Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta postmoderno

L'Anchealtrista

L’Anchealtrista –al contrario del cugino Benaltrista– cammina a dispetto universale  sull’orlo di una lista: appunti di preghiere senza voce, di tombe senza croce, di acque senza foce – sa che la sua vista può farlo somigliare al Complottista, ma l’Anchealtrista ha più senso del destino o, meglio, della causa-conseguenza. Nei suoi gialli, non ci sono maggiordomi, ma una folla di assassini per cui l’ historia magistra vitae è un corso di morte necessaria, come un treno di cassonetti in cui si scaricano i cervelli. E l’Anchealtrista rimescola quella spazzatura mista, per salvare un neurone che garantisca la giornata. Non si fida della libertà di essere tutti uguali e nemmeno delle parole in –ista : nazista-fascista-comunista e – beninteso – anchealtrista. Puzzan troppo di dita puntate per nascondersi il volto. L’Anchealtrista sputa sulla droga ottimista, ma non lo si può dire pessimista (altrimenti, avrebbe già ce...

Il mondo salvato dalle puttane

Quante volte l’abbiamo sentito dire? La “società liquida”… la “società del caos”… il “postmoderno”… In questo mese, a un incontro sul problema del gioco d’azzardo in Lombardia, è stata intavolata la questione. Gli Stati nazionali, le Chiese e i partiti vacillano in credibilità e autorevolezza. Il che equivale a dire che tutti i prodotti della modernità vacillano.             «Ecco che si può stare un poco in pace!» sbufferà chi non ha mai potuto soffrire indottrinamenti e moralismi. Invece no. Perché sono proprio i naufraghi a tenersi spasmodicamente alle tavole fradice della loro nave. E, pur di non mollarle, sono disposti anche a far annegare coloro che si trovano vicini. Tant’è che stanno tornando di moda le parole onore e puttana. Quest’ultima è da intendersi in senso lato, ovvero “persona senza valori morali, che bada solo al proprio profitto”. Il punto è che, non esistendo più enti morali incontrovertibili, tutti si detta...

Sepolcri imbiancati (ma non troppo)

Credevo che fosse difficile essere una ragazza bisessuale e spiegarlo a genitori senza troppa cultura, né “esperienza del mondo” – almeno, in questo campo. E invece…             Una ragazza lesbica, mia conoscente, mi contatta per fare quattro chiacchiere su Facebook, a proposito del Coming Out Day (11 ottobre). E ne saltano fuori delle belle.             «Mia madre è ipocrita… che è più grave, credo. Davanti, dice: “Gli omosessuali che fanno di male? Si amano!” Ma, poi, la prospettiva di una figlia lesbica per poco non la faceva svenire... Mi ha detto cose orribili. Sono stata io, stupida, a cedere al suo interrogatorio. Ma ero in un momento delicato... no figurati, è ipocrita ed è vero. E fa la finta progressista. Forse, la mia sola ‘colpa’, se così si può dire, è di aver represso la mia natura, in maniera inconscia. Ma è tornata fuori circa un anno fa, ed ho ceduto all’e...

Di cosa stiamo parlando?

Ieri, ho avuto la gioia di rimettere piede in un circolo che, per ragioni logistiche, non posso frequentare troppo spesso. Abbiamo parlato di sessualità – e una persona che conoscevo bene ha affermato che non vedeva il bisogno d’avere una morale, fatta eccezione per il rispetto reciproco. Benché io abbia taciuto, mi è squillato un campanello nella testa. Cosa c’era di strano? Solo ora, dopo un poco di riflessione, so rispondere.              Ho sentito troppe volte una frase del genere uscire dalle labbra di chi si è vantato d’aver più volte tradito l’anima gemella, che ne soffriva. O dalla bocca di chi si è trovato un buon partito “per sistemarsi, perché è pieno di soldi” – continuando, nel frattempo, ad avere avventure intime di ogni genere, all’insaputa del “buon partito”. O anche dalla stessa lingua che ha divulgato la mia privacy alla persona sbagliata. Mi sono dunque detta: di cosa stiamo parlando?   ...

