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Visualizzazione dei post con l'etichetta identità sessuale

Giocare è una cosa seria: liberare per far crescere

La Mostra del Giocattolo Antico , in corso all’ex-bocciodromo di Manerbio dal 29 settembre al 14 ottobre 2018, ha fornito l’occasione per una conferenza: “La funzione educativa di giochi e giocattoli liberi da stereotipi” (10 ottobre 2018). La relatrice era Laura Mentasti.  La sua esposizione ha preso inizio dalla domanda canonica che si sentono spesso rivolgere coloro che desiderano acquistare un balocco: “Da maschio o da femmina?” Come scegliere, dunque?             Secondo la pedagogista Maria Montessori (Chiaravalle, 1870 - Noordwijk, 1952), il gioco è il lavoro del bambino : ovvero, la sua occupazione essenziale e irrinunciabile. Lo psicologo Jean Piaget (Neuchâtel, 1896 - Ginevra, 1980) lo considerava una finestra sullo sviluppo e uno strumento per il medesimo: osservare un bambino che gioca permette di capire molto di lui;   tale attività è anche un modo per soddisfare suoi bisogni essenziali. ...

Lost in TRANSlation

Mi sono accostata a The Rocky Horror Picture Show (1975, regia di Jim Sharman) perché incuriosita dal sito A Study of Gothic Subculture: An Inside Look for Outsiders . Il musical, infatti, compare nell’ elenco di film  proposti come esempi di estetica cinematografica gothic. Di certo, l’ambientazione notturna, il castello e i richiami a miti come quello di Frankenstein spiegano l’inclusione nella lista. I motivi di interesse che ho trovato nel film, però, sono stati anche d’altra natura e decisamente inaspettati.             Il primo fotogramma dopo i titoli di testa inquadra una croce celtica che sormonta un campanile. È appena stato celebrato un matrimonio, tradizionale momento di risveglio della sessualità in un paesino piccolo e pudibondo. Su questo sfondo, i protagonisti Brad (Barry Bostwick) e Janet (Susan Sarandon) si dichiarano ufficialmente il proprio amore. Le loro parole e i loro abbracci sono contrappuntati dai...

Al posto loro

Lo zapping televisivo di mio padre, ultimamente, è approdato su una commedia del 1975:  Di che segno sei? Dallo schermo, facevano capolino volti arcinoti: Renato Pozzetto, Mariangela Melato, Adriano Celentano… e Paolo Villaggio. Il suo “proto-Fantozzi”, in questo film, è un marito distratto e misogino. Un giorno, si sente dare dal medico una notizia inusitata: il suo organismo si sta convertendo da maschile a femminile. Dopo lo sconforto del suo (preteso) orgoglio macho, comincia a guardare al mondo delle donne e lo riscopre con gli occhi dell’empatia. Questa parte del film fa sorridere, quando mostra Paolo Villaggio in abiti muliebri che, indosso a lui, sono improbabili. Però, la vicenda ha un retrogusto serio che è notoriamente la cifra d’ogni umorismo. La futura “donna per sbaglio” ripercorre aspetti della condizione femminile cui non ha mai fatto caso: il rischio di molestie, la ricezione di galanterie, la prostituzione, il bisogno di svago, la violenza domestica, una se...

Senza parole

Questo pezzo sul sito dell' Huffington Post  è ormai (tristissimamente) noto. Tanto da non abbisognare di presentazione. Ma più interessante è la risposta dell'On. Anna Paola Concia , sulla propria fan page di Facebook: #Gay/ Concia incontra compagni classe e docenti ragazzo suicida Era originale, in cerca della sua identità #ioportoipantalonirosa Roma, 22 nov. (TMNews) - "Oggi ho incontrato per due ore i compagni di classe e i professori del ragazzo suicida del Liceo Cavour di Roma. Ho voluto farlo per capire cosa fosse accaduto davvero. I ragazzi mi hanno spiegato che hanno un doppio dolore: quello della perdita del loro compagno di classe e quello di essere stati descritti oggi su tutti i siti come i responsabili della sua morte. Li ho trovati sconvolti e ho riscontrato un contesto scolastico assolutamente non ostile alla diversità". Lo dichiara Anna Paola Concia, deputata del Partito democratico. "Era sicuramente un ragazzo originale, di certo in cer...

Ritorno alla fonte

Il 12 novembre 2011 si è tenuto il seminario di studi organizzato dalla redazione di Scout – Proposta educativa , dal titolo: Omosessualità: nodi da sciogliere nelle comunità capi. Un argomento quanto mai doveroso da trattare, date le controversie in merito in ambiente cattolico. Infatti, il seminario verteva sul ruolo del capo scout nell’ Agesci (Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani). Gli  atti sono stati pubblicati in questi giorni.             Sono intervenuti: padre Francesco Compagnoni, professore di Teologia morale presso l’Università S. Tommaso di Roma; il dr. Dario Contardo Seghi, psicologo e psicoterapeuta, a orientamento analitico, intersoggettivo/costruttivista; la prof.ssa Manuela Tomisich, psicologa-psicoterapeuta e formatrice, nonché mediatrice familiare e comunitaria. Si sono riuniti anche gruppi di lavoro, che hanno presentato le proprie relazioni finali. 47 pagine di atti, in tutto. No...

Un coming out "sui generis"

Avevo pensato di intitolare questa pagina Io e l’omosessualità. Ma l’espressione, pur nella propria immediatezza, sarebbe stata insoddisfacente. Anche perché diffido di etichette monolitiche come “omosessualità” o “eterosessualità”. Ci vengono in soccorso nelle conversazioni quotidiane, ma ritagliano in pezzi di tangram i sentimenti: ossia, cose che non tollerano il ritaglio. Parlare di affettività è difficile, proprio perché le persone vengono incasellate (o si incasellano) in questo tipo di ranghi. Così schierati, per l’appunto, “eterosessuali” ed “omosessuali” mi si sono presentati, undici anni fa, in una puntata di Ciao Darwin. <<Papà, cosa vuol dire “gay”?>> <<Vuol dire “uomo a cui piacciono gli uomini”>>. <<Ah.>> Mi bastò, almeno per capire discorsi e battute in voga alle scuole medie. In ogni caso, la questione non ebbe veramente importanza, finché non approdai al liceo. Non ero più una bambina; inoltre, ero piena di interrog...

Addio mia concubina

Chen Kaige racconta la contraddittoria, tormentata Cina del XX secolo. E lo fa scegliendo, quale linea portante, l'opera lirica di Pechino. Come se la cultura cinese potesse essere veramente espressa solo da quei colori accesi, quei gesti ieratici, quelle maschere demoniache e sublimi insieme. Quando Addio mia concubina vinse la Palma d'Oro al Festival di Cannes, nel 1993, qualcuno pensò che fosse una concessione al gusto corrente, sulla scia di Lanterne rosse. Eppure, il film di Kaige va molto oltre quell'esotismo compiaciuto che ha talora adescato l'Europa. Addio mia concubina spicca il volo nelle nubi della storia, dell'amore e -soprattutto- del destino. Un destino che travolge il Re e la sua Concubina in una delle più famose opere liriche cinesi. E che trascina con sé anche l'interprete della Concubina, l'attore Cheng Dieyi. Consegnato ad una vita di emarginazione sociale, perché figlio di una prostituta, il piccolo Douzi trova un'opportunità di r...

Erica Gazzoldi e Delia Vaccarello

Cara Delia, ho appena finito di leggere il tuo romanzo, "Quando si ama si deve partire". Ricercavo in esso la prosa magica e scorrevole di "Amore e vendetta", non rimanendo delusa. Credo che il fascino del tuo stile sia proprio nella sua naturale commistione di narratività e lirismo, nel suo scorrere liscio come un canto. La tua penna guida con perizia e stupore nei meandri della psiche; ciò è evidente soprattutto quando descrivi i sogni dei personaggi. Mi ha colpito il ruolo riservato al cucciolo ritrovato e seppellito da Angela: attraverso i suoi ricordi e la rielaborazione del suo inconscio, acquista una sorta di significato assoluto, diviene simbolo ricorrente e fa riemergere il trauma infantile della protagonista. Un altra sfumatura che vorrei sottolineare è lo "sguardo d’acqua" di Andrea, che sembra suggerire un’ermeneutica del mondo.Mi sono piaciute ripetizioni studiate: quella del ricordo di Cesare nel suo stesso funerale e quella delle impressio...