è stato adescato lo stesso.             Sei presente solo tu: o, meglio, sono presenti i discorsi che abbiamo fatto e rifatto, nei nostri ultimi incontri. Gli ultimi prima della tua partenza: non gli ultimi in assoluto, voglio sperare.             Abbiamo superato gli esami di maturità nello stesso anno. Era il 2008; è avvenuta, allora, quella gaffe del Ministero della Pubblica Istruzione che ci ha fatto ridere fra le lacrime. La traccia A della prima prova prevedeva, come sempre, l’analisi guidata di un testo letterario. Era una lirica di Eugenio Montale; le domande-guida vertevano sulla rappresentazione montaliana della figura femminile. Se non che –è stato scoperto poi- quei ...

Meritocrazia (2)

Forse, certi argomenti funzionano come la nuvoletta fantozziana. Ho appena finito di parlare di “meritocrazia” che già mi capitano i ricordi d’un professore sessantenne… Qualcuno che ricorda de visu la nascita della televisione (l’ Intervallo con le pecorelle… le manopole al posto del telecomando… Un modello di televisore che, a casa dei miei nonni materni, era un cimelio…), il Sessantotto e gli “anni di piombo”. Nonché un modello di meritocrazia di cui, oggi, restano gli avanzi in realtà circoscritte, come Pavia. ‹‹Fin dalle elementari, si sapeva d’avere due alternative: andar male negli studi e, quindi, lasciare la scuola; oppure, essere brillanti e vedersi tutto pagato (senza anticipare nulla!) dallo Stato: tasse, alloggio, biglietti del treno per i pendolari… Certo, era stressante. Può sembrare anche crudele questo meccanismo di “selezione naturale”…›› ‹‹Ma assai meno crudele che dover studiare e pagare per anni, per poi trovarsi in mano un bel nulla!›› non resisto io. Il prof...

Sarà quel che sarà

L’ultima notte dell’anno è un buon momento per far ciò che non si ha mai fatto. Così, la sera di S. Silvestro 2012, mi sono guardata tutto Gli Aristogatti . La mia cinefilia, piuttosto recente, mi sta facendo riscoprire i classici Disney. Non ho potuto godermeli adeguatamente, durante l’infanzia. Non avendo il videoregistratore, li vedevo a scuola o a casa d’amici. I quali, conoscendo già a memoria quelle pellicole, esaurivano ben presto la propria (e la mia) attenzione. Non che lo avvertissi come un gran danno… Preferivo i libri per l’infanzia che riportavano quei fotogrammi e quelle storie. Il regalo natalizio, di rito, era   la versione cartacea dell’annuale film Disney. Una sciocchezza, col senno di poi. Anche se mi mise in pari con la cultura infantile d’uopo.        Non mi dilungo su una trama nota, dunque. Un’innominata “Madame” parigina, ex-diva d’opera lirica, destina la cospicua eredità alla gatta e ai suoi tre piccoli. A bocca asciutta ...

Sentieri selvaggi

‹‹Voi non sapete cosa significhi giocare a “indiani VS cowboy”… Non conoscete quell’emozione…›› divaga R. Può darsi che sia vero. Anche se a me piaceva giocare coi miei cugini di terzo grado, che facevano giochi “da maschi”, con armi e inseguimenti.             Siamo in una delle due sale TV del collegio e stiamo commentando The Searchers - Sentieri selvaggi  (1956). La complessa trama si può riassumere così: i searchers , i “cercatori”, sono Ethan, soldato dal passato oscuro, e Martin, suo figlio adottivo d’origini pellerossa. Vogliono rintracciare le nipoti del primo, rapite dai Comanche. Naturalmente, dubitano di ritrovarle vive. E, qualora lo fossero, non sarebbero le stesse persone di prima.             Ripensando al film, mi vengono in mente soprattutto quei paesaggi a perdita d’occhio, con campiture rossicce contro il blu lapislazzuli del cielo. Non a caso –d...

