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Visualizzazione dei post con l'etichetta scrittura

La profezia di Frollo

“La scrittura a mano è inadatta alle esigenze del mondo moderno” biascica Tizio, leggendo un articolo di giornale sulla diffusione dei computer nelle scuole.             Io taccio. E prendo la penna stilografica. Ne ho due. Con la più fine, scrivo le mie lettere, talvolta imbevute di profumo. Sulla mia scrivania, invece, ci sono quelle che ho ricevuto –ciascuna tanto cara che avrebbe potuto essere stata scritta col sangue. Nel mio cassetto, c’è un pennino comprato a Firenze, con tanto di fiammante penna d’oca. Forse sintetica. Ma il proprio dovere lo fa. Con una penna stilografica, vergo queste righe, che si tradurranno poi in kilobyte, per viaggiar più leggere.             «Questo ucciderà quello» profetizza l’arcidiacono Frollo in Notre-Dame de Paris. Ha di fronte a sé un incunabolo; il suo macabro monito fissa negli occhi la cattedrale gotica, libro in pietra nel quale...

Il Gatto ci mette la coda. Caccia ai talenti

  Comunicato stampa n°1 Gattobenzina, casa editrice emergente di Pavia, è a caccia di nuovi talenti. Voce nuova sulla scena letteraria di Pavia, nasce Gattobenzina : casa editrice indipendente , frutto dell’impegno di giovani professionisti esperti nei campi della scrittura creativa e dell’editing.   A differenza di altre realtà analoghe, Gattobenzina non chiede all’autore alcun tipo di contributo economico , in quanto si pone come scopo primario la valorizzazione di talenti a prescindere dalla disponibilità economica. Le scelte editoriali sono volte verso testi brevi ma di forte impatto , originali ed innovativi, di un’accuratezza stilistica che dia importanza ad ogni singola parola, che sia in un contesto di poesia o di prosa. In affiancamento a questo coraggioso progetto, è stata fondata l’omonima associazione culturale che si pone come obiettivo principale la diffusione della letteratura, veicolando il messaggio anche con iniziative di più ampio resp...

Lettera a Steph

Gentile Stephenie Meyer, mi scuso se, d’ora in avanti, ti darò del “tu” e ti chiamerò semplicemente “Steph”. Perché non riesco a vederti con più di diciotto anni e lontano dai banchi di scuola. Mi permetterò anche di parlarti nel mio “idioma gentile”, che hai mostrato d’apprezzare. Anche se la tua “Italia” sarebbe credibile solo nei peggiori drammi elisabettiani e, con tutte le sagre popolari che abbiamo, ti sei presa la briga di inventarne una improbabilissima e kitsch.             Nelle postfazioni (o per bocca del tuo alter ego Bella Swan: io non riesco a non vederla come tale), insisti sulla tua “follia”. Mi spiace, ma ho la presunzione di doverti deludere. Sarai pure incline allo zombie humour, ma  Twilight e tutta la saga connessa non ne dimostrano uno maggiore di quello d’un’adolescente malinconica e sognatrice. Tanto di cappello alle adolescenti, anche se, in questo caso, parliamo di una che è madre di famigli...

Tra il fare e il dire (4)

"Tante ore in fila e poi travolto dalla folla". Stando all’ obiettiva scrittura giornalistica, sarebbe successo al fratello ventunenne di un mio amico. Si sarebbe messo in fila davanti ad un negozio di elettronica, per approfittare di un supersconto sul nuovo modello di I-Phone. Impresa conclusasi con un epic fail, causa imperizia nell’organizzazione. Intervistata la madre, che, nella versione a colonne, dipinge una scena da disaster movie: << Mio figlio è stato schiacciato fra la transenna e il cordone dei carabinieri che arginava la folla, mentre la fidanzata stava per essere travolta. Altre persone, ha detto mio figlio, rischiavano di rimanere schiacciate. >> Stephen King prendeva appunti, mentre Michael Bay si inchinava ad una creazione che aveva superato il suo Armageddon. Un po’ meno ero estasiata io: perché, se i fatti (mi dicevo) erano quelli relazionati, c’era ben poco di che entusiasmarsi. Prontamente, ho scritto al mio amico e ad una sorella. Mi h...

