Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta verità

"Il lutto si addice ad Elettra" secondo Davide Livermore

Un classico è una storia che può essere narrata infinite volte, sempre nuova e sempre riconoscibile. Tale è la vicenda degli Atridi, il casato di Agamennone : il mitologico re di Micene che guidò la guerra degli Achei contro i Troiani. Poco simpatico a chiunque, il personaggio ha anche la pecca di discendere da una genealogia a dir poco disastrata. Il padre Atreo iniziò col fratello Tieste una faida che si protrasse di generazione in generazione. Da questo groviglio di vendette e incesti, non si salvò praticamente nessuno della famiglia. Ma siamo sicuri che storie del genere riguardassero solo i miti antichi?  Il drammaturgo americano Eugene O'Neill (1888 - 1953) sapeva che non era così. Visse in un'epoca in cui non c'era ancora una tradizione teatrale statunitense. Così, iniziò a crearne una, ispirandosi ai classici antichi e alle pièces di Henrik J. Ibsen, Anton P. Čechov e J. August Strindberg. I risultati di questa inusuale commistione furono straordinari. In particol...

"La stranezza": Pirandello, il teatro e la realtà

Sono nati vivi e vogliono vivere. Poco importa che siano “solo” personaggi: come si nasce fiore, albero o pietra, così pure si nasce personaggio. Hanno un loro moto, loro pensieri, loro sentimenti. Più che creazioni, sono figli. Ma il loro padre non riesce a metterli al mondo. Non può o non vuole scrivere quel benedetto dramma. Per lui, evidentemente, loro sono troppo veri per poterli inquadrare nelle convenzioni del teatro. Ecco, dunque, che i sei personaggi gli sfuggono di mano (apparentemente) e vanno a cercarsi un altro potenziale genitore.  Foto tratta da Wired.it             È la celeberrima trama dei Sei personaggi in cerca d’autore (1921), il capolavoro di Luigi Pirandello. La storia della composizione di questa commedia ha ispirato un film ugualmente tragicomico, La stranezza (2022; regia di Roberto Andò). Il cast è certamente di richiamo, visto che vede Toni Servillo nei panni del grande autore siciliano, nonché ...

"Strizzacervelli", "parolai" e "grullerie": l'eterno vizio delle foglie di fico

Si aprirono allora gli occhi di tutt'e due e s'avvidero che erano nudi; quindi cucite insieme delle foglie di fico, se ne fecero delle cinture." (Gn 3,7)  Nelle cosiddette conversazioni "da bar", mi è capitato sovente d'incontrare facile disprezzo verso psicologia, psicanalisi e counseling. Alcuni di questi sfoghi erano dovuti a una pessima idea di taluni: cercare occasioni di lavoro in circoli che trattavano tematiche di affettività e identità personale... senza tener conto del fatto che erano associazioni di promozione sociale senza un soldo e campavano di volontariato. Una caduta di stile, non c'è che dire. Ma nient'altro. La scusa che va per la maggiore è che queste discipline non sarebbero "scientifiche".  Perdonatemi: è una spiegazione risibile. I fenomeni della psiche umana (ancorché indagabili con strumenti come la magnetoencefalografia e il neuroimaging ) non sono attualmente riducibili a formule fisse e universali. E va ben...

La verità scomoda e vitale delle fiabe

“Sono storie, sono favole…” Quante volte l’abbiamo sentito dire, per denotare l’inconsistenza, l’infantilismo e la falsità di un discorso? Ebbene, le fiabe non sono né “storie”, né “favole”. Se n’è occupato Silvano Petrosino , docente di Teorie della Comunicazione e Antropologia religiosa e media all’Università Cattolica di Milano. Fra le sue opere, si conta: Le fiabe non raccontano favole. Credere nell’esperienza (Genova 2017, il melangolo). I contenuti del saggio sono stati esposti al Teatro Civico “M. Bortolozzi” di Manerbio, il 20 settembre 2018: uno dei ricchi antipasti alla Notte delle Fiabe . Le parole del professore sono state accompagnate da intermezzi, eseguiti al pianoforte da Iacopo Petrosino. La serata era stata organizzata dall’associazione “Famiglie nella Scuola”, col patrocinio del Comune e l’appoggio della Biblioteca Civica.  Gustave Doré: Cappuccetto Rosso a letto con il lupo             Le fiabe sono...