Infanzia interminabile

  “Che l’educazione odierna nasconda al giovanetto l’importanza che avrà nella sua vita la sessualità non è l’unico rimprovero che si deve rivolgerle. Essa pecca anche nel non prepararlo alle aggressioni di cui è destinato a diventare l’oggetto. Introducendo la gioventù nella vita con un orientamento psicologico così sbagliato, l’educazione di comporta come se si equipaggiassero di vestiti da estate e di carte dei Laghi italiani persone che partono per una spedizione polare.”   SIGMUND FREUD ( Il disagio della civiltà, 1929)   Sigmund Freud, Il disagio della civiltà e altri saggi, (“Gli Astri”), Torino, 2010, Bollati Boringhieri, p. 269, nota 1.

Carmina et panem

"Ma che direm noi a coloro che della mia fame hanno tanta compassione che mi consigliano che io procuri del pane? Certo io non so; se non che, volendo meco pensare qual sarebbe la loro risposta se io per bisogno loro ne dimandassi, m'avviso che direbbono: - Va cercane tra le favole - . E già più ne trovarono tra le lor favole i poeti, che molti ricchi tra'lor tesori. E assai già, dietro alle lor favole andando, fecero la loro età fiorire, dove in contrario molti nel cercar d'aver più pane che bisogno non era loro, perirono acerbi. Che più? Caccinmi via questi cotali qualora io ne domando loro; non che, la Dio mercé, ancora non mi bisogna; e, quando pur sopravenisse il bisogno, io so, secondo l'Apostolo, abbondare e necessità sofferire; e per ciò a niun caglia più di me che a me."   GIOVANNI BOCCACCIO     (Introduzione alla Quarta Giornata del Decameron ) 

Libertà e civiltà

“La libertà individuale non è un frutto della civiltà. Era massima prima di qualsiasi civiltà, benché in realtà a quel tempo in gran parte priva di valore, poiché l’individuo difficilmente era in grado di difenderla. La libertà subisce delle limitazioni ad opera dell’incivilimento e la giustizia esige che queste restrizioni colpiscano tutti. Ciò che in una comunità umana indica un desiderio di libertà, può essere ribellione contro qualche ingiustizia che è in atto e così risultare utile per un’ulteriore evoluzione civile, rimanere compatibile con la civiltà. Può però anche scaturire dal residuo della personalità arcaica, non ancora domata dalla civiltà, e divenire così il fondamento dell’inimicizia verso la civiltà.”  SIGMUND FREUD (Da Il disagio della civiltà, 1929)

Poesia di vita o di morte

“Degli Ateniesi, la maggior parte perì nelle Latomie per malattia e cattivo nutrimento, poiché ricevevano due ciotole d’orzo e una d’acqua al giorno; non pochi di coloro che erano stati catturati di nascosto furono venduti, così come coloro che si erano fatti passare per servi. E costoro, come servi, furono venduti con un marchio a ferro di cavallo sulla fronte; alcuni dovettero subire anche questo, oltre all’essere schiavi. Furon d’aiuto a qualcuno la dignità e l’educazione; infatti, o vennero liberati presto, o furono tenuti in gran conto dai proprietari. Alcuni vennero salvati anche grazie ad Euripide.  In effetti, a quanto pare, tra i Greci non continentali, quelli di Siracusa amavano particolarmente la sua poesia e, imparando brevi saggi e passi dai viaggiatori che giungevano di volta in volta, se li trasmettevano amorevolmente. In quell’occasione, dunque, si dice che molti di coloro che tornarono a casa sani e salvi abbracciassero fraternamente Euripide e raccontasser...

