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Visualizzazione dei post con l'etichetta bellezza

Tempo di Natale nell’arte a Manerbio

Cuore sacro La serie di mostre “In Essere 3 – Desiderio di bellezza” prosegue felicemente al Bar Borgomella di Manerbio . Non avrebbe potuto mancare l’esposizione collettiva dedicata al Natale , un periodo dell’anno in cui il suddetto “desiderio di bellezza” si fa particolarmente intenso. Dal 17 dicembre 2023 al 20 gennaio 2024, i manerbiesi hanno l’occasione di ammirare le opere di diversi artisti locali sul tema. Degno di nota è il contributo anonimo di svariati amici e ammiratori dell’iniziativa: stendardi realizzati con i loro lavoretti in tela dorata. Questa era l’opera collettiva “Cuore Sacro” . A forma di cuore è anche il dipinto di Zefirino Buono intitolato “Il bacio”: due volti si uniscono a formare proprio il suddetto cuore. Una Madonna col Bambino è invece la “Madre della tenerezza” raffigurata da Luciano Baiguera , ideatore e organizzatore di “In Essere”. Spartana in apparenza è “Vengo per te” di Alessandra Comaroli : un collage di garza e foglia d’oro. Allude all’impagabi...

Per amor dell'arte: il lato oscuro della Grande Bellezza

In questi giorni, sono state tenute discussioni e polemiche sull'arte, in nome d'una sola statua (sì, lei...  che ve lo dico a fare?) . A prescindere dal fatto che essa meriti o no tanta attenzione, alcuni risvolti vanno ben al di là dell'attualità immediata.  J. E. Millais, Ophelia, 1851-2 Le diatribe sull'arte, sul rapporto fra estetica e contenuti sono antiche quanto l'arte medesima. Già Platone , nello Ione e nella Repubblica, trattò del rapporto fra l'educazione dei cittadini e arti come la poesia e la musica. Se, da una parte, censurò tutto quanto portava a un'eccitazione emotiva incontrollata e fine a se stessa, dall'altra dovette riconoscere il ruolo irrinunciabile del bello, nella pòlis ideale. Del resto (ponderò lo stesso Platone), come spingere i cittadini alla virtù, se non imfiammandoli col desiderio della sua bellezza? L'Eros , in fin dei conti, è motore di tutte le cose. Lo è a tal punto che non ha bisogno nemmeno di fini o giustificaz...

Il cielo di nessuno

Se mi fosse dato, o Leuconòe, di posare sul fiore dei tuoi occhi baci leggeri come la rugiada, i mille e cento baci di Catullo non potrebber saziare la mia sete, neppur se la lor pioggia fosse piena come l’umore generoso che apre ai mortali l’ampio seno del cielo. Infatti, i tuoi occhi son grani d’uva oscuri della dolcezza di Bacco; da loro stillano perle di gioia che fan rosso di sé il mio cuore cavo. Lascia cadere una goccia del tuo animo sui petali schiusi delle mie labbra; le vedrai fiorire di canti azzurri come il mar che culla il capo d’Orfeo fino all’isola sbocciata di lire, per fare d’essa il cielo di nessuno dove s’incontran gli echi senza verbo. Compresa in: AA.VV., XXX, Villasanta (MB) 2016, Limina Mentis, p. 34.

Morire di bellezza

Lui si chiama Dorian: ovvero, “dorico”. Fin dal nome, rimanda all’universo estetico greco, quello che ha esaltato –fra l’altro- la bellezza efebica.              Il ritratto di Dorian Gray (1891) è l’unico romanzo lasciatoci da Oscar Wilde (1854 – 1900): autore bensì prolifico, ma di racconti, poesie, pièces teatrali. Non amava la narrativa di ampio respiro. Anche Il ritratto di Dorian Gray fu composto per inserzione successiva di capitoli, necessaria a raggiungere la lunghezza voluta dall’editore. Il risultato, però, non è meno apprezzabile per questo. Esso è descrivibile con un’espressione impiegata da Lord Henry Wotton nel romanzo medesimo: “piacevole come un tappeto persiano e altrettanto irreale” (cap. 3).             La narrazione si apre nello studio del pittore Basil Hallward, un moderno sileno rozzo d’aspetto e colmo di bellezza nell’anima. Buona parte di q...

