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Visualizzazione dei post con l'etichetta filosofia

Fortissimamente Baini... Di Vincenzo Calò

  La Sinistra non può fare altro che…? Il suo vuoto è dovuto unicamente dalla difficoltà nel ricostituirsi fuori dal Parlamento?  La Sinistra sconta il dogmatismo che prima era comunista, oggi è radicale perché parte dall’equivoco di immaginarsi la gente come non è.   Il vecchio PCI almeno aveva una funzione educativa. La Sinistra non dovrebbe   fare altro che quello che fa Salvini: andare nelle periferie; ma, a differenza del leghista, non limitarsi ai selfie, cercando piuttosto di ascoltare LA GENTE COME E’ e lavorare duro per elevarla socialmente e culturalmente. Caro Fiorenzo, una figura come quella di Papa Francesco, passerà alla Storia stando al tuo modo di vedere le cose? Io ero e sono per Ratzinger che ha scontato solo il suo essere timido, ma Francesco e Ratzinger sono la stessa cosa. Francesco non è certo un eretico   anche se certi supercattolici lo ritengono tale. Ciò che non mi piace di Francesco è che non parla mai dell’Aldilà, che mi pare un...

Etica senza potere

“La società greca non ha mai posseduto forti apparati coercitivi di tipo politico, come lo Stato e la magistratura, né tanto meno apparati di condizionamento ideologico ed educativo, come la scuola di stato o una Chiesa unificata. Neppure esistono testi dotati di valore normativo universale, come un corpo legislativo unificato, o un Libro sacro, una Scrittura impositiva perché rivelata. Tutto ciò vale anche in larga misura, se pure in forme diverse, per la società romana, ad eccezione forse di quella tardo-imperiale. Lo Stato non interviene se non sporadicamente e con scarsa efficacia nelle questioni di regolamentazione morale (si possono citare ad esempio le leggi sulla famiglia, sulla condotta sessuale, o quelle contro il lusso); soprattutto, esso non dispone né dell’autorità, né degli strumenti di condizionamento educativo, che gli consentano di imporre le norme di condotta necessarie sia alla vita associata sia all’omogeneità morale dei suoi membri.     ...

Ha ragione Rousseau

Qualche tempo fa, un mio amico ha affermato che “Rousseau era in un certo senso anti illuminista”, perché riteneva che il popolo non avesse anima e soggettività politica.              Peccato che l’Illuminismo sia esattamente questo, come illustra anche David Van Reybrouck .             Quel clima culturale, quella costellazione di pensatori complessivamente ricordati come Lumières era l’espressione della borghesia benestante e colta, non certo di contadini e manodopera. La rivendicazione di spazi politici e peso decisionale negli affari pubblici riguardava chi era conscio di detenere competenze tecniche specialistiche, potere finanziario, iniziativa imprenditoriale e conoscenze filosofiche: quello che, oggi, designeremmo genericamente come “sapere accademico”.             Che fossero esuli o coccolati da mona...

Pietà

“Quanto più uno psicologo, - uno psicologo e uno svelatore d’anime nato e inevitabilmente tale - si rivolge a casi e persone particolari, tanto maggiore diventa il suo pericolo di soffocare per la pietà: egli ha bisogno più di un altro uomo di durezza e di serenità. La corruzione, la rovina degli uomini superiori, delle anime la cui formazione è più sconosciuta, è infatti la regola: è terribile avere sempre davanti agli occhi una simile regola. Il molteplice supplizio dello psicologo, che ha scoperto questo andare alla rovina, che ha scoperto una volta, per primo, e che torna quasi sempre a scoprire tutta l’interiore «incurabilità» dell’uomo superiore, l’eterno «troppo tardi» in ogni senso, attraverso tutta la storia, - potrà forse far sì che un giorno egli si rivolti con amarezza contro la sua propria sorte e tenti di distruggersi, - di andare alla rovina. Si osserverà quasi in ogni psicologo una tendenza rivelatrice e un piacere al rapporto con uomini comuni e bene ordinati: ciò t...

Dante, il tempo e l'eternità

John William Waterhouse, "Dante and Matilda" (1914-17 ca.) Finisce l’inverno, è alle porte la primavera. E la Libera Università di Manerbio ha pensato bene di segnalarlo con una conferenza a tema: “Dante, il tempo, le stagioni della vita e… l’eternità” (Teatro Civico “Memo Bortolozzi”, 25 febbraio 2016).             Il relatore  era il dott. Fabrizio Bonera, che non è un dantista, ma - nello zaino da alpinista - non dimentica mai una copia della “Divina Commedia”. È il suo personale omaggio al “più grande scalatore di tutti i tempi”: colui che è (idealmente) partito dall’abisso, per scalare la montagna del Purgatorio e ascendere al Paradiso. Il “virus” di Dante - come a molti altri - gli è stato trasmesso dalla scuola. La difficoltà di lettura è data dall’immensa cultura del poeta, che rende la “Commedia” densa di richiami non sempre immediati. Il tempo, in particolare, è scandito dall’astrologia medievale. Il tentativ...