Ardente pazienza

Ultimamente, mi son presa la libertà di inviare questo tweet: Ovviamente, sulla mia bacheca di Facebook (collegata al mio profilo Twitter) è giunto in picchiata il solito “Savonarola” antimoderno, antiprogressista, antitutto (o quasi).             A casa, invece, mi sono arrivate le rimostranze telefoniche del “kompagno Peppone”, che mi ha sottoposto per l’ennesima volta all’esame di fede politica. #PepponeStaiSereno: dubito che, dai tuoi interrogatori, uscirà mai qualcosa d’interessante. Mi piacerebbe tanto potermi autodenunciare per qualcosa di figo, del tipo: “Sì, ho creato la lobby dei lombrichi cornuti… Intanto, ho piazzato sotto la sede del Parlamento una bomba caricata a canditi e uvetta…” La verità è che sfamo la mia sinistraggine campando stentatamente di liste civiche.             Comunque, per evitare altre torchiature da parte della Stasi, ho deciso di p...

Assolo notturno

Mi lascio alle spalle il cancello umido d’inverno. Nel vicolo cieco, penetra la luce di lampioni lontani. Una figura, in fondo alla viuzza, si stringe al cellulare. Scivolo accanto ai resti cariati di un rustico, alle finestrelle di quella che deve essere stata una stalla. Sorpasso la figura –una donna bassa, infelicemente inguainata in un tubino e nei collant.             Il chiarore dei lampioni, ora, mi raggiunge, senza illuminarmi. La sera fradicia e precoce di dicembre mi avvolge come un abito. Finalmente, sento di essere quello che sono: uno spettro pulsante in uno habitat d’ombre.             Proseguo lungo la via principale –una scorciatoia invitante si apre al mio fianco, ma la ignoro. Mi guardano case sempiterne, dai portoni di legno o dagli usci scheggiati, con finestre alte e mute ormai care ai piccioni Ma, ora, di piccioni non se ne vedono.   ...

La tela di Penelope

Leggendo il Catechismo della Chiesa cattolica, si rimane solitamente colpiti (o intimoriti) dalla chiarezza adamantina dell’articolazione, dall’impressione di compattezza e coerenza che la mastodontica opera vuole dare. Io, invece, mi sono soffermata su quello che sembrerebbe relegato ai margini: le note e le fonti. Perché, a pensarci bene, è in esse l’essenza dell’opera: in quel formicaio di menti che hanno pensato, elaborato, scritto, compendiato, raccolto, per più di duemila anni. Il grosso volume che pesa sul mio tavolo non avrebbe mai potuto nascere, senza l’eredità di testi e documenti che l’ha preceduto. Esso non è che il risultato della volontà di spremere un succo coerente dalla costellazione di autori diversissimi che hanno fatto la storia della dottrina cattolica. Ma questa “coerenza” è stata posteriore e derivata, rispetto agli sforzi coraggiosi di esprimere pensieri su Dio e sull’uomo in relazione a Lui.           ...

Lost in TRANSlation

Mi sono accostata a The Rocky Horror Picture Show (1975, regia di Jim Sharman) perché incuriosita dal sito A Study of Gothic Subculture: An Inside Look for Outsiders . Il musical, infatti, compare nell’ elenco di film  proposti come esempi di estetica cinematografica gothic. Di certo, l’ambientazione notturna, il castello e i richiami a miti come quello di Frankenstein spiegano l’inclusione nella lista. I motivi di interesse che ho trovato nel film, però, sono stati anche d’altra natura e decisamente inaspettati.             Il primo fotogramma dopo i titoli di testa inquadra una croce celtica che sormonta un campanile. È appena stato celebrato un matrimonio, tradizionale momento di risveglio della sessualità in un paesino piccolo e pudibondo. Su questo sfondo, i protagonisti Brad (Barry Bostwick) e Janet (Susan Sarandon) si dichiarano ufficialmente il proprio amore. Le loro parole e i loro abbracci sono contrappuntati dai...

