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Lo strano, antico caso della finanza etica

Nel “Faust”, J. W. Goethe (1749-1832)  rappresentò come diabolica l’invenzione della cartamoneta: ovvero, il denaro dal valore puramente virtuale, sottoposto a ogni speculazione. Ci vide lungo. Nel 2003, l’Italia scoprì il crac Parmalat: miliardi di euro non solo virtuali, ma addirittura inesistenti. Oggi, il capitale è sempre meno legato al territorio. La globalizzazione ha fatto del mercato una fioritura di speculazioni, vaste e fragili come bolle.              Di questo ha trattato l’incontro “Finanza etica. Il caso di Banca Etica”, organizzato dall’Associazione Culturale Chirone di Manerbio, presso il Municipio (4 dicembre 2015). Erano stati invitati Maurizio Bianchetti (coordinatore dei soci della Banca Etica per la Lombardia, il Piemonte e la Liguria) e Pietro Ghetti (di Banca Etica, filiale di Brescia). L’intervento di Bianchetti ha ricordato il fallimento di Lehman Brothers, col quale, nel 2008, iniziò uffici...

Partita a scacchi

«Il punto è questo…» E muovi un cavallo zigrinato come una chiave sulla griglia dei nostri pensieri serrati (piove e non siamo in un pineto. Peccato). Meglio guardare il mondo così, come fosse una scacchiera, dove bianco e nero non superano mai la linea d’ombra. In questo modo, si può anche vincere, con una pacatezza di vecchio lupo su un viso ancora intatto. Scacco matto al re senza volto. E io (s’agitano Faust e il paradosso del fuoco e fors’altri fiori del male nel mio vaso incantato) plaudo in silenzio al tuo gioco di prestigio –io, strega da niente. (Osteria Letteraria Sottovento Pavia, ottobre 2013) Compresa in: AA.VV., Tracce 3, Roma 2015, Pagine, p. 62.

Werther VS Ortis - L'ardua sentenza

In realtà, non sono nuova ai confronti fra classiconi. Mi sono già occupata di "Madame Bovary VS Anna Karénina" , ovvero: Due modi per regalare un biforcuto copricapo al coniuge e diventare, al contempo, immortali.             Ora, sono in piena “crisi del quarto di secolo”, perciò mi rivolgo, piuttosto, a figure di gggiovani tanto romantici, ma bistrattati dal fato e dal secolo sciocco ( O tempora! O mores! ). E lo faccio senza alcuna pretesa di serietà. Anche perché l’argomento mi fu offerto da una conversazione con un mio burbero e arguto amico, al Caffè Vigoni di Pavia.             «Werther è un subumano» bofonchiò lui, coi suoi consueti mezzi termini. «Non studia, non lavora, è viziato. Non è nemmeno capace di spararsi come si deve… Credo bene che Lotte gli abbia preferito Albert. È molto più affidabile».           ...

Una CAUSTica commedia

La lettura del Faust di J. W. Goethe mi fu consigliata circa dieci anni or sono da un amico. Attesi d’imparare a masticare un po’ di tedesco –fatica tanto immane quanto pressoché vana- per poterlo leggere con testo originale a fronte. Senza traduzione, non avrei capito un granché; però, suonava bene.             Tra l’altro, nel frattempo, era anche giunta al punto di cottura la mia vocazione alla Goliardia. Perciò, leggendo il Faust, sono andata in brodo di giuggiole, davanti agli spaccati di vita studentesca. L’episodio della taverna di Auerbach (vv. 2073 ss), per esempio, è una chicca e mi ha fatto capire molte cose: che ho ancora tanto da imparare, giusto per dirne una. Il suddetto brodo di giuggiole ha sobbollito ulteriormente, davanti a espressioni gergali come Herr Bruder, “signor fratello” (v. 829) e Philisterhaft, “impaccio filisteo” (v. 6802), che non mi sarebbero risultate altrettanto familiari, un decennio fa...