Noli me tangere

“Esiste un istinto del rango, che più di ogni altra cosa è già segno di un rango elevato ; esiste un piacere alle nuances della venerazione che lascia indovinare l’origine e il costume aristocratico. La raffinatezza, la bontà e la superiorità di un’anima diventano pericolose, se messe alla prova, quando passa loro vicino qualcosa che è di natura altissima ma che i brividi dell’autorità ancora non proteggono  dalla stretta importuna e dalla goffaggine: qualche cosa che, senza contrassegni, non svelata, tentando, forse volontariamente velata e mascherata, come una vivente pietra di paragone va per la sua strada. Chi ha il compito e la pratica di indagare le anime si servirà di quest’arte, in varie forme, proprio per stabilire l’estremo valore di un’anima, la gerarchia inamovibile e innata alla quale essa appartiene; egli la metterà alla prova nel suo istinto di venerazione. Différence engendre haine : la bassezza di alcune nature schizza improvvisamente fuori come acqua sporca, se...

Paura e morale

“Quanto o quanto poco pericolo per la collettività, pericolo per l’uguaglianza vi sia in un’opinione, in una condizione e in una passione, in una volontà, in un impegno, questa è ora la prospettiva morale: la paura è anche qui, di nuovo, la madre della morale. Contro gli istinti più alti e più forti, quando essi, erompendo appassionatamente, trascinano il singolo molto al di là e oltre la media e la bassezza della coscienza del gregge, perisce la coscienza di sé della comunità, la sua fede in sé, si spezza, per così dire, la sua spina dorsale: di conseguenza si preferisce addirittura bollare a fuoco e calunniare appunto questi istinti. La alta, autonoma spiritualità, la volontà di solitudine, la grande ragione vengono già sentite come pericolo; tutto ciò che innalza il singolo sopra il gregge e incute timore al prossimo prende d’ora in poi il significato di cattivo ; l’atteggiamento equo, modesto, l’atteggiamento di chi si inserisce, l’uguaglianza, la mediocrità dei desideri vengono...

Qualche cosa compiuta nel caos

“C’era una qualche cosa compiuta nel caos, nata prima del Cielo e della Terra. […] Io non conosco il suo nome, come appellativo lo chiamo tao. ” Così recita il capitolo 25 del Tao-te-ching, attribuito al filosofo cinese Lao-tzu (VI-V sec. a. C.). Letteralmente, quest’opera è «Il Classico della Via e della Virtù». I due termini compaiono invertiti nell’edizione del 1995 per gli Oscar Mondadori , a cura di Lionello Lanciotti: Il libro della virtù e della via. Questo perché i manoscritti su cui essa si basa sono i due ritrovati nel 1973 a Ma-Wang-Tui, nella provincia cinese dello Hunan. In questi testimoni, erano invertite le parti in cu tradizionalmente il testo era diviso: quella dedicata alla “Via” e quella dedicata alla “Virtù”. La “Via” non è altro che il famoso Tao, da cui “Taoismo”. E sarebbe difficile definirlo meglio di come faccia quella citazione in apertura. Anzi, non è affatto descrivibile. Non è un caso se, proprio in Cina, si sia formata la scuola buddhista Ch’an/Zen, ca...

La maschera

“Tutto ciò che è profondo ama la maschera; le cose più profonde provano perfino odio per l’immagine e il simbolo. Non dovrebbe essere soprattutto l’ opposto, il giusto travestimento nel quale avanza il pudore di un dio? Una domanda problematica: sarebbe strano, se un qualche mistico non avesse già osato un tentativo di questo genere. Esistono fatti così delicati che si fa bene a coprirli e a renderli irriconoscibili sotto una grossolanità; esistono atti d’amore e di traboccante generosità, in seguito ai quali non c’è nulla di più consigliabile che prendere un bastone e picchiare di santa ragione il testimone oculare: e con ciò offuscare la sua memoria. Alcuni sono disposti ad offuscare e a maltrattare la propria memoria per vendicarsi almeno di quest’unico testimone: il pudore è ingegnoso. Non sono le cose peggiori quelle di cui ci si vergogna di più: non c’è solo malignità dietro ad una maschera – c’è tanta bontà nell’astuzia. Potrei immaginare che l’uomo, che debba nascondere qual...