Elogio del piccione

Credo che molti di voi conoscano bene quel meme: “Discutere con certa gente è come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere il miglior giocatore del mondo, ma lui rovescerà i pezzi, cagherà sulla scacchiera e se ne andrà in giro tronfio e impettito.” Il paragone è sovvenuto diverse volte anche alla sottoscritta, quando le capitava di dover ragionare con chi non aveva voglia di imparare alcunché o di rendersi conto che non esisteva solo il suo punto di vista. E si badi bene che mi riferisco a casi in cui l’argomento non toccava la vita del “piccione” di turno e la sua trattazione richiedeva solo un minimo di calma e interesse. Sono la prima a non sopportare coloro che scambiano per scacchiera l’esistenza altrui.              Tuttavia, mi domando se tutti i piccioni vengano necessariamente per nuocere. Perché quello che si consuma su quei quadrati in bianco e nero IN SOSTANZA E VERITÀ, NON È ALTRO CHE UN GIOCO (Elsa...

La verità salterà fuori

“Il duca sorrise, guardando la foresta. - Funziona - disse. - La gente mormora contro le streghe. Come sei riuscito a farlo, buffone?  - Battute, zietto. E pettegolezzi. La gente è già abbastanza disposta a credere comunque ad essi. Tutti rispettano le streghe. Il fatto è che nessuno le ama in modo eccessivo. […]             Lord Felmet […] si sedette sul trono. Per la prima volta vi si trovava proprio a suo agio. La duchessa gli si sedette accanto, appoggiando il mento su una mano, osservando con attenzione il buffone. Questa cosa lo preoccupò. Sapeva sempre in che acque si trovava con il duca, si trattava soltanto di aspettare finché la sua pazzia non fosse riprecipitata allo stadio di allegria, ma la duchessa lo terrorizzava davvero. - Sembra che le parole siano estremamente potenti - disse lei.  - Lo sono sul serio, mia signora. - Devi avere condotto dei lunghi studi. Il buffone annuì. Il potere del...

La menzogna

Oggi, in mezzo a un discorso pieno di cose belle e vere, ho rinvenuto una menzogna. Si parlava di Dante Alighieri, del suo Paradiso Terrestre e della visione del matrimonio come compimento della natura umana. La menzogna era questa: chi, oggi, è coinvolto nei dibattiti sulla famiglia, probabilmente non ha mai letto una riga di tutto questo. Pensa al proprio orticello, senza aprirsi a un pensiero verticale.              Il fatto è che quel “pensiero verticale”, in realtà, è ancora decisamente “pop”, in Italia. Non foss’altro che per le ore di religione e di “Divina Commedia” che sono irrinunciabili nelle scuole, tanto pubbliche quanto parificate.             Di quel “pensiero verticale” mi sono pasciuta io stessa per più di vent’anni, perché decisamente più affascinante - nel suo nitore - di quel groviglio tentacolare che è la realtà orizzontale. E qui assume senso l...

In risu veritas

"L'uomo indignato, e colui che sempre si strazia e si sbrana con i propri denti (o in sostituzione di sé strazia il mondo, o Dio, o la società), può sì, secondo la morale, essere superiore al satiro che ride, pago di sé, ma in ogni altro caso è il caso più comune, più insignificante, meno istruttivo. E nessuno mente quanto l'indignato."  FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE (1886) Da: Al di là del bene e del male. Preludio di una filosofia dell'avvenire, ("Grandi Tascabili Economici"), introduzione di Ferruccio Masini, Roma 1996, Newton Compton, 6^ edizione, traduzione di Silvia Bortoli Cappelletto, p. 65.

