Ci sono nomi che evocano inevitabilmente la nostalgia. Uno di questi è Lucio, condiviso dai grandi cantautori Dalla e Battisti. Da qui, è nata l'idea del concerto "80 nostalgia di Lucio: omaggio al genio di Dalla e Battisti". È stato realizzato con la partecipazione del gruppo vocale Symphonica Combo e dell'Orchestra Bassa Bresciana Insieme (O.B.B.I.). La voce solista era quella di Massimo Guerini; al pianoforte, c'era Davide Corini; dirigeva il maestro Francesco Andreoli. Il titolo dell'evento richiamava uno dei decenni resi indimenticabili dalle voci dei due cantautori.
A Manerbio, il concerto ha avuto
luogo nel cortile del Centro Culturale comunale, la sera del 16 luglio 2026.
Era presente il sindaco Paolo Vittorielli, che ha porto i suoi saluti istituzionali.
Il primo brano poteva essere
considerato una dedica a ciascuno dei presenti: "Anche per te" (1971)
di Lucio Battisti. È seguita un'altra dedica, romantica, ma riferibile pure
all'essenza stessa della musica: "Tu non mi basti mai" di Lucio Dalla
(1996).
Un sentimento così forte è
meraviglioso, ma Battisti ricorda che si può anche "Aver paura
d'innamorarsi troppo" (1978). Forse, a comprendere serenamente l'amore
sono solo "Le rondini" (1990) di Dalla. Gli umani sono ben più
complicati, come ha espresso il successivo testo di Battisti: "Io
vorrei... non
vorrei... ma se vuoi" (1972).
Dopo l'incertezza, è arrivato il
potere salvifico del sogno: "La casa in riva al mare" (1971) di
Dalla: storia di un carcerato che si libera con la fantasia, grazie alla vista
di una donna e di una dimora che può contemplare tutti i giorni dalla
finestrella.
Meno sognante, ma certamente
filosofica era "Prendila così" (1978) di Battisti: il tentativo di
vivere una rottura sentimentale senza clamori o inutili tragedie. C'era un
tocco di filosofia anche nella successiva "Cara" (1980), scritta da
Lucio Dalla proprio insieme a un filosofo, Stefano Bonaga. Un uomo anziano
s'innamora per caso di una ragazza e medita sulla distanza di prospettive che
li separa: lei è piena di vita, lui è prossimo a morire. La loro relazione
rimane un sogno irrealizzato, ma abbastanza forte da permettere all'uomo di
spiccare serenamente il volo verso l' "altro mondo". Cielo e ali sono
evocati anche da "Il mio canto libero" (1972), celeberrimo brano di
Battisti sul potere che ha l'amore di emanciparci da meschinità e pregiudizi.
La "Felicità" (1988) era dipinta da Lucio Dalla nella canzone
successiva. Tuttavia, un fondo di malinconia non manca mai nei testi dei due
cantautori ed è emerso con forza in "Io vivrò (senza te)" (1968) di
Battisti.
La musica, però, non serve solo a
piangere. Permette anche di cogliere il meraviglioso nel quotidiano, com'è
successo a Dalla nei vicoli di Roma: "La sera dei miracoli" (1980).
Altrettanto indimenticabili erano le "Emozioni" (1970) di Battisti.
Frutto di una collaborazione fra
Dalla e Ron era "Chissà se lo sai" (1986), una timida confessione
d'amore. A sorpresa, il pubblico è stato coinvolto nell'esecuzione di "E
penso a te" (1970), uno dei più famosi pezzi di Battisti. Il saluto dolce
e malinconico che ha chiuso la serata è stato però "Piazza Grande"
(1972) di Dalla: i pensieri di qualcuno che ha scelto di adottare come famiglia
il mondo intero, come spesso fanno gli artisti.
Pubblicato su Paese Mio
Manerbio, N. 230 (agosto 2026), p. 6.
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