Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta vita

"La dolce vita" ha un fondo amaro

Chi non ha mai sentito nominare La dolce vita di Federico Fellini (1960) ? È uno di quei film proverbiali anche per i non cinefili. A molti è capitato di indossare una "dolcevita" , la maglia del protagonista. Un fotografo che sorprende le celebrità in occasioni private è un "Paparazzo" , come l'omonimo personaggio. Eppure, quanti hanno davvero guardato questa lunga pellicola fino in fondo? Essa può sorprendere.  Fonte: Collider.com "La dolce vita" è un titolo ripreso da una commedia di Arnaldo Fraccaroli. È divenuto sinonimo di lusso, divertimenti notturni, feste e avventure galanti: il mondo in cui lavora Marcello (Marcello Mastroianni), cronista mondano a Roma. Lui proviene da una zona provinciale: è evidente che è arrivato nella capitale per fare carriera e respirare un'atmosfera più viva. Si può dire che "ce l'abbia fatta", in un'Italia che inizia a dimenticare guerra, povertà e arretratezza. Però, fin da subito, la vita ap...

"Nosferatu" (2024) di Eggers: da dove viene il male?

Fonte: Posterspy.com Il Nosferatu di Robert Eggers (2024) non ha bisogno di presentazioni. È il remake di ben due capolavori omonimi, quello diretto da Friedrich W. Murnau nel 1922 e quello diretto da Werner Herzog nel 1979. Due mostri sacri, letteralmente. Eggers si è misurato con loro e (a parer nostro) ha vinto grandiosamente la sfida. Probabilmente, il motivo è che non si tratta di un mero remake. Trama e tematiche hanno una loro originalità. D'altronde, già Murnau si era discostato dal Dracula di Bram Stoker e Herzog aveva ulteriormente aggiunto del proprio. Il Nosferatu del 2024 è benedetto anche dall'incredibile fotografia di Jarin Blaschke , che ricorda i potenti chiaroscuri delle tele di Georges de La Tour. Potente è anche l'interpretazione della figura di Knock (Simon McBurney), l'analogo di Renfield: un adepto di Nosferatu quasi più terribile del maestro, nella sua ossessione divoratrice che qui lo avvicina ad Hannibal. Il fascino gotico e visionario delle am...

"Perché la vita": il tumore alle ovaie raccontato da Manuela Podda

Il tumore alle ovaie , tuttora, non può essere scoperto in tempi precoci. Viene spesso diagnosticato quando è già in fase avanzata e ciò significa che è quasi sempre letale. Questo dramma è stato raccontato con delicatezza e compartecipazione emotiva dalla fotografa Manuela Podda .  La sua mostra Perché la vita  (curata con la collaborazione di Simone Cerio) ha un titolo aperto ed enigmatico, come lo sono l'esistenza umana e l'esperienza della morte. L'esposizione fotografica ha già visto diverse edizioni, prima di approdare a Manerbio. Qui è stata ospitata da Palazzo Luzzago ed è stata inaugurata il 1 maggio 2025. Fino all'8 dello stesso mese, i manerbiesi hanno potuto contemplare i risultati di questo progetto collettivo. Perché la vita può infatti essere considerato un dono delle pazienti ritratte e delle loro famiglie. La mostra fotografica è stata il frutto di un lungo percorso di condivisione e confidenza tra Manuela Podda e altre donne, accomunate dal fatto di ...