Dramminimi

Forse, li avete amati, su qualche libro d’enigmistica. Forse, non li avete mai sentiti nominare. I dramminimi sono una particolare variante degli indovinelli. Si presentano come brani noir , dai titoli cruenti. Però, diverse spie nel lessico fanno intuire che il “delitto” è solo una veste verbale che adombra realtà innocue. Un esempio: L’assassina Era una donna di mondo. Si era data da fare, per amor di denaro, in mezzo a trame di ogni genere; ne aveva viste di tutti i colori . Ma veniamo al fatto. Essa entrò nella camera, impugnando nella destra un lucente ferro e trascinando con la sinistra la vittima designata. Questa, ridotta a un cencio , non opponeva la minima resistenza. Bianca e slavata , era ancor molle di lacrime… La donna si avvicinò ad un piccolo soppalco di legno e vi gettò sopra la vittima. Questa non fece moto alcuno. Piegato il capo, si accasciò supina. Allora la donna, deposto momentaneamente il ferro, afferrò la vittima per i po...

Piccolo testamento

Una prosa liscia, che conferisce l’apparenza della quotidianità. Il lettore entra, quasi di nascosto, in un appartamento in ristrutturazione, durante una notte che è come tante altre –se non per il fatto d’essere insonne. L’afa, le ombre, il senso di non-finito restituiscono un fantasma. Questo “sogno d’una notte di mezza estate” è l’eredità con cui il protagonista fa i conti.              Gabriele Dadati si nasconde il volto, sul risvolto di copertina. Quasi un’ironica allusione all’autobiografismo del racconto, appena velato. Anche il protagonista, come l’autore Dadati, è uno scrittore giovane , appena uscito dal nido ed intento ad organizzare la propria vita adulta. Il “suo” fantasma apre la narrazione, sdipanando un’esistenza che prende concretezza a partire da esso.             “È dall’urlo dei morti che uno scrittore dovrebbe soprattutto guardar...

Warning

Nessuno è perverso quanto un giornalista perverso.

Consigli per l'uso

Dal Novecento , quasi nessuna branca della scrittura è uscita illesa. Le parole sono state sezionate, scomposte, ricomposte. I futuristi ne hanno fatto immagini. Raymond Queneau le ha modulate in esercizi di stile. Italo Calvino ha giocato con la loro levità, le ha accostate ai tarocchi per bidimensionalità polisemica. Umberto Eco ha ricostruito il cosmo della biblioteca, in cui i libri si parlano e si riecheggiano, in un labirintico gioco di specchi. Un gioco per definire il quale si adopera quell’espressione irresoluta così poco cara a Cesare Segre: “postmodernismo”. Eppure, sembra che una scialuppa si sia salvata da questo (non malauguratissimo) naufragio. La scrittura giornalistica continua a serbare la fede in un nesso parola-realtà, in un “discorso vero” platonicamente inteso. Con buona pace di Immanuel Kant e del suo noumeno inesperibile. Questo credo ha i suoi più ferventi seguaci nei lettori . Possono essere scettici a parole (“le solite bugie dei giornali!”), ma il lo...

Voce del verbo "scrivere"

"Buffo come a volte ci si dedica alle attività che più ci piacciono, alla professione per cui ci si sente portati o a semplici hobby senza mai fermarsi un attimo ad interrogarsi sul perchè lo si fa. Sotto questo punto di vista, riflettendoci un po’ su, tutte le attività, le professioni o gli hobby si trovano sullo stesso piano, quando, Attenzione, si ha il privilegio di poter scegliere. Si tratta di scelte che ogni essere umano decide di operare rispetto ad altre. Scegliere di scrivere non è poi tanto diverso dall’optare di diventare medico, di dirigere un’azienda o di aprire un ristorante. C’entra sempre la passione e…qualcos’altro. Nella puntata di sabato di “Che tempo che fa” Alessandro Baricco ha, forse, fatto un intervento memorabile a proposito. Da tempo in tv latitava questo argomento e, finalmente, uno scrittore, che fa questo mestiere per passione, ha spiegato perchè, secondo il suo modesto parere, si scrive. Baricco si è speso a riguardo, prendendo in causa 2 sensi (la...