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Visualizzazione dei post con l'etichetta jeanette winterson

Elogio della Follia

“Spesso sento delle voci. Mi rendo conto che, ammettendolo, finisco nel novero dei pazzi, ma non me ne importa più di tanto. Se si crede, come ci credo io, che la mente voglia guarire se stessa, e che la psiche cerchi la coerenza e non la disintegrazione, non è difficile concludere che la mente produrrà quello che serve per raggiungere il suo scopo.              Si presume che chi sente le voci compia azioni efferate; le sentono gli assassini e gli psicopatici, e anche i fanatici religiosi e i kamikaze. Ma in passato le voci erano un dono e un privilegio. I visionari e i profeti, lo sciamano e la guaritrice. E, naturalmente, i poeti. Sentire le voci può essere una cosa buona. Impazzire è l’inizio di un processo. Non dovrebbe esserne il risultato finale.             Lo psichiatra Ronnie Laing, il guru che negli anni Sessanta e Settanta fece diventare di moda la fol...

La Carne e lo Spettro

Aspetta. Soppesa. Ricorda l’agenda, gli amici, quel quaderno di racconti e poesie che da troppo tempo attende di venir trascritto a computer. Mangia. Parla. Sorridi. Questi sono i desideri della Carne. E i desideri della Carne sono contrari a quelli dello Spettro.              Lo Spettro è una scintilla dal canto delle Sirene. È un sentore di blu dal cuore di scoglio. È la bellezza del Sonno, che ti passa una mano sugli occhi con un sorriso di dama sicura.             Lo Spettro dà il comando dello stoico: segui il destino come un cane segue il carro a cui è legato. Giungerai alla fine con meno dolore. Lui sa che l’anima, a volte, ha bisogno solo di raggiungere la posizione fetale e da lì esplodere, rinascere - o disciogliersi nel suo liquido amniotico. Non distrarti con la vita. Ascolta la verità delle ferite. “C’era una persona in me, una parte di me, o comun...

Un luogo dove ritrovarsi

“Ricordo una volta in cui andai in biblioteca a ritirare i gialli per mia madre. Tra i libri che aveva prenotato, ce n’era uno che s’intitolava Assassinio nella cattedrale, di un certo T.S. Eliot. Pensava che si trattasse di una storia macabra i cui protagonisti erano monaci malvagi, e a lei piaceva tutto quello che poteva dare fastidio al papa.              Il libro mi sembrava un po’ troppo breve - di solito i gialli sono abbastanza corposi - così lo sfogliai e vidi che era scritto in versi. Qualcosa non quadrava, in effetti. Non avevo mai sentito parlare di T.S. Eliot. Credevo che fosse parente di George Eliot. La bibliotecaria mi spiegò che l’autore era un poeta americano, vissuto in Inghilterra per gran parte della sua vita. Era morto nel 1964, e aveva vinto il premio Nobel.             Io non leggevo poesia, perché il mio obiettivo era leggere tutta la Narrati...