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La donna del trono

"Dalla strada ti hanno salvato mettendoti su un trono. Forse fu fatto per pietà, forse per errore o forse per amore. Oggi che per tua fortuna non devi più guardare dal basso verso l'alto ma puoi guardare dall'alto verso il basso, il tuo cuore è pieno di sé, di invidia, di odio e guardi tutti con disprezzo e gelosia, anche coloro che il trono ti diedero. Nella tua mente non c'è ombra di ricordo del tuo passato. Nel tuo presente non c'è ombra di umiltà, di umanità. Forse quel trono immeritato, dove ora siedi, ti ha fatto pensare che tutto ti sia dovuto, che tutto ti appartenga, senza nulla dovere. Ricordati però che la vita scorre e non le importa se sei seduta su un trono. Lei forse ora ti scruta dal basso verso l'alto, osservando la tua ignoranza che è ancora più sconfinata della tua arroganza. E quando questa, un giorno, ti guarderà dall'alto verso il basso il tuo futuro sarà schiacciato sarà allora che il tuo...

Invidia e pregiudizio

Le croste delle pizze si accumulano lentamente al bordo dei piatti - tre, uno per ciascuno dei commensali a quella piccola tavola. Una coppia di sessantenni e una ragazza che ha poco più di vent’anni. La televisione è accesa, nella pizzeria-ristorante; i camerieri vanno e vengono dall’altra sala, dove è allestito il buffet d’antipasti.             «Dunque, non vai più a leggere il Vangelo in chiesa?» domanda la signora alla ragazza. L’altra sorride: «Veramente, è sempre il sacerdote a leggere il Vangelo. Agli altri toccano le letture, il salmo e la preghiera dei fedeli». Pausa. «Comunque, no. Ovviamente». O si è credenti, o non lo si è. A questo si riferisce l’ “ovvietà”.             «Sei scomunicata?» aggiunge la donna - ma con una mezza risata, stavolta. La giovane, però, non ride affatto. «Chi nega la fede in Dio è fuori dalla comunione cattolica» conferma. Altra ovv...

Un'iniziazione sentimentale

La prima cosa che mi vien da dire è che lo trovo un film intensamente maschile. Anche se si svolge sotto il segno d’un nome di donna,  Malèna (2000).             Regia e sceneggiatura di Giuseppe Tornatore, colonna sonora di Ennio Morricone e Monica Bellucci nel ruolo eponimo: tutto “nostrano”, insomma. Anche l’ambientazione è posta in un villaggio siciliano, di quelli che l’immaginario “settentrionale” ama dipingere come “arcaici”. Di sicuro, G. Tornatore ne fa un luogo di chiusura, aridità del cuore prima ancora che del pensiero: uno scoglio indurito in frustrazioni e desideri repressi. Quasi per contrappasso, qui è nata una sirena, il simbolo di tutto quel che il villaggio brama e rimuove: Malèna, appunto.             Con la sua cornice temporale (i primi anni ’40) e la presenza della “grande Storia”, verrebbe la tentazione di definirlo “neorealista”. M...

Chi la dice l'aspetti

“…. Pur se credessi alcun, dicendo male, tenerlo pe’ capegli e sbigottirlo o ritirarlo in parte, io lo ammunisco e dico a questo tale che sa dir male anch’egli, e come questa fu la sua prim’arte: e come, in ogni parte del mondo ove el sì suona, non istima persona, ancor che facci el sergieri a colui che può portar miglior mantel di lui. […] Far conto non si de’ delle parole, né stimar qualche mostro che non sa forse s’e’ si è vivo ancora…” NICCOLÒ MACHIAVELLI

Riflessione minima

L’invidia è il più terribile dei mali. Perché scaturisce dalla felicità. E dalla felicità non ci si può difendere, se non a prezzo di essere infelici.