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Visualizzazione dei post con l'etichetta idealismo

Bandiere

“Tutte le bandiere, anche le più nobili, le più pure, sono sozze di sangue e di merda. Quando guardi i vessilli gloriosi, esposti nei musei, nelle chiese, venerati come cimeli dinanzi a cui inginocchiarsi in nome degli ideali, dei sogni, non farti illusioni: quelle macchie brunastre non sono tracce di ruggine, sono residui di sangue, residui di merda, e più spesso merda che sangue. La merda dei vinti, la merda dei vincitori, la merda dei buoni, la merda dei cattivi, la merda degli eroi, la merda dell’uomo che è fatto di sangue e di merda. Dove c’è l’uno purtroppo c’è l’altra, l’uno ha bisogno dell’altra. Naturalmente molto dipende dalla misura del sangue versato, della merda schizzata: se il primo supera la seconda, si cantano inni e si innalzano monumenti; se la seconda supera il primo si grida allo scandalo e si celebrano riti propiziatorii. Ma stabilire la proporzione è impossibile, visto che il sangue e la merda col tempo assumono un uguale colore. E poi, in apparenza, la maggio...

Studentessa

Prenderò il mio tesoro e lo appenderò alle nuvole. Ne parlerà -forse- qualche Aristofane da trivio. Meglio essere Socrate che Meleto, dopotutto; meglio questo limbo di chi ha troppi inverni per lasciarsi vivere e troppo pochi per vivere; di chi non può ancor pagare l’ipoteca sulla vita a un creditore ubiquo, che ci odia perché consumiamo poco, senza produrre, né crepare. Carmina non dant panem e nemmeno circenses. Grazie al cielo. Ancora, cammino da straniera nella mia città. E dico alle brave persone dal cuore funesto: «È vivo solo chi ha un tesoro da appendere alle nuvole.» Compresa in: AA. VV., Tracce 3, Roma 2015, Pagine, p. 63.