Dramminimi

Forse, li avete amati, su qualche libro d’enigmistica. Forse, non li avete mai sentiti nominare. I dramminimi sono una particolare variante degli indovinelli. Si presentano come brani noir , dai titoli cruenti. Però, diverse spie nel lessico fanno intuire che il “delitto” è solo una veste verbale che adombra realtà innocue. Un esempio: L’assassina Era una donna di mondo. Si era data da fare, per amor di denaro, in mezzo a trame di ogni genere; ne aveva viste di tutti i colori . Ma veniamo al fatto. Essa entrò nella camera, impugnando nella destra un lucente ferro e trascinando con la sinistra la vittima designata. Questa, ridotta a un cencio , non opponeva la minima resistenza. Bianca e slavata , era ancor molle di lacrime… La donna si avvicinò ad un piccolo soppalco di legno e vi gettò sopra la vittima. Questa non fece moto alcuno. Piegato il capo, si accasciò supina. Allora la donna, deposto momentaneamente il ferro, afferrò la vittima per i po...

Sul buon uso del fango

“Insomma, nei nostri ambienti non dispiacerebbe che una persona già squalificata da tempo, […] platealmente voltagabbana, iniziasse una serie di libelli diffamatori contro di noi. […] Accusate un uomo di omicidio e potreste essere creduto, accusatelo di mangiare bambini a pranzo e cena come Gilles de Rais e nessuno vi prenderà sul serio. […] Ebbene sì, abbiamo bisogno di persone che ci seppelliscano nel fango.” UMBERTO ECO Da: Umberto Eco, Il cimitero di Praga , (“Vintage”), 2011, Milano, Bompiani

Consigli per l'uso

Dal Novecento , quasi nessuna branca della scrittura è uscita illesa. Le parole sono state sezionate, scomposte, ricomposte. I futuristi ne hanno fatto immagini. Raymond Queneau le ha modulate in esercizi di stile. Italo Calvino ha giocato con la loro levità, le ha accostate ai tarocchi per bidimensionalità polisemica. Umberto Eco ha ricostruito il cosmo della biblioteca, in cui i libri si parlano e si riecheggiano, in un labirintico gioco di specchi. Un gioco per definire il quale si adopera quell’espressione irresoluta così poco cara a Cesare Segre: “postmodernismo”. Eppure, sembra che una scialuppa si sia salvata da questo (non malauguratissimo) naufragio. La scrittura giornalistica continua a serbare la fede in un nesso parola-realtà, in un “discorso vero” platonicamente inteso. Con buona pace di Immanuel Kant e del suo noumeno inesperibile. Questo credo ha i suoi più ferventi seguaci nei lettori . Possono essere scettici a parole (“le solite bugie dei giornali!”), ma il lo...

Una fiaba senza evasione

"E vissero per sempre felici e contenti". Ci abbiamo quasi creduto -forse- tutti, ascoltando le fiabe della nostra infanzia. Sentivamo sciogliersi la tensione narrativa e la storia si chiudeva insieme ai nostri occhi, abbandonandosi al sonno e ai sogni. Una caratteristica che non è certo sfuggita agli ideatori della saga di Shrek. Era già evidente nel primo capitolo, che giocava con gli stereotipi della donzella in pericolo, del drago, dell'orco e dell'idilliaco matrimonio finale. Nulla era al suo posto: il promesso sposo era un farabutto, l'orco era il salvatore, la donzella non era affatto indifesa e il drago si rivelava essere una fascinosa draghessa, sensibile alle lusinghe di... un Ciuchino. Uno spirito, se vogliamo, "postmoderno", che si volge al passato per giocare con esso, scomporlo e ricomporlo in modo straniante. La saga è proseguita su questa strada in Shrek 2 , di recente riproposizione televisiva. La seconda puntata risponde, forse, ad al...