Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta chèi dè manèrbe

Radiosöbra International: la nuova commedia di Chèi dè Manèrbe

Ricordate le commedie dialettali di Memo Bortolozzi (1936-2010)? Una s'intitolava Mento e Maria... 'dó sa pöl sa rìa . Era la storia di una famiglia di agricoltori della campagna manerbiese alle prese con la voglia di maggior benessere. Mento, il padre, era vedovo e con due figlie, la pia Franca e l'esuberante Letizia. Con loro, vivevano altre due persone: Domenico, il fratello scapolo e donnaiolo di Mento, e Angelina, l'attempata cognata in vena di elargire saggezza. Maria era la moglie di Beppe, il vicino di casa. A portare scompiglio in questo quadretto era stato il desiderio delle due figlie di ammodernare la casa. Correva l'anno 2000, bisognava pur entrare nel nuovo millennio... Per affrontare le spese della ristrutturazione, le ragazze avevano acquistato un biglietto della lotteria, nella speranza di vincere il primo premio.  