Il mondo salvato dalle puttane

Quante volte l’abbiamo sentito dire? La “società liquida”… la “società del caos”… il “postmoderno”… In questo mese, a un incontro sul problema del gioco d’azzardo in Lombardia, è stata intavolata la questione. Gli Stati nazionali, le Chiese e i partiti vacillano in credibilità e autorevolezza. Il che equivale a dire che tutti i prodotti della modernità vacillano.             «Ecco che si può stare un poco in pace!» sbufferà chi non ha mai potuto soffrire indottrinamenti e moralismi. Invece no. Perché sono proprio i naufraghi a tenersi spasmodicamente alle tavole fradice della loro nave. E, pur di non mollarle, sono disposti anche a far annegare coloro che si trovano vicini. Tant’è che stanno tornando di moda le parole onore e puttana. Quest’ultima è da intendersi in senso lato, ovvero “persona senza valori morali, che bada solo al proprio profitto”. Il punto è che, non esistendo più enti morali incontrovertibili, tutti si detta...

Morire di linguaggio

“Secondo i sostenitori della dottrina del ‘Vuoto’ ( śūnyavāda ) tutto considerato esistono due fonti di conoscenza, due specie di esperienza o due forme di verità ( satyā ) e se non le riconosciamo, non potremo mai risolvere il problema della contraddizione logica che, se espressa in parole, caratterizza tutte le esperienze religiose. Questa contraddizione, che tanto preoccupa il normale modo di pensare, deriva dal fatto che noi dobbiamo usare il linguaggio per comunicare le nostre esperienze interiori che, nella loro vera natura, trascendono il linguaggio. […]  Il linguaggio si è sviluppato dapprima ad uso di un primo tipo di conoscenza che era del tutto utilitaristico e, in ragione di ciò, si è affermato in tutti i problemi e le esperienze umane. La sua autorità è tale che noi siamo giunti ad accettare qualsiasi cosa il linguaggio ci imponga. I nostri pensieri devono ora modellarsi sui suoi dettami, i nostri atti devono essere regolati sulle norme che esso formula per il pr...

Così non è (anche se pare)

“Poco dopo [Lucy] si trovò a leggere una formula magica che consentiva di scoprire cosa pensavano di te i tuoi amici. […] Tutto d’un fiato (aveva paura di cambiare idea) pronunciò le parole necessarie (niente e nessuno mi convincerà mai a rivelarvele!) e attese che succedesse qualcosa. […] I disegni si stavano muovendo, modificandosi. Tratto dopo tratto, cominciarono a prendere la forma di un treno, più precisamente di una carrozza di terza classe, dove sedevano due scolarette. Le riconobbe all’istante: erano Marjorie Preston e Anne Featherstone. […]  ‒ Spero che in questo trimestre avremo modo di stare più insieme ‒ disse Anne. ‒ O forse sei ancora occupata con quella Lucy Pevensy? ‒ Occupata? Non capisco ‒ ripeté Marjorie. ‒ Oh, sì, eccome se capisci ‒ le disse Anne. ‒ In quest’ultimo trimestre l’hai seguita come un’ombra. ‒ Oh, no, non è vero, non sono mica così sciocca! Lucy è molto simpatica, a modo suo, intendiamoci. Ma mi ha stufato, già prima che il trimestre vol...

