Bram Stoker's Dracula (1992; regia di Francis Ford Coppola) è noto come “la versione cinematografica più fedele di Dracula ”. Si tratta di una fedeltà non tanto alla lettera, quanto alla sostanza del romanzo. Il film ostenta ciò che il libro adombra. I fantasmi che costruiscono le vicende dei protagonisti diventano carne e figura. Le lunari ed eteree vampire del castello divengono procaci, aggressive e ferine (penso che nominare Monica Bellucci renda l’idea). Se il Dracula letterario era evanescente e proteiforme, quello cinematografico di Gary Oldman cambia aspetto sotto i nostri occhi: da stravagante nobile romeno a guerriero, da giovane gentiluomo a belva. Lo scrittore poteva giocare intorno al “buco nero” in cui il suo vampiro consisteva sostanzialmente: non c’era alcun “Dracula oggettivo” in grado di autodefinirsi, presentarsi al lettore, avere un’esistenza autonoma. C’era solo la mole di diari, lettere e ritagli di giornale in cui i personaggi umani riportavano i propri pu...
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