Amor(t)e

“Al tocco di Pwyll il sacco si aprì come una bocca. Pwyll allungò una mano per aiutare l’uomo prigioniero, poi si ritrasse quando la testa d’oro di Gwawl emerse da quell’oscurità. Ancora una volta gli parve di vedere il viso bianco di Havgan, morente in riva al guado. Quell’amore che per ben due volte era stata quasi la rovina di Pwyll si riaccese dentro di lui. Ma poi Gwawl respinse la sua mano tesa ed egli incontrò quei tormentati occhi fiammeggianti, e capì che erano gli occhi di uno che non avrebbe mai potuto dare amore o amicizia. Perché nonostante la loro ira frustrata, erano freddi, di un freddo interiore vasto come il cielo e profondo come il mare; un’immensità priva di amore, piena di autocompiacimento, che nulla mai avrebbe potuto riscaldare. Per quell’uomo contrastare i  suoi desideri era l’unico peccato, ed era un peccato imperdonabile. […]              «[…] In verità solo la bellezza può nascere in questo m...

L'esteta

“Il mio estetismo è inscindibile dalla mia cultura. Perché mancare la mia cultura di un suo elemento anche se spurio, magari, e superfluo? Esso completa un tutto: e non ho scrupoli a dirlo perché proprio in questi ultimi anni mi son convinto che la povertà e l’arretratezza non sono affatto il male peggiore. Su questo ci eravamo tutti sbagliati. Le cose moderne introdotte dal capitalismo nello Yemen, oltre ad aver reso gli yemeniti fisicamente dei pagliacci, li hanno resi anche molto più infelici. L’Imam (il re cacciato) era orrendo, ma il consumismo micragnoso che l’ha sostituito non lo è di meno.              Ciò mi dà il diritto a non vergognarmi del mio «sentimento del bello». Un uomo di cultura, caro il mio Gennariello, non può essere che estremamente anticipato o estremamente ritardato (o magari tutte e due le cose insieme, com’è il mio caso). Quindi è lui che va ascoltato: perché nella sua attualità, nel suo farsi i...

Maledetto amore

Non tutti sanno che I Fiori del Male avrebbero dovuto intitolarsi, in un primo momento, Le Lesbiche. Charles Baudelaire annunciò questo titolo provvisorio dall’ottobre 1845 al gennaio 1847. La denominazione aveva un carattere provocatorio. Ch. Baudelaire pensava a un pubblico borghese, quello che dettava (e detta tuttora?) la morale diffusa.  Il titolo fu accantonato a favore d’altre ipotesi, via via suggerite dalle nuove impostazioni che il poeta intendeva dare al lavoro. Anche la raccolta andava ampliandosi e articolandosi. L’edizione de I Fiori del Male pubblicata nel 1861, comunque, conteneva un componimento eloquente: “Donne dannate” (CXI). “Dannate”, s’intende, agli occhi di quel mondo “perbene” a cui Ch. Baudelaire indirizzava le proprie provocazioni. Le lesbiche, in questo senso, erano simili al poeta : “O vergini, o demoni, o mostri, o martiri,/Della realtà grandi spiriti sprezzanti,/cercatrici d’infinito, devote e satire,/Talor piene di gridi, talor piene di piant...

Amor sacro e amor profano, ovvero Diventa quel che sei

Lì per lì, mi ha lasciato a bocca arida. Avevo il fresco ricordo del Ring des Nibelungen, del suo lussureggiante vitalismo. Mi mancavano i riflessi dorati del Reno, ascoltando il  Parsifal (1877-1882).             Quella del mio DVD era la rappresentazione portata in scena a Berlino, Staatsoper unter den Linden, nel 1992. La Staatskapelle Berlin era diretta da Daniel Barenboim. Richard Wagner non è il mio preferito tra i compositori, ma mi ha attratto più volte. Forse, perché i suoi libretti sono curati quanto le sue musiche. Forse, per via delle sue famose “forme aperte”, che mi affascinano più delle meccaniche ariette italiane (chiedo perdono a San… Remo).             Al Parsifal è stato dedicato il n° 63 (maggio/giugno 2013) del bimestrale Classic Opera . Quirino Principe, nell’opuscolo accompagnatorio del DVD, pone come fonte dell’opera il poema Parzival ...

Una scandalosa bellezza

Per Erri De Luca, la bellezza è forza compressa: come quella che ha dato origine al golfo di Napoli, frutto di eruzioni e terremoti. E la grazia “non è un’andatura attraente, non è il portamento elevato di certe nostre donne bene in mostra. È la forza sovrumana di affrontare il mondo da soli senza sforzo, sfidarlo a duello tutto intero senza neanche spettinarsi.” (1)   In questo senso, le “sue” eroine bibliche sono “piene di grazia”.             La parola per “femmina” , in ebraico, è נְקֵבָה ( n ǝ qēvāh) : “incisione”. È la fessura da cui esce la vita. Nelle Scritture, l’uomo trasmette la legge e la memoria, ma in materia di vita è la donna a governare. Neppure Adamo, che diede il nome a tutte le creature, poté darne uno ai propri figli. Ciò spettò a Eva. E femminili sono le lettere ebraiche, cui la Torah è affidata. Per questo è viva ed emette germogli di generazione in generazione. “Miriàm, gli uomini sono bu...