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La perdita d'aureola e l'arte onesta

Noi non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana e la razza umana è piena di passioni.    Queste sono alcune fra le memorabili parole del professor Keating nel celebre film L'attimo fuggente . Mi sono tornate in mente in questi giorni, dopo aver sentito i discorsi di rimpianto di un attore che non trova più alcun senso di "nobile missione " nella sua professione. Nel suo campo, personaggi di dubbio valore possono venire strapagati; la formazione passa spesso in secondo piano rispetto alla popolarità e all'avvenenza fisica. A pensarci bene, però, la questione della "decadenza delle arti" non è poi così recente. Ricordate una breve prosa di Charles Baudelaire , Perdita d'aureola ? È uscito nel 1869.   - Oh! Come! Voi qui, caro? Voi in questo luogo malfamato? Voi, il bevitore di quintessenze! Voi, il mangiatore d'ambrosia! Davvero, ne sono sorpreso! - Mio caro, vi è noto il mio ter...

"Te la do io, la Sehnsucht!!" Due isole a confronto

Né più mai toccherò le sacre sponde... Sogno o incubo che sia, scommetto che moltə di voi hanno ancora negli orecchi l'eco di questo verso foscoliano. Ovviamente, è l'incipit di A Zacinto ("Zante" per gli amici), l'isola greca su cui Ugo Foscolo nacque da mamma Diamantina Spathis. Di essa, il Nostro sapeva esattamente due cose: che ci era nato (appunto) e che era greca... come Omero, Saffo e tutta un'altra serie di mostri sacri della cultura classica. Poche cose, ma ben enfatizzate : è la ricetta di qualsiasi mito. Al resto, deve pensare la fantasia. Perché la Sehnsucht, la famosa nostalgia romantica , è soprattutto mancanza di ciò che non si è mai avuto. Di ciò che la nostra immaginazione può amplificare e abbellire a piacimento. Quasi sessant'anni dopo, a dire ciò che Foscolo non avrebbe mai ammesso sarà Charles Baudelaire : uno che s'intendeva di mostri (sacri o meno) e che aveva frequentato le regioni del sublime abbastanza da poterle valutare da ...

Maledetto amore

Non tutti sanno che I Fiori del Male avrebbero dovuto intitolarsi, in un primo momento, Le Lesbiche. Charles Baudelaire annunciò questo titolo provvisorio dall’ottobre 1845 al gennaio 1847. La denominazione aveva un carattere provocatorio. Ch. Baudelaire pensava a un pubblico borghese, quello che dettava (e detta tuttora?) la morale diffusa.  Il titolo fu accantonato a favore d’altre ipotesi, via via suggerite dalle nuove impostazioni che il poeta intendeva dare al lavoro. Anche la raccolta andava ampliandosi e articolandosi. L’edizione de I Fiori del Male pubblicata nel 1861, comunque, conteneva un componimento eloquente: “Donne dannate” (CXI). “Dannate”, s’intende, agli occhi di quel mondo “perbene” a cui Ch. Baudelaire indirizzava le proprie provocazioni. Le lesbiche, in questo senso, erano simili al poeta : “O vergini, o demoni, o mostri, o martiri,/Della realtà grandi spiriti sprezzanti,/cercatrici d’infinito, devote e satire,/Talor piene di gridi, talor piene di piant...

L'albatro con le lame

Guardare Edward Mani di Forbice è stato facile e complesso come odorare un fiore. Mi ci sono volute settimane, però, per decifrare quel senso di déjà vu che il film mi ha provocato. Avevo già conosciuto un “Edward Mani di Forbice”: l’Albatro di Ch. Baudelaire. Sovente, per diletto, i marinai Prendono gli albatri, grandi uccelli dei mari, Che seguono, indolenti compagni di viaggio, La nave che scivola sugli abissi amari. Non appena li han deposti sui ponti, Quei re dell’azzurro, maldestri e vergognosi, Lascian pietosamente le vaste ali bianche Trascinarsi come remi ai loro fianchi. L’alato viaggiatore, com’è maldestro e fiacco! Lui, allor sì bello, com’è ridicolo e brutto! Uno gli stuzzica il becco con la pipa, L’altro mima, zoppicando, l’infermo che volava! Edward, nel suo castello, volava fino alle altezze della Fantasia e della Creatività. Le lame che sostituivano le sue mani erano ali in grado di dare corpo a ogni sua immaginazione, nelle siepi c...

