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La terza Bolgia

“…ecco come si presenta questa importante terza Bolgia. La luce è di un rosso-sanguigno, molto oscuro. Al centro dei lastroni pare sangue rappreso; ai bordi, sangue mal lavato con acqua.              Nelle due facce del Modello Bifronte c’è un sorriso. E può ben sorridere, e doppiamente, magari fregarsi le mani, il nostro Sicario, mandato lì dai Padroni a massacrare: il massacro non poteva essere più completo. (E il lettore mi perdoni se mi ‘lascio andare’ a registri non propriamente controllati, rivivendo, come rivivo, il ‘monologo interiore’ dei due Dei, risuonante in un Carlo, assente per trauma.)             Al lato sinistro della strada, dove il colore è quello del sangue slavato, giovani e ragazzi parlano animatamente (ma, nella Bolgia seguente, vedremo di che razza di linguaggio si tratta). ‘Animatamente’ non è tuttavia l’avverbio giusto: avverbio che del r...

Una buona causa

“Si udì uno schianto dirompente nell’avanguardia mentre i ghiacciai che si trovavano alla testa del gruppo cozzavano contro una foresta. Gli uccellini scapparono via in preda al panico. La neve e le schegge piovvero giù tutto attorno a Nijel mentre lui galoppava nell’aria di fianco al gigante.              Si schiarì la voce.                                 - Ehm - disse - scusa tanto! Di fronte alla ribollente risacca di terra, neve e tronchi abbattuti una mandria di caribù stava scappando in preda ad un cieco terrore, sollevando gli zoccoli posteriori a quasi un metro dal caos più completo.             Nijel provò ancora.  - Ehi! - gridò. La testa del gigante si volse verso di lui. - Cosa fuoi? - ...

Realismo

“Vedi, Gennariello, la maggioranza degli intellettuali laici e democratici italiani si danno grandi arie perché si sentono virilmente «dentro» la storia: accettano realisticamente il suo trasformare la realtà e gli uomini, del tutto convinti che questa «accettazione realistica» sia frutto dell’uso della ragione.             Io no, invece, Gennariello. Ricorda che io, tuo maestro, non credo in questa storia e in questo progresso. Non è vero che comunque , si vada avanti. Assai spesso sia l’individuo che la società regrediscono o peggiorano. In tal caso la trasformazione non deve essere accettata: la sua «accettazione realistica» è in realtà una colpevole manovra per tranquillizzare la propria coscienza e tirare avanti. È cioè il contrario di un ragionamento, anche se spesso, linguisticamente, ha l’aria di un ragionamento.             La regressione e il peggioramento non ...

Paura e morale

“Quanto o quanto poco pericolo per la collettività, pericolo per l’uguaglianza vi sia in un’opinione, in una condizione e in una passione, in una volontà, in un impegno, questa è ora la prospettiva morale: la paura è anche qui, di nuovo, la madre della morale. Contro gli istinti più alti e più forti, quando essi, erompendo appassionatamente, trascinano il singolo molto al di là e oltre la media e la bassezza della coscienza del gregge, perisce la coscienza di sé della comunità, la sua fede in sé, si spezza, per così dire, la sua spina dorsale: di conseguenza si preferisce addirittura bollare a fuoco e calunniare appunto questi istinti. La alta, autonoma spiritualità, la volontà di solitudine, la grande ragione vengono già sentite come pericolo; tutto ciò che innalza il singolo sopra il gregge e incute timore al prossimo prende d’ora in poi il significato di cattivo ; l’atteggiamento equo, modesto, l’atteggiamento di chi si inserisce, l’uguaglianza, la mediocrità dei desideri vengono...