Dal fare al dire (3)

"Sembra inarrestabile l’ escalation di suicidi legati alle difficoltà economiche . Un bollettino di guerra, quasi all’ordine del giorno. Gli ultimi tre casi , due nel salernitano e uno nel milanese nella giornata di ieri, portano a 38 il bilancio delle cosiddette vittime della crisi dall’inizio del 2012 , quasi un terzo delle quali in Veneto. Tanto da spingere il segretario dell’ Associazione artigiani piccole imprese (Cgia) di Mestre, Giuseppe Bortolussi, a lanciare un appello al presidente Giorgio Napolitano perché intervenga . La politica cavalca l’onda funesta, con il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, che ha usato parole fortissime contro il premier Mario Monti, accusandolo di avere queste morti sulla coscienza. Ma davvero stiamo assistendo a un’ impennata di suicidi ? Davvero la crisi sarebbe la causa di questa strage? Il 2012 sarà ricordato come l’anno dei suicidi o forse ce lo stanno dipingendo così? I dati, se si reputano affidabili le 38 morti dichiarate, parla...

Per amore dei libri

Dalla Lettera a Romain Rolland (gennaio 1921): “…È molto bello ‘non aver bisogno di sperare per intraprendere, né di riuscire per perseverare’, ma io ho fatto tutto quel che ho potuto, durante venticinque anni di fede sincera nell’arte, nell’amicizia, in un futuro migliore. Mi son privato di pane non già per comprare un libro, ma per poterlo leggere e sognare per il suo fascino. Bambino e domestico, mi son fatto battere tutti i giorni per il crimine d’aver letto sottraendo tempo al mio sonno, dopo diciotto ore di fatica. Operaio, mi son fatto mettere alla porta per non essermi potuto separare un mattino da una lettura più bella della mia vita, più necessaria del mio pane, oppure per aver espresso la mia ribellione all’ordine stabilito. […] La primavera del 1907 arrivai ad Alessandria d’Egitto, giungendo da Napoli. Ero povero e mal vestito, ma felice come un fringuello. La sera, nell’osteria di un connazionale, soffoco la mia fame con un pezzo di pane, un the ed un po’ di ...

Il laureato

Da Don Camillo (1948): “Ci fu lo sciopero dei giornalieri e dei famigli da spesa proprio nel pieno del raccolto, e la roba nei poderi grossi cominciò a intristire. […] La ‘Volante proletaria’ comandata dallo Smilzo avvistò una mattina uno che stava lavorando sotto un filare di viti del Verola e lo catturò portandolo quasi di peso in piazza dove i giornalieri e i famigli aspettavano seduti per terra. […] ‘Un momento!’ disse Peppone. ‘Prima vogliamo vedere con che razza di canaglia abbiamo a che fare.’             Lo Smilzo gli aveva allungato il portafogli trovato in una tasca dell’uomo, e Peppone, passato l’uomo al Brusco, sfogliò le carte e consultò a lungo le tessere. Poi rimise tutto dentro il portafogli e lo riconsegnò all’uomo.             ‘Lasciatelo!’ ordinò a testa bassa. ‘C’è un equivoco.’ ‘Perché?’ urlò la donna scarmigliata. ‘Perché sì’ rispose Pepp...

Il mondo sotto il pavimento

L'idea di un mondo nascosto sotto la propria casa può essere sia affascinante che inquietante. Soprattutto se questo mondo prende in prestito frammenti del nostro. Questa è l'idea di Hayao Miyazaki, già noto come "padre" di Nausicaa della Valle del Vento. Lo sceneggiatore ha trasferito a Tokyo una serie di racconti inglesi (Mary Norton, The Borrowers ). The Borrowers viene tradotto come "I Prendimprestito". Questa è l'autodefinizione di una stirpe di gnomi che vive in simbiosi con le case degli umani, "prendendo in prestito" oggetti minuscoli e/o dimenticati (zollette di zucchero, spilli, fazzoletti di carta...) pressoché insignificanti per i proprietari, ma indispensabili per la vita quotidiana di un mondo minuscolo. Pur non potendo fare a meno degli umani, gli gnomi si guardano bene dal palesarsi a loro: temono le reazioni di "giganti" non sempre felici di "dare in prestito", a prescindere dal reale bisogno che possono ave...