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Testardi senza gloria

"La lotta contro la criminalità organizzata ha, nell’immaginario contemporaneo, il volto di Roberto Saviano. Poco si conoscono, invece, i “soliti ignoti” che coltivano detta lotta, soprattutto grazie alla democrazia del Web. Blog e social network sono solo apparentemente giocattoli adolescenziali. Possono veicolare la coscienza civile e provocare persecuzioni giudiziarie. Come nel caso di Vincenzo Fatigati. Studente di Filosofia, cresciuto ad Afragola, gestisce due blog: L'inferno dei viventi e  Vincenzo Fatigati - Non esiste un momento nel quale sia sospeso il dovere di dire la verità.   . I temi che tratta sono legati all’attualità ed alla camorra, con particolare attenzione alla scena afragolese. Su Facebook, è fondatore della pagina  Resistere ad Afragola contro la camorra , cui si affianca il gruppo:  Presidio Afragola - Casoria: resistere ad Afragola contro la camorra . Tutto ciò, lo scorso 27 gennaio, è costato a Vincenzo una querela da parte di...

Il testimone

Da Gomorra (2006) “Io so e ho le prove. […] Io so. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in inaccessibili paesi di montagna. Né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, parlo, e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra ‘È falso’ all’orecchio di chi ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere. La verità è parziale, in fondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità.” ROBERTO SAVIANO

"Gomorra": dal libro al film

All’inizio, il buio. Poi, lentamente, sbocciano velenosi fiori di luce: lividi, violenti. Lampade abbronzanti che delineano una figura maschile, immobile espressione di forza.   Così comincia il film Gomorra, di Matteo Garrone (2008), tratto dal celeberrimo libro-inchiesta di Roberto Saviano. L’opera del giornalista prendeva avvio in un porto: un container si apriva per errore, centinaia di corpi ne cadevano. Il rimpatrio clandestino dei defunti cinesi era l’emblema del porto di Napoli come “ombelico del mondo”, dal quale simili traffici partono ed al quale approdano, da ogni angolo del pianeta. Il film di Garrone si apre, invece, in un centro benessere, dove regna un clima di soddisfazione e virile narcisismo. Proprio qui esplode la violenza: tre spari, che interrompono il benessere e, al contempo, sembrano inserirvisi naturalmente, come un’acqua carsica che affiora in un suolo perché sotto vi scorreva da prima. Il tutto sottolineato da una canzone neomelodica italian...