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Visualizzazione dei post con l'etichetta confronto fra culture

A porte aperte: l’Open Day dell’associazione Chorouk

L’ associazione Chorouk , che raduna i musulmani di Manerbio, ha organizzato un Open Day (31 marzo 2019). Per tutto il pomeriggio di quella domenica, i soci hanno offerto assaggi dei loro mondi culturali. Sotto una sola denominazione religiosa, la Chorouk raduna infatti quindici nazionalità : i suoi membri vengono dall’Egitto, dalla Tunisia, dall’Algeria, da l Marocco, dalla Libia, dal Senegal, dal Pakistan, dal Burkina Faso, dalla Somalia, dal Ghana, dalla Siria, dalla Bosnia Erzegovina, dall’Albania, dalla Turchia. E dall’ Italia , ovviamente: non è raro che i più giovani siano nati qui. L’hanno dimostrato anche i rappresentanti dei Giovani Musulmani d’Italia , arrivati da Brescia per tenere alcuni stand: Younes El Sharkawy (di famiglia egiziana), Batul Alsabagh (siriana d’origine) e Izham Zulqarnan (dal Pakistan). Come ha spiegato Younes, la denominazione della loro associazione sottolinea la volontà di far convivere la propria italianità con la propria religione, contrib...

Italiani di lingua araba

Il 21 maggio 2017, l’associazione di promozione sociale “Chorouk” di Manerbio ha festeggiato la fine dell’anno scolastico e dei suoi corsi di arabo. “Chorouk”, come è noto, raduna i musulmani residenti in loco. Quest’anno, insieme a essa, era presente un’altra associazione: “Il Faro” di Leno , che è analoga. C’erano, naturalmente, anche altri manerbiesi e lenesi. La festa si è tenuta in una sala sulla Strada per Porzano.              I grandi protagonisti erano i bambini. In coro, hanno declamato la prima sura (= “capitolo”) e le ultime tre del “Corano”, seguite dall’inno di Mameli. Allal Martaj , presidente della “Chorouk”, ha salutato i presenti. Ha poi ringraziato l’amministrazione comunale di Manerbio, la direzione delle scuole elementari per aver concesso aule da destinare ai corsi di arabo e la direzione delle scuole superiori per il medesimo motivo, le insegnanti volontarie dei suddetti corsi e l’oratorio “S. Filip...

Fine dell'anno scolastico con l'Associazione Chorouk

Il 5 giugno 2016, l’Associazione Chorouk di Manerbio ha tenuto la “Festa di fine anno scolastico”. Un modo, per la comunità islamica locale, di condividere un momento di allegria (e gastronomia) alle soglie del Ramadan. L’evento si è tenuto nella zona industriale di Strada per Porzano, in un capannone affittato all’uopo.              Due ragazze italiane hanno presentato il programma del pomeriggio. Naturalmente, non è mancato l’ascolto di alcuni versetti del Corano. I bambini delle scuole elementari hanno cantato in coro prima l’inno nazionale italiano, poi quello marocchino, dimostrando il bilinguismo in cui stanno crescendo.             Sempre d’infanzia trattava lo spettacolo recitato da Camilla Corridori, “La bambina e l’acqua”: una vicenda ambientata in Senegal, con cenni culturali al Burkina Faso, due Paesi molto amati dall’attrice. La piccola protagonista, c...

Chorouk, l'Islam di Manerbio

Si è favoleggiato a lungo della “moschea di Manerbio”. È la sala polifunzionale dell’Associazione Chorouk: parola che rimanda all’alba e a qualcosa che vuol nascere, crescere.             La fondazione ufficiale risale al 14 maggio 2014, ma un nucleo di volontari esisteva già nel 2013. Si trattava di musulmani residenti a Manerbio, desiderosi di creare un luogo di preghiera, incontro e volontariato. La sede è al pianoterra del condominio di via San Martino. Se ne occupa il custode Lhassan Boutaleb, uomo “di gran cuore”, secondo il presidente Allal Martaj e il vicepresidente Driss Fouiteh.  Il vicepresidente dell'Associazione Chorouk, Driss Fouiteh.             La sala è dotata di tappeti, quando è ora di preghiera. Ma essi lasciano il posto ai banchi, al momento delle lezioni di lingua araba. Esse sono proposte sia agli italiani, sia ai figli dei musulmani che int...

Il gioco della civiltà

“Ero stato nominato governatore di un villaggio di mille anime, una metropoli di capanne, di zebù, e di palme, al centro di una immensa foresta nel cuore di tenebra dell’Africa. Il giorno del mio insediamento avevo fatto venire nel mio bungalow il capo locale, e attraverso la mediazione canora di un interprete, gli avevo annunciato l’avvento della legge. Sapevo, per notizie pescate in un libro di antropologia, che quel popolo barbaro praticava la tortura. Il nemico catturato veniva sottoposto a mille supplizi prima di essere messo a morte con un colpo di lancia ben «mirato». L’etnologo, che aveva studiato il fenomeno, era giunto a una singolare conclusione, e cioè, dichiarava che il prigioniero chiedeva lui stesso di subir le sevizie, e le più atroci, per dimostrare ai nemici la sua forza d’animo; la sola cosa che temeva veramente era morire come una donnetta, in modo indolore, e, quindi, disonorevole. Dato che la giustizia, e la civiltà, non conoscono latitudini, abolire questo rit...

Lo Zen e la cultura giapponese

“Si può dire che solo attraverso l’opera di Daisetz T. Suzuki (1870-1966) l’Occidente ha avuto accesso allo Zen.” Così recita il primo risvolto di copertina de Lo Zen e la cultura giapponese, di Daisetz T. Suzuki per l’appunto (Milano 2014, Adelphi, Collezione Il ramo d’oro, traduzione di Gino Scatasta, 396 pp., € 45, 00). Il saggio apparve per la prima volta in Giappone nel 1938. Negli Stati Uniti, fu pubblicato come Zen and Japanese Culture (1959, Bollingen Foundation Inc., New York, N.Y.).             Il titolo è motivato dalle parole di Suzuki stesso: “Per comprendere quanto il buddhismo sia entrato nella storia e nella vita del popolo giapponese, proviamo a immaginare che tutti i templi del paese, insieme ai tesori in essi racchiusi, vadano completamente distrutti. Il Giappone ci sembrerebbe un luogo desolato, nonostante le sue bellezze naturali e il carattere cordiale del suo popolo. L’intero paese assomiglierebbe a una d...

Addio a John Smith

Da bambina, idolatravo letteralmente il personaggio di Pocahontas. Non avevo il videoregistratore per guardare il film a casa, ma possedevo libri illustrati, musicassette e giochi da tavolo tratti da esso. Dopo quasi vent’anni, mi rendo conto dei motivi per cui mi affascinasse.             Era la storia di una ragazza schietta e semplice, capace di rapporti umani intensissimi. Viveva in un mondo piccolo e atavico, da “selvaggi”, ai nostri occhi di “moderni” (un filino presuntuosi e superficiali, a dire il vero). L’armonia di Pocahontas con la natura e coi propri simili sono perfette, se non per un’incrinatura: il suo spirito vivace e curioso richiede qualcosa in più. In questa incrinatura, s’infiltra John Smith.             È altruista, di orizzonti mentali sconfinati, pieno d’amore per il viaggio come esperienza disinteressata. Un’anima libera come quella di Pocahontas p...