Vanessa regina del Limbo

Ricordate I Reietti dell'Assurdo ? Hanno già stupito il pubblico al castello di Padernello, con Sam(I)el : la storia del primo arcangelo ribelle .   Questa saga è continuata per il decimo anniversario del Laboratorio dell'assurdo. Stavolta, la scena è stata quella del Teatro Parrocchiale di Borgo San Giacomo (BS). IL 24 febbraio 2024, i nostri Reietti preferiti hanno rappresentato Vanessa regina del Limbo. Il testo era una loro produzione originale, come sempre. La regia era di Nicola Fasanini , con l'aiuto di Herbert Brunelli. Del trucco si sono occupate Charlotte Mattini e Irene Schena. In scena, come sempre, hanno recitato i giovani Laura Fumasi, Giacomo Micheli, Lorenzo Schena, Jacopo Albertini, Elisa Fumasi, Manuele Pedretti, Francesco Santi, Michele Traversari e Silvia Traversari. La storia, ovviamente, aveva luogo nel Limbo : la parte dell'aldilà cristiano che, un tempo, si riteneva destinata ai virtuosi non battezzati, in particolare ai bambini morti prima ...

Elena Ungari pubblica “Il sole beffardo”

Se avete voglia di leggere qualcosa di nuovo, potete optare per l’ultimo romanzo di un’autrice manerbiese. Elena Ungari , nata nel 1967, lavora come traduttrice per l’Università Cattolica di Brescia. In questo stesso ateneo, si è laureata in Lingue e Letterature Straniere nel 1991, dopodiché è diventata docente di Lingua inglese alla Facoltà di Lingue della medesima università. Nel 2006, ha conseguito il PhD (ossia il dottorato) all’Università di Lampeter, in Galles. Ha pubblicato diversi articoli accademici e un libro sulla letteratura postcoloniale australiana. Ha collaborato con “Il Giornale di Brescia” per le pagine di cultura, cronaca ed economia dal 1992 al 2006. Dal 2011 al 2020, ha presieduto la LUM, la Libera Università di Manerbio . Il suo racconto breve Cara mamma (2019) ha ricevuto una menzione particolare a un concorso indetto dalla Croce Bianca di Brescia. Nel 2021, per i tipi del Gruppo Albatros Il Filo, ha pubblicato il suo primo romanzo, All’ombra dell’oleandro rosa ...

The Others: il buio tra la vita e la morte

Volete un film dell'orrore che non sia stato girato millenni avanti Cristo e che non sia paccottiglia? Effettivamente, esiste. È stato girato nel 2001 da Alejandro Amenábar - e questo già spiega la qualità. Stiamo parlando di The Others . Il livello della trama e dei personaggi farebbe pensare a un film tratto da un romanzo. Non è così, ma qualcuno ha notato una somiglianza col racconto Il giro di vite (1898) di Henry James. Anche qui si parla di una donna alle prese con due bambini e con un'apparente infestazione spiritica.  Fonte: Mymovies.it Grace Stewart (Nicole Kidman) è una giovane madre inglese che sta vedendo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Dopo che il marito (Christopher Eccleston) è andato a combattere, è rimasta sola coi due bambini, Anne (Alakina Mann) e Nicholas (James Bentley). I piccoli (sembra) soffrono di una malattia a cui non è stata trovata cura o spiegazione: sono fotosensibili. La luce del sole sarebbe fatale per loro. Cosicché Grace deve essere ...

Scriìt sö l’acqua

  Quand saró sóta ‘na préda cói fiùr, chèl che ‘l ga sarà ‘nsìma ‘l sarà mìa ‘l mé nòm.   ‘L mé nòm, come ön udùr dè matìna e dè póm, come i l’a troàt prìma   che mé ghìes dè fà töta chèsta comédia sö ‘na tèra che l’è sènsa memórie,  l’è scundìt dè l’aria ‘n dè le sò stórie, l’è scriìt sö l’acqua che a la mórt remédia. Traduzione: " Scritto sull’acqua". Quando sarò sotto una pietra accompagnata da fiori,/quello che ci sarà sopra/non sarà il mio nome.//Il mio nome, come un odore/di mattina e di mele,/come l’han trovato prima/che dovessi fare tutta questa commedia/su una terra che è senza memorie,//è nascosto dall’aria nelle sue storie,/è scritto sull’acqua che alla morte rimedia.” Premio speciale "Memo Bortolozzi" , 11^ edizione del premio di poesia dialettale bergamasca e bresciana "L'acqua èn vèrs" bandito dall' Associazione Palcogiovani , bando speciale 2023 - edizione bresciana.