Suolo e nuvole

" Milano, 1 marzo 1932 Antonello, le tue parole mi hanno fatto male, tanto, tanto; ma sono molto calma e vedo senza turbamento quanto di vero mi hai detto e voglio tentare di spiegarti, se ancora mi vuoi ascoltare e la mia voce non ti è ormai fastidiosa, quanto di non vero tu pensi dell'anima mia. [...] Io oggi non so più se tu allora raccogliesti le mie parole; ma allora mi sembrò che veramente qualche cosa di duro si sciogliesse tra noi e te lo dissi - ti rammenti? - e piangevo di dolcezza e tu non mi dicesti, come ora, che il piangere mi fa brutta, ma così mi dicesti: 'Stellina, sei più bella quando pensi delle cose come queste' e mi baciasti la fronte... Ed ora mi accusi di insincerità. Che cosa hai ora da rimproverarmi che allora non esisteva?... [...] Tu non ammetti che oggi si senta e si creda vera una cosa e che domani la si riconosca falsa? Oppure pensi che, pur riconoscendo sbagliato uno dei nostri atti passati, questo atto ci obblighi a credere a...

Una terza via per l'Occidente

“La dottrina dell’intuizione immediata è tipica dello Zen. Se i greci ci hanno insegnato a ragionare e i cristiani a credere, lo Zen ci insegna ad andare oltre la logica e a non indugiare neppure quando ci troviamo di fronte a «ciò che non si vede». La prospettiva dello Zen è infatti quella di un punto di vista assoluto, nel quale non c’è spazio per il dualismo, qualunque forma assuma. La logica nasce dalla separazione fra soggetto e oggetto, la fede distingue ciò che viene visto da ciò che non viene visto. Il modo di pensare degli occidentali non potrà mai eliminare questo eterno dilemma: questo o quello, ragione o fede, uomo o Dio e così via. Nello Zen tutto ciò viene cancellato perché confonde la nostra intuizione della natura, della vita e della realtà. Lo Zen ci conduce nel regno del Vuoto e della Vacuità dove non domina alcun tipo di concettualismo, dove gli alberi crescono senza radici e una brezza salutare spazza via ogni impurità.”  DAISETZ T. SUZUKI Da: Lo Zen...

Rabbia e rabbia

C’è la rabbia di chi è cresciuto sano, amato, con qualche problema, ma nessuna tragedia: normale, in poche parole. La rabbia di chi, uscendo dal guscio, scopre che il mondo non è tutto come dovrebbe essere, ovvero il calco in gesso di casa sua. La rabbia del normale che si considera un buon esempio, o addirittura uno spirito eletto , fra tanti subumani . La rabbia di chi si erge a “degno offeso” quando gli viene rivolto anche solo un minimo segno di contrarietà, ma pretende una “libertà” che è quella di giudicare, condannare e reprimere chi non è un buon esempio come lui. La rabbia di chi crede d’aver trovato una Verità Assoluta da propinare a chiunque – e chi cerca di frenare il suo delirio è un mistificatore o un dittatore. Diamine, non si può più nemmeno dire la Verità?             Poi, c’è la rabbia di chi incontra costui. Di chi si deve sentir dire che è un pagliaccio o un estremista dal Normale solo perché desidera ciò che...

La maschera e il volto

"Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità." Mt 7, 21-23.

Un'iniziazione sentimentale

La prima cosa che mi vien da dire è che lo trovo un film intensamente maschile. Anche se si svolge sotto il segno d’un nome di donna,  Malèna (2000).             Regia e sceneggiatura di Giuseppe Tornatore, colonna sonora di Ennio Morricone e Monica Bellucci nel ruolo eponimo: tutto “nostrano”, insomma. Anche l’ambientazione è posta in un villaggio siciliano, di quelli che l’immaginario “settentrionale” ama dipingere come “arcaici”. Di sicuro, G. Tornatore ne fa un luogo di chiusura, aridità del cuore prima ancora che del pensiero: uno scoglio indurito in frustrazioni e desideri repressi. Quasi per contrappasso, qui è nata una sirena, il simbolo di tutto quel che il villaggio brama e rimuove: Malèna, appunto.             Con la sua cornice temporale (i primi anni ’40) e la presenza della “grande Storia”, verrebbe la tentazione di definirlo “neorealista”. M...