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Jennifer Radulović e il ritratto di Dorian Gray

La dottoressa Jennifer Radulović , storica e divulgatrice, è un'ospite consueta su queste pagine . Di recente, ha dato alle stampe il suo romanzo La Foresta degli Alberi Ritorti (Mursia, 2024) , di genere weird. Ma è di un'altra storia tenebrosa e inquietante che si è occupata il 25 gennaio 2025: il celeberrimo Ritratto di Dorian Gray (1890) di Oscar Wilde.    La lezione-spettacolo ha avuto luogo al Teatro Sant'Afra di Brescia , città che si è dimostrata affezionata alle serate della dott.ssa Radulović.  Chiunque conosce le linee maggiori della trama: un giovane dall'aspetto angelico ( Dorian , ovvero "dorico", rimando all'ideale greco di bellezza armoniosa) si lascia ritrarre dall'amico pittore Basil, che è infatuato di lui. Lord Henry, un loro comune frequentatore, è colpito dall'innocenza rara di Dorian e decide di insegnargli la malizia del mondo .  A questo punto, è evidente l'importanza della contestualizzazione storica della vicenda. ...

Giornata della memoria: fotografare la banalità del male

Per la Giornata della Memoria (27 gennaio) 2018, l’I.I.S. “B. Pascal” di Manerbio ha allestito una mostra fotografica in Aula Magna. Gli scatti sono rimasti esposti dal 22 al 27 gennaio. Erano accompagnati da una locandina che così recitava: “Reportage fotografico 1993 nei luoghi della bestialità. 1933-1945. Fotografie attuali 1987-1993 di Cesare Mor Stabilini .” I testi che accompagnavano le scene erano invece attribuiti a Giuseppe Barbieri.  Dal reportage fotografico di Cesare Mor Stabilini per la Giornata della Memoria 2018 (Manerbio, BS)             Le figure in bianco e nero rappresentavano immagini tristemente note: gli ingressi dei campi di sterminio nazisti, con cieli bianchi, alberi spogli, grandi cancelli, rotaie; forni crematori; torrette; fili spinati; i prigionieri ridotti pelle e ossa, o già cadaveri ammassati. Altrove, invece, si aprivano gli occhi di vittime vive (quelli di una ragazza aggredita, o di ba...

La stagione delle fiabe, per giocare con la paura

Marco Di Giaimo e Giuseppe Bono con il loro Nachzehrer. Anche nel 2017, Manerbio è arrivata all’appuntamento con l a Notte delle Fiabe : una serata in cui i personaggi amati nell’infanzia prendono vita per le strade. I principali organizzatori sono il Comune e l’Associazione Amici della Biblioteca di Manerbio. Quest’anno, però, non ha visto solo una notte, ma “La stagione delle fiabe” . L’evento, infatti, è stato preceduto da tre incontri uniti da un filo inaspettato: la paura . L’orrore è infatti un ingrediente indispensabile di ogni fiaba. Specialmente nel Bresciano,  i non-più-giovani ricordano infanzie costellate da racconti spaventosi, volti a distrarre e tener quieti i bambini, oltre che a trascorrere le veglie nelle stalle. Le serate si tenevano nel giardino del palazzo municipale; per l’occasione, i sotterranei di quest’ultimo sono stati aperti al pubblico, alla luce dei lumini.              “La stagione de...

Bisognerà imparare ad essere felice

"In seguito bisognerà imparare ad essere felice. Un tempo conoscevo la felicità per istinto o almeno, credevo di conoscerla. C'era sempre la primavera, nel mio cuore, una volta! Mi occorreva la gioia ed ero nato per essa. Sino all'estremo limite io riempivo la mia vita di piacere, come si colma sino all'orlo una coppa di vino. Adesso è da un punto di partenza del tutto nuovo che mi accosto alla vita, ed anche il concepire la felicità mi riesce, spesso, difficile. Mi ricordo, durante il mio primo semestre a Oxford, di aver letto nel Rinascimento di Walter Pater – un libro che ebbe sulla mia vita una così strana influenza! – che Dante pone nel profondo Inferno coloro che vivono spontaneamente nella tristezza. Andai subito in biblioteca e cercai quel passo della Divina Commedia, là dove è detto che al disotto della sinistra palude giacciono quelli che furono «tristi nella dolcezza dell'aria» ripetendo  Tristi fummo  Nell'aer dolce che dal sol s'allegr...

Morire di bellezza

Lui si chiama Dorian: ovvero, “dorico”. Fin dal nome, rimanda all’universo estetico greco, quello che ha esaltato –fra l’altro- la bellezza efebica.              Il ritratto di Dorian Gray (1891) è l’unico romanzo lasciatoci da Oscar Wilde (1854 – 1900): autore bensì prolifico, ma di racconti, poesie, pièces teatrali. Non amava la narrativa di ampio respiro. Anche Il ritratto di Dorian Gray fu composto per inserzione successiva di capitoli, necessaria a raggiungere la lunghezza voluta dall’editore. Il risultato, però, non è meno apprezzabile per questo. Esso è descrivibile con un’espressione impiegata da Lord Henry Wotton nel romanzo medesimo: “piacevole come un tappeto persiano e altrettanto irreale” (cap. 3).             La narrazione si apre nello studio del pittore Basil Hallward, un moderno sileno rozzo d’aspetto e colmo di bellezza nell’anima. Buona parte di q...

L'Amico (che si crede) Intelligente

L’Amico (che si crede) Intelligente – d’ora in poi, A.I. –  è una figura sociale che funesta la vita odierna e che può ben esser considerato una filiazione della "donna Prassede" .             L’A.I. è quello che trova sempre il tuo cellulare di modello superato, la tua città troppo provinciale e la tua carta igienica troppo ruvida.             L’A.I. è quello che, quando ti visita a casa tua, ha sempre osservazioni da fare sulla tinteggiatura delle pareti, sulle abitudini dei coinquilini, sul tuo stile di cucina.             È quello che, di punto in bianco, salta fuori a dirti: «Quante lentiggini! Hai mai pensato di usare il fondotinta? »; «Quanto mangi! Hai mai pensato che potresti ingrassare?» «Non sarebbe ora di tingerti i capelli?»; «Non sarebbe il caso di introdurre l’ananas marinato nella tua dieta?» ...

Quel certo non-so-che

Se c’è qualcuno in grado di spiegare a grandi e piccini la solitudine e la Sehnsucht dell’artista, quello è Tim Burton. Lo dimostra in Edward Mani di Forbice , ma ancor più –a mio avviso- in The Nightmare Before Christmas.             Il mondo del poeta –o, meglio, dell’attore di teatro- è quello della notte, in cui ogni illusione ed ombra assume concretezza. Ecco, dunque, che Burton piazza il suo artista-dandy nella Città di Halloween. L’atmosfera della festa, con la sua familiarità allo spettatore, lo catapulta senza sofisticherie nella sfera del lunare, del misterioso, dell’oscuro. Il tempo e il luogo della storia sono il non-tempo e il non-luogo degli archetipi, delle esperienze note all’Uomo in quanto tale, che consacra gli aspetti fondamentali del ciclo della vita nelle feste. Anche il suo lato più tetro (la morte, la paura) merita una consacrazione –che è appunto quella residua nella festa di Halloween.   ...