Ha trascorso circa duemila sere all'opera e... no, non si è ancora stufato. Alberto Mattioli (Modena, 1969) è forse un unicum nel panorama giornalistico italiano. Non perché sia l'unico a parlare di opera lirica, ma perché è l'unico a farlo con tanta passione totalizzante e (allo stesso tempo) umorismo e leggerezza. Un vero toccasana, in una branca dello spettacolo troppo spesso segnata da conservatorismo becero e persino cattiveria, in certo pubblico. Questo, nel linguaggio di Mattioli, è il pubblico delle "care salme" o (in una versione più gentile) dei "semifreddi". Il riferimento necrofilo, comunque, non cambia. Quello del giornalista è un avvertimento: il teatro, per esistere, deve essere vivo . Per quanto si possa avere nostalgia di vecchie glorie come Franco Zeffirelli, Maria Callas o Luchino Visconti, the show must go on . Anche l'opera lirica deve trovare modi per parlare al pubblico attuale. Non può essere messa in un museo. Non può ignorar...
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