Gioventù

“Negli anni giovanili si venera e si disprezza ancora senza quell’arte della nuance che costituisce il miglior profitto della vita e giustamente bisogna scontare con severità l’aver aggredito in tal modo con un sì o con un no uomini e cose. Tutto è disposto in modo che il peggiore dei gusti, il gusto dell’assoluto, venga orribilmente ingannato e che si abusi di lui, finché l’uomo non impari a porre un po’ d’arte nei suoi sentimenti e meglio ancor finché non osi tentare l’artificio: come fanno i veri artisti della vita. Il sentimento dell’iracondia e della venerazione, che sono propri della gioventù, sembrano non darsi pace se prima non hanno falsato uomini e cose tanto bene che ci si possa sfogare contro di essi: - la gioventù è già in sé qualcosa di falsificante e ingannatore. Più tardi, quando la giovane anima, martoriata da acute disillusioni, si rivolta alla fine sospettosamente contro se stessa, ancor sempre ardente e selvaggia, anche nella sua diffidenza e nei rimorsi della su...

In risu veritas

"L'uomo indignato, e colui che sempre si strazia e si sbrana con i propri denti (o in sostituzione di sé strazia il mondo, o Dio, o la società), può sì, secondo la morale, essere superiore al satiro che ride, pago di sé, ma in ogni altro caso è il caso più comune, più insignificante, meno istruttivo. E nessuno mente quanto l'indignato."  FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE (1886) Da: Al di là del bene e del male. Preludio di una filosofia dell'avvenire, ("Grandi Tascabili Economici"), introduzione di Ferruccio Masini, Roma 1996, Newton Compton, 6^ edizione, traduzione di Silvia Bortoli Cappelletto, p. 65.

Partita a scacchi

«Il punto è questo…» E muovi un cavallo zigrinato come una chiave sulla griglia dei nostri pensieri serrati (piove e non siamo in un pineto. Peccato). Meglio guardare il mondo così, come fosse una scacchiera, dove bianco e nero non superano mai la linea d’ombra. In questo modo, si può anche vincere, con una pacatezza di vecchio lupo su un viso ancora intatto. Scacco matto al re senza volto. E io (s’agitano Faust e il paradosso del fuoco e fors’altri fiori del male nel mio vaso incantato) plaudo in silenzio al tuo gioco di prestigio –io, strega da niente. (Osteria Letteraria Sottovento Pavia, ottobre 2013) Compresa in: AA.VV., Tracce 3, Roma 2015, Pagine, p. 62.

Piacere ed eternità

"Ogni piacere vuole l'eternità di tutte le cose, vuole miele, vuole feccia, vuole ebbra mezzanotte, vuole tombe, vuole la consolazione delle lacrime sulle tombe, vuole tramonti dorati, che cosa non vuole il piacere! Esso è più assetato, più affettuoso, più affamato, più spaventoso, più segreto di tutti i dolori, vuole se stesso, morde se stesso, in esso lotta la volontà dell'anello, vuole amore, vuole odio, è più che ricco, dona, getta via, mendica che qualcuno lo prenda, ringrazia chi lo prende, vorrebbe venir odiato, così ricco è il piacere che ha sete di dolore, di inferno, di odio, di umiliazione, di storpi, di mondo, questo mondo, infatti, oh, lo conoscete! Voi uomini superiori, di voi ha nostalgia il piacere, l'indomito, felice, del vostro dolore, o falliti! Ogni eterno piacere ha nostalgia di fallimenti. Ogni piacere vuole infatti se stesso, per questo vuole anche sofferenza! Oh, felicità, oh dolore! Spezzati, cuore! O uomini superiori, imparate che piace...

Compassione

"Chiunque altro mi avrebbe gettato un'elemosina, la sua compassione, con occhiate e discorsi. Ma per questo non sono abbastanza mendicante, e tu l'hai intuito, per questo sono troppo ricco, ricco di grandezza, di cose tremende, delle cose più brutte, di inesprimibile! Il tuo pudore, o Zarathustra, mi ha onorato !  A fatica sono uscito dalla calca dei compassionevoli per trovare l'unico che oggi insegna che: 'Compassione è invadenza' te, o Zarathustra!  Sia che a compassionare sia un dio o un essere umano: la compassione cozza contro il pudore. E non volere aiutare può essere più nobile di quella virtù che soccorre." FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE Così parlò Zarathustra, ("Acquarelli"), Bussolengo (VR) 1995, Demetra, pag. 343. Traduzione e presentazione di Giuseppina Quattrocchi.