Donne dannate - Delfina e Ippolita

  “Al pallido lume delle lampade languenti, Su profondi cuscini impregnati di odore, Ippolita sognava sotto le carezze potenti Che alzavan la tenda del suo giovin candore.   Cercava, con occhio turbato di tempesta, Della sua ingenuità il ciel già lontano, Come un viaggiator che volge la testa Agli azzurri orizzonti passati al mattino.   Dei suoi occhi spenti le lacrime molli, L’aria affranta, lo stupor, la cupa voluttà, Le sue braccia vinte, gettate come armi vane, Tutto serviva, tutto ornava la sua fragil bellezza.   Stesa ai suoi piedi, calma e colma di gioia, Delfina la covava con occhi ardenti, Come un forte animal che sorveglia una preda, Dopo già averla segnata coi denti.   Bellezza forte inginocchiata alla bellezza debole, Superba, aspirava voluttuosamente Il vin del suo trionfo, e s’allungava verso lei, Come a raccoglier un dolce ringraziamento.   Cercava nell’occhio della sua pallida vittima Il cantico muto che can...

Il veleno

“Il vin sa rivestir la più sordida bettola D’un lusso miracoloso, E fa sorger più d’un portico fiabesco             Nell’oro del suo rosso vapore, Come un sol calante in un ciel nebuloso.   L’oppio ingrandisce quel che non ha limiti,             Allunga l’infinito, Approfondisce il tempo, scava la voluttà,             E di piacer neri e cupi Riempie l’anima oltre la sua capacità. Tutto ciò non vale il velen che stilla             Dai tuoi occhi, dai tuoi occhi verdi, Laghi ove la mia anima trema e si vede al rovescio…             I miei sogni vengono in folla Per dissetarsi a quei flutti amari.   Tutto ciò non vale il terribil prodigio     ...

Donne dannate

“Come armenti pensosi sulla sabbia coricate, Volgon gli occhi all’orizzonte dei mari, E i lor piedi che si cercan e le lor mani avvicinate Han dolci languori e brividi amari.   Alcune, cuori invaghiti delle lunghe confidenze, In fondo ai boschetti ove sussurrano i ruscelli, Van compitando l’amor delle infanzie timorose   E scavano il legno verde dei giovani arboscelli; Altre, come sorelle, avanzan lente e gravi Fra le rocce piene d’apparizioni, Dove Sant’Antonio ha visto sorger come lave I seni nudi e imporporati delle sue tentazioni;   Vi son quelle, al lume delle resine cadenti, Che nel cavo profondo dei vecchi antri pagani Ti chiamano in soccorso delle lor febbri urlanti, O Bacco, che addormenti i rimorsi antichi!   E altre, di cui il petto ama gli scapolari, Che, nascondendo una frusta sotto le lunghe vesti, Mischian, nel bosco tetro e nelle notti solitarie, La spuma dei piaceri al pianto dei tormenti.   O vergini,...

I gatti

Gli amanti ferventi e i sapienti austeri amano ugualmente, nella loro matura stagione, i gatti potenti e dolci, orgoglio della casa, che come lor son freddolosi e come lor sedentari. Amici della scienza e del piacere, cercano il silenzio e l’orror delle tenebre; l’Erebo li avrebbe presi per suoi funebri destrieri, se potessero al servaggio inclinar la lor fierezza. Prendon sognando la nobile posa delle gran sfingi allungate sul fondo delle solitudini, che sembrano addormentarsi in un sogno senza fine; le loro reni feconde son piene di magiche scintille, e di pagliuzze d’oro, pari a sabbia fine, rilucon vagamente le lor mistiche pupille. CHARLES BAUDELAIRE

Lesbo

“Madre dei giochi latini e delle voluttà greche, Lesbo, dove i baci, languidi o gioiosi, Caldi come soli, freschi come angurie, Son l'ornamento delle notti e dei giorni gloriosi; Madre dei giochi latini e delle voluttà greche, Lesbo, dove i baci son come le cascate Che si gettan senza paura negli abissi senza fondo,     E corron, singhiozzanti e chioccianti a sussulti,  Turbinose e segrete, brulicanti e profonde;   Lesbo, dove i baci son come le cascate! Lesbo, dove le Frini s’attraggon l’un l’altra, Dove mai un sospir restò senz’eco, Al par di Pafo le stelle t’ammirano, E Venere a buon diritto può esser gelosa di Saffo! Lesbo, dove le Frini s’attraggon l’un l’altra,   Lesbo, terra delle notti languide e calde, Che fan sì ch’ai loro specchi, steril voluttà! Le fanciulle dagli occhi infossati, innamorate dei propri corpi, Accarezzino i frutti maturi del loro nubilato; Lesbo, terra delle notti languide e...