E se il principe Amleto fosse stato un forte guerriero, anziché un malinconico studente? E se la sua storia si fosse svolta in Islanda? 
Immagine da Cinematographe.it
Il regista è Robert Eggers, che ultimamente ha fatto parlare di sé col suo Nosferatu (2024). Anche qui ritroviamo le atmosfere tenebrose, la fusione tra umano e bestiale/demoniaco, i legami familiari tossici e l'amore che prova a salvare... ma può solo fino a un certo punto.
Menzione speciale per la colonna sonora, che evoca appieno il fascino e le sonorità del mondo norreno.
The Northman: la trama
Il piccolo Amleth (Oscar Novak) è figlio del re Aurvandill "Corvo di Guerra" (Ethan Hawke) e della regina Gudrún (Nicole Kidman). Lo zio paterno Fjölnir, detto "il Senza-Fratello" (Claes Bang) tende un agguato ad Aurvandill e lo uccide, sottraendogli il regno e la moglie. Anche Amleth era obiettivo dell'attentato, ma è riuscito a fuggire. Cresce con l'unico obiettivo di vendicare il padre e salvare la madre. Una volta adulto (Alexander Skarsgård), partecipa alle razzie dei Normanni nell'attuale Russia. Scopre che parte degli schiavi catturati sono destinati a Fjölnir: ha perso il regno e ora vive in Islanda come pastore. Amleth si finge quindi uno schiavo per raggiungerlo. Con lui, c'è anche una giovane donna slava, Olga (Anya Taylor-Joy): è una strega ed è disposta ad affiancarlo nella sua vendetta. Una serie di profezie spettrali incoraggia Amleth, ma gli giunge anche un avvertimento:
Cosa farai, quando dovrai scegliere fra l'amore per la tua famiglia e l'odio per i tuoi nemici?
Amleth e Amleto
Nessuno pretende di paragonare Robert Eggers a William Shakespeare, ci mancherebbe. Ma entrambi sono riusciti a creare versioni del principe danese diverse e affascinanti nella propria autonomia. Amleto è l'eroe moderno che dubita e che lotta soprattutto contro la disgregazione della propria personalità. Chiuso in quel castello di falsità che è Elsinore, non può più credere alle parole e alla moralità di alcuno, soprattutto quelle delle persone che credeva di conoscere. Si finge pazzo per mettere alla prova i sospetti, ma probabilmente sta impazzendo davvero. Chi ha perso la fede nei propri cari finisce per perdere se stesso.
E Amleth? A prima vista, sembra più forte del personaggio shakespeariano. È un combattente, un perfetto eroe da saga che sa affrontare tanto il naturale quanto il soprannaturale. È un viaggiatore, non sta rinchiuso nel proprio castello. Dimostra una costanza incredibile nel mantenere il proprio unico proposito di vita. Ricordiamo poi che la sua vendetta s'inscrive nel sistema giuridico della faida, tipico delle popolazioni germaniche altomedievali. Non ha quindi i dubbi etici di Amleto nel ricorrere al sangue.
Eppure, forse non è così tutto d'un pezzo come sembrerebbe. Amore per la famiglia e odio per i nemici: questa scelta, all'inizio così semplice, si complica quando Amleth vede crollare la fiaba del suo passato infantile. Nemmeno lui conosceva realmente i propri cari. Più gli eroi vendicatori cercano la giustizia, più si vedono presi in giro dal destino. Non a caso, tanto Amleto quanto Amleth devono confrontarsi con la figura di un buffone: un buffone morto (Willem Dafoe), per l'esattezza. Di lui rimane il cranio, sede della follia e della saggezza insieme.
Entrambi i principi hanno bisogno di fingere e pazientare, per compiere i propri propositi. L'impostura è fondamentale, in un nido di serpi. Poco importa se le serpi sono pastori islandesi o cortigiani danesi: forse, questa è una legge che vale in troppi contesti sociali.
Il soprannaturale invade le esistenze di entrambi. Per Amleto, esso è fonte di ulteriori incertezze, un margine di confusione fra reale e irreale. Per Amleth, è parte della natura delle cose: i Normanni vivevano tranquillamente al fianco degli dei e degli spiriti, nel loro orizzonte ideale.
The Northman: la scelta del vendicatore
Per chi conosce un poco la trama di Amleto, non è difficile indovinare che anche The Northman avrà un finale tragico. Amleth, nella sua risolutezza, è votato all'autodistruzione. Vive e ama in un mondo fatto di violenza e destino: che lieto fine ci si può aspettare? Eppure, un margine di scelta c'è. Potrebbe dimenticare un passato che si è rivelato fasullo, oppure assicurare un futuro a coloro che gli stanno a cuore. Potrebbe scegliere tra amore per la famiglia e odio per i nemici, come gli è stato detto... o sceglierli entrambi. Le carte del destino possono anche essere cambiate in tavola.
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