Una terza via per l'Occidente

“La dottrina dell’intuizione immediata è tipica dello Zen. Se i greci ci hanno insegnato a ragionare e i cristiani a credere, lo Zen ci insegna ad andare oltre la logica e a non indugiare neppure quando ci troviamo di fronte a «ciò che non si vede». La prospettiva dello Zen è infatti quella di un punto di vista assoluto, nel quale non c’è spazio per il dualismo, qualunque forma assuma. La logica nasce dalla separazione fra soggetto e oggetto, la fede distingue ciò che viene visto da ciò che non viene visto. Il modo di pensare degli occidentali non potrà mai eliminare questo eterno dilemma: questo o quello, ragione o fede, uomo o Dio e così via. Nello Zen tutto ciò viene cancellato perché confonde la nostra intuizione della natura, della vita e della realtà. Lo Zen ci conduce nel regno del Vuoto e della Vacuità dove non domina alcun tipo di concettualismo, dove gli alberi crescono senza radici e una brezza salutare spazza via ogni impurità.”  DAISETZ T. SUZUKI Da: Lo Zen...

Echi

Da poco, è stata pubblicata l'enciclica di Papa Francesco intitolata  Laudato si' . E, nemmeno a farlo apposta, così ho letto nella riedizione e traduzione di un saggio del 1959:  Lo Zen si prefigge di rispettare la natura, di amarla, di condividerne la vita. Riconosce che la nostra natura coincide con la natura oggettiva, non in senso materialistico ma nel senso che la natura vive in noi e noi nella natura. Per questo motivo, l'ascetismo zen privilegia la semplicità, la frugalità, la franchezza, la virilità, evitando in ogni modo di sfruttare la natura per fini egoistici. C'è chi teme che l'ascetismo porti a un abbassamento del tenore di vita. Ma, a essere franchi, perdere la propria anima è più che accumulare beni in questo mondo. Non siamo forse costantemente impegnati a portare la guerra in qualsiasi angolo della terra per accrescere o preservare il nostro prezioso tenore di vita? Se proseguiremo così, finiremo senza dubbio per distruggerci a vicenda, non ...

Brevitas

“Prima di procedere, vorrei aggiungere qualcosa sullo haiku, la forma più breve di poesia che si possa trovare in letteratura a livello mondiale. Consiste di diciassette sillabe, nelle quali vengono condensate alcune delle emozioni più sublimi che gli esseri umani siano in grado di provare. Qualche lettore, forse a ragione, si è chiesto come sia possibile che una sequenza di parole così breve possa esprimere un moto profondo della mente. Milton non ha forse scritto il Paradiso perduto ? E Wordsworth Presagi di Immortalità ?  Dobbiamo però ricordare che «Dio» si è limitato a pronunciare «E luce sia» e, a opera compiuta, ha semplicemente osservato che la luce era «buona». Così, ci viene detto, è stato creato il mondo, questo mondo nel quale eventi grandiosi di ogni genere hanno avuto luogo dopo un inizio avvenuto in una maniera tanto semplice. «Dio» ha usato pochissime sillabe, ma la sua opera è stata realizzata con successo. Quando Mosè chiese a Dio con quale nome avrebbe dov...

Simone Weil: un tesoro all’I.I.S. “B. Pascal”

Dopo María Zambrano e Hannah Arendt, all’I.I.S. “B. Pascal” di Manerbio è stato presentato un terzo affascinante ritratto femminile: quello di Simone Weil (Parigi 1909, Ashford 1943). Di lei è stata detta qualunque cosa: filosofa, storica, mistica, operaia, contadina, miliziana anarchica. Per far conoscere questi molteplici volti, la prof.ssa Rosaria Tarantino ha coinvolto Monica Cerutti Giorgi: docente di Storia e Filosofia, studiosa del pensiero della differenza sessuale. L’incontro si è svolto il 15 maggio 2015 ed è stato il terzo del ciclo “L’universo femminile: vita e pensiero nella diversità di genere”, organizzato dal “B. Pascal” e dall’associazione locale “Donne Oltre”, col patrocinio dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia e la collaborazione del Comune di Manerbio.             La conferenza era intitolata: “Il tesoro di Simone Weil – Scritti di vita e di pensiero”. Il “tesoro” sarebbe la quantità immane di det...

L’universo femminile e María Zambrano al “B. Pascal” di Manerbio

“Uomo, sei capace d’essere giusto? È una donna che ti pone la domanda […] cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dovunque li troverai confusi, dovunque essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale.” Così scriveva Olympe de Gouges, autrice della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791). A lei è dedicato il ciclo di conferenze L’universo femminile: vita e pensiero nella diversità di genere, organizzato presso l’I.I.S. “B. Pascal” di Manerbio dall’associazione locale “Donne Oltre”. La coordinatrice è la prof.ssa Rosaria Tarantino, docente presso l’istituto ospite. L’iniziativa ha avuto la fattiva attenzione dell’amministrazione comunale. Il ciclo è stato inaugurato il 17 aprile 2015 da Paola Coppi, dottore di ricerca in filosofia politica all’Università di Verona. Il titolo da lei portato è stato: María Zambrano. Storia di una speranza in cerca del suo argomento. María Zambrano (Vélez-Málaga 1904 – Ma...