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Visualizzazione dei post con l'etichetta stato e chiesa

Nevrosi

“La fine del fascismo segna la fine di un’epoca e di un universo. È finito il mondo contadino e popolare. Era dalle parti più miserabili di questo che il fascismo raccoglieva le sue bande di sicari innocenti e virili. Sono anche finiti i ceti medi la cui cultura borghese era ancora fondata su una cultura popolare (simile a quella dei sicari): contadina, pastorale, marinara, povera. Differenziata (da regione a regione, da città a città, da centro a periferia). Eccentrica, particolaristica. Quindi reale . Il nuovo potere […] si era appoggiato nel dopoguerra a queste forme culturali reali , ma elettoralmente sanfediste. Aveva fatto cioè la stessa cosa che aveva fatto il fascismo. Ma poi lentamente, a propria insaputa, tale potere aveva cambiato radicalmente natura. La Chiesa, che aveva riassunto in sé tutti i caratteri comuni di quelle varie culture popolari particolaristiche e reali (elettoralmente reazionarie), era servita dunque al potere in modo definitivo. Di colpo, ora la Chiesa ...

Tirando le somme, ovvero Un’ovvietà insopportabile

Cercare il “bene assoluto” in terra è un po’ come percorrere il paese di Serendip: non troverai mai quello che cerchi, ma certamente una moltitudine d’altre cose.             Finora, ho frequentato le regioni della religione, dell’istruzione pubblica, delle questioni LGBT.             Nel primo campo, vige una lotta senza quartiere fra i privati cittadini (più ancora che fra rappresentanti di istituzioni, i quali trovano sempre il modo di mettersi d’accordo…) per la ripartizione dell’8x1000 e per una corretta rappresentatività di fronte allo Stato (ovvero: fino a che punto un leader religioso può dire di parlare per la cittadinanza?).             Nel secondo, si tratta perlopiù di finanziamenti: dove trovarli? Come distribuirli? Quante borse di dottorato mettere in palio per i neolaureati e a quanto farle ammontare?...

Il patto col diavolo

“C’è dunque un doppio legame di malafede in questo rapporto tra Chiesa e Stato: da parte sua la Chiesa accetta lo Stato borghese - al posto di quello monarchico o feudale - concedendo ad esso il suo consenso e il suo appoggio, senza il quale, fino a oggi, il potere statale non avrebbe potuto sussistere: per far questo la Chiesa doveva però ammettere e approvare l’esigenza liberale e la formalità democratica: cose che ammetteva e approvava solo a patto di ottenere dal potere la tacita autorizzazione a limitarle e a sopprimerle. Autorizzazioni, d’altra parte, che il potere  borghese concedeva di tutto cuore. Infatti il suo patto con la Chiesa in quanto instrumentum regni in altro non consisteva che in questo: mascherare il proprio sostanziale illiberalismo e la propria sostanziale antidemocraticità affidando la funzione illiberale e antidemocratica alla Chiesa, accettata in malafede come superiore istituzione religiosa. La Chiesa ha insomma fatto un patto col diavolo, cioè con lo ...