Guardare "Titanic" ventisei anni dopo

Sarà per il recente naufragio del sottomarino Titan , che andava appunto a visitare il celebre relitto; sarà perché più volte ho meditato di rivedermi per intero e consapevolmente questo film cult, uscito quando io frequentavo ancora le scuole elementari… Comunque, ho guardato per intero Titanic (1997; regia di James Cameron) all’età di trentatré anni, quasi trentaquattro. Ventisei anni dopo la sua uscita.              Questo, ovviamente, ha inciso notevolmente sulla prospettiva con cui ne ho fruito. All’epoca, non avrei avuto gli strumenti per apprezzare fino in fondo questo capolavoro dal grande impatto cinematografico e che riunisce diversi generi apparentemente opposti fra loro (storico, sentimentale, epico, catastrofico, persino realistico-sociale per certi versi). Non ho avuto la distrazione della “Di-Caprio-mania” dilagante all’epoca (a proposito, Leo: ti chiedo scusa per aver capito solo dopo decenni che Signor Attor...

"L'Uomo dal Fiore in Bocca": parla la Donna Vestita di Nero

Il 24 marzo 2023, al Teatro Politeama di Manerbio, è andata in scena una rappresentazione alquanto insolita de L'uomo dal fiore in bocca , un atto unico che Luigi Pirandello compose nel 1923. L'autore lo scrisse in forma di dialogo tra l'Avventore di un caffè e l'Uomo dal Fiore in Bocca, per l'appunto. Sembrerebbe uno di quegli incontri casuali che servono solo a ingannare il tempo; invece, esso finisce per affrontare una delle massime verità esistenziali: la morte. Perché "il fiore in bocca" è un epitelioma che non lascerà scampo al protagonista.  Come avviene solitamente nei drammi pirandelliani, i personaggi sono ridotti a maschere . Qualcosa li ha fissati per sempre in una sola forma. Questo qualcosa è ciò che ferma e fissa per definizione: la morte , appunto. A Manerbio, il dialogo è divenuto un monologo , nell’adattamento operato dallo stesso regista, Francesco Zecca. Il disegno delle luci era di Alberto Tizzone; delle scene, si erano occupate l...

"The Menu": il gusto della vita e della morte

Gli chef maneggiano la materia stessa della vita e della morte, come fa Dio. Margot (Anya Taylor-Joy). Fonte: Wikipedia Con questa semplice frase, il buongustaio fanatico Tyler (Nicholas Hoult) spiega all'accompagnatrice Margot (Anya Taylor-Joy) l'origine della propria ossessione per la cucina stellata. Il ristorante in cui è ambientato The Menu (2022; regia di Mark Mylod) si regge infatti proprio su una sorta di tensione religiosa : il culto della delizia e dello chef-guru, Julian Slowik (Ralph Fiennes). A sottolineare la connotazione monastica del luogo, esso è stato posto su un'isola . I dipendenti dormono nella stessa stanza e la loro vita (dalle prime luci del mattino fino a tarda sera) è scandita dalle incombenze che permettono al ristorante di mantenere la sua elevatissima qualità. Cosa li sostiene? "Il desiderio di fare squisitezze" afferma Elsa (Hong Chau), la più devota seguace-dipendente di Slowik. E quest'ultimo ha invero un'aura sacrale: dall...

