Chi di noi non ha sofferto, quando la sveglia lo strappava al letto per catapultarlo a scuola? E che noia tutto quel "latinorum"! "Arma virumque cano..." Inizia così l'Eneide di Virgilio, il poema forse più bistrattato di tutta l'epica occidentale. È solo un fiacco "spin off" dell'Iliade? Una parziale scopiazzatura dell'Odissea? Forse no. Forse, è una delle opere letterarie in grado di raccontare la generazione dei "Millennials", stretti fra i genitori "boomer" e i figli da crescere, come lo era Enea fra il padre Anchise e il piccolo Ascanio.
Questa, almeno, è l'idea alla base
di "Figli di Troia", il recente spettacolo del comico Paolo Cevoli.
Nato a Riccione nel 1958, dall'età di undici anni ha aiutato i genitori nella
gestione dell'albergo di famiglia. Laureatosi in Giurisprudenza, ha lavorato
nuovamente in ambito alberghiero come gestore. È consulente nel campo della
ristorazione. Nei suoi spettacoli, ricorda di essere felicemente sposato. Ha
due figli e vive a Bologna.
Nella sua carriera di comico e
cabarettista, una delle sue macchiette più note è quella dell'assessore Palmiro
Cangini a "Zelig", caratterizzato da una eloquio... unico al mondo. È
un ruolo che mette a dura prova le capacità linguistiche e il bagaglio
linguistico-letterario di Cevoli è effettivamente notevole. Da esso è nato,
appunto, il suddetto spettacolo "Figli di Troia". Al Politeama di
Manerbio, è arrivato la sera del 17 aprile 2026, registrando un vivo successo.
Paolo Cevoli ha cominciato col
ricordo della noia scolastica per ribaltare la prospettiva: non si potrebbe
vivere l'avventura del sapere con lo spirito delle gite di classe? La rottura
della routine rende meraviglioso qualsiasi dettaglio. Per esempio, chi avrebbe
mai pensato di trovare negli eroi omerici i vizi dei tycoon odierni? O di
rendersi conto che le dee dell'Olimpo si comportano come influencer
ossessionate dalla propria bellezza? Nelle famiglie non ci sono forse fratelli
scapestrati a confronto con fratelli giudiziosi, come avviene con Paride ed
Ettore?
Non manca nemmeno l'amore
romantico, rappresentato in modi opposti da Creusa (la defunta moglie di Enea)
e da Didone (la sua nuova amante).
Dall'epica alla fiaba il passo è
stato breve: Cevoli ha rinarrato "Cappuccetto Rosso" e
"Biancaneve", storie che forse tanto innocenti non sono. C'è stato
posto anche per l' "epica familiare" dei racconti di suo padre e suo
zio, dai quali Cevoli ha evidentemente ereditato la vena comica.
Pian piano, le pagine dell'
"Eneide" hanno rivelato la loro capacità di raccontare l'umanità
moderna, alla ricerca di un futuro assai vago, ma con il passato sulle spalle.
Anzi, la direzione in cui andare è da ricercare proprio in quest'ultimo: un
patrimonio ricco di storie e di ispirazioni, come le profezie che Enea ha
ascoltato dall'ombra del padre negli Inferi. Ridendo e scherzando, la virtù
virgiliana della pietas si è rivelata nella sua serietà: un misto
di responsabilità, senso del dovere e abnegazione, indispensabili per costruire
un avvenire quando tutto sembra andare in rovina. In questo senso, i moderni
assomigliano a Enea e sono come lui figli... di quella città.
Pubblicato su Paese Mio
Manerbio, N. 227 (maggio 2026), p. 16.

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