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Quel modo di diventare donne

Saffo di Mitilene (prima metà del VI sec. a.C) –per impiegare un’espressione di Simone Beta- è uno di quei fantasmi i cui echi ci fanno intravedere la cosiddetta “lirica arcaica greca”. Lesbo , l’isola su cui sorgeva la sua città natale, è vicina alle coste dell’Anatolia. Quella della poetessa è dunque una grecità lontana dalla Grecia peninsulare, che ci ha consegnato gran parte della letteratura e della filosofia studiate nei licei. Il nome di Saffo e della “sua” isola sono diventati celeberrimi, però, per aver fornito la radice alla terminologia dell’eros fra donne . Non a caso la figura della poetessa è stata controversa soprattutto riguardo alla sua sessualità. Già il teatro comico del V sec. a. C. la dipingeva come ninfomane. La sua leggenda –raccolta da poeti come Giacomo Leopardi e Charles Baudelaire- la vuole anche amante infelice del barcaiolo Faone; per dimenticare le proprie sofferenze passionali, si sarebbe gettata nel mar Ionio dalla rupe di Leucade. Simone Beta ...

Maledetto amore

Non tutti sanno che I Fiori del Male avrebbero dovuto intitolarsi, in un primo momento, Le Lesbiche. Charles Baudelaire annunciò questo titolo provvisorio dall’ottobre 1845 al gennaio 1847. La denominazione aveva un carattere provocatorio. Ch. Baudelaire pensava a un pubblico borghese, quello che dettava (e detta tuttora?) la morale diffusa.  Il titolo fu accantonato a favore d’altre ipotesi, via via suggerite dalle nuove impostazioni che il poeta intendeva dare al lavoro. Anche la raccolta andava ampliandosi e articolandosi. L’edizione de I Fiori del Male pubblicata nel 1861, comunque, conteneva un componimento eloquente: “Donne dannate” (CXI). “Dannate”, s’intende, agli occhi di quel mondo “perbene” a cui Ch. Baudelaire indirizzava le proprie provocazioni. Le lesbiche, in questo senso, erano simili al poeta : “O vergini, o demoni, o mostri, o martiri,/Della realtà grandi spiriti sprezzanti,/cercatrici d’infinito, devote e satire,/Talor piene di gridi, talor piene di piant...

Lesbo

“Madre dei giochi latini e delle voluttà greche, Lesbo, dove i baci, languidi o gioiosi, Caldi come soli, freschi come angurie, Son l'ornamento delle notti e dei giorni gloriosi; Madre dei giochi latini e delle voluttà greche, Lesbo, dove i baci son come le cascate Che si gettan senza paura negli abissi senza fondo,     E corron, singhiozzanti e chioccianti a sussulti,  Turbinose e segrete, brulicanti e profonde;   Lesbo, dove i baci son come le cascate! Lesbo, dove le Frini s’attraggon l’un l’altra, Dove mai un sospir restò senz’eco, Al par di Pafo le stelle t’ammirano, E Venere a buon diritto può esser gelosa di Saffo! Lesbo, dove le Frini s’attraggon l’un l’altra,   Lesbo, terra delle notti languide e calde, Che fan sì ch’ai loro specchi, steril voluttà! Le fanciulle dagli occhi infossati, innamorate dei propri corpi, Accarezzino i frutti maturi del loro nubilato; Lesbo, terra delle notti languide e...