Il vero vuoto dei nostri tempi

  E... sì: dagli anni Ottanta in poi , siamo stati invasi da prodotti culturali "pop" di scarsa qualità. Abbiamo visto il cinema popolare farsi cinepanettone , la televisione proporre come "realtà quotidiana" l'artificialità di certi talk show e di certi reality. Abbiamo visto la cafonaggine e l'esibizionismo del nulla diventare la norma.  Però... Non è questo il genere peggiore di  hollow men che i due decenni appena trascorsi hanno prodotto.  L'idiozia scientemente diffusa (intesa come vuoto di contenuti spacciato per leggerezza, volgarità gabellata come popolarità) è un male, certo. Ma non è impossibile da sconfiggere, finché rimangono persone curiose e appassionate, in grado di proporre alternative... persone vive. Da temere sono i morti che cercano di impedire a questi vivi di vivere .  Da quando si è verificata "l'epidemia del vuoto" in Italia, si è accentuato il divario fra la cultura popolare e quella cosiddetta "alta", ...

Un manerbiese alla 100 Km del Passatore

Si dice che l’importante, nella vita, sia importante “non smettere di andare avanti”. Il manerbiese Manuel Corbellini ha preso questa massima alla lettera e l’ha fatto a passo di corsa. Nel 2008, si è rotto i legamenti del ginocchio: questo l’ha costretto ad abbandonare il calcio. Non volendosi dare per vinto, ha cambiato sport e si è dato al podismo. Dapprima, si è cimentato sui percorsi da 10 km; poi è passato alle mezze maratone nelle zone di Cremona, Brescia e Milano.              La sua prima maratona è arrivata nel 2010 ; ne sono ovviamente seguite altre (Roma, Milano), in cui ha conseguito un record personale di tre ore, ventisei minuti e ventisei secondi. L’anno scorso, ha corso in solitaria sulle montagne nella zona del lago d’Idro ed è arrivato fino al passo del Maniva. Il divertimento, la passione e la soddisfazione l’hanno portato a scegliere un obiettivo ancora più ambizioso: partecipare alla maratona da 100 km ...

La squallida carnevalata della "normalità"

Non c'è gente più vuota, inaffidabile ed istrionica di chi ha il culto della normalità. Non c'è un solo dettaglio della sua vita che non sia studiato in funzione dello sguardo altrui, sulla base di stilemi dettati (più o meno subliminalmente) dall'ambiente circostante.  Si tratta di una curiosa mascherata alla rovescia, basata sul nascondere e l'appiattire il più possibile. Cosicché non c'è neppure un aspetto goliardico, brillante o gioioso in essa. È tutto un rincorrere il grigio a ogni costo. Guai se i vicini avessero qualcosa di sfizioso da vedere in te. Guai se ti trovassero insolito, originale o anche solo distinto. Perché sei una "persona normale", tu. Non deve essere possibile farti altri complimenti se non quelli sul quanto sei "regolare", "a posto", "tranquillo"... inesistente.  Un fantasma. Un essere già morto. E, come tutti i fantasmi, la "persona normale" detesta i vivi per invidia. In cuor suo, vorrebbe ...

Le interviste poetiche di Vincenzo Calò: Antonio Spagnuolo...

  Benvenuto Antonio, che onore intervistarti! Ma come può tornare alla ribalta la Poesia in tempo di Covid-19 ?  Grazie a te per questo simpatico intervento culturale. Mi stuzzica sempre un confronto in nome della poesia. Bene! Gli arresti domiciliari causati dal Covid-19 credo siano stati positivi sotto molteplici aspetti, vuoi perché costretti a un fermo totale delle attività urbane manifestamente dannose all’ambiente, vuoi perché costretti a centellinare il “tempo” da consumare tra le quattro mura domestiche. Io personalmente ho scritto moltissimo, tra prefazioni a volumi di giovani autori, recensioni varie, interventi critici, con una frequenza mai avuta in passato.   In questi tempi duri la Poesia, già bistrattata dai più, spero possa essere recepita come messaggio culturale “alto”, bisognosa come è di un pubblico attento, ma principalmente preparato per il ritmo del verso. Se i cantautori conquistano spazi e pubblico con le loro scimmiottesche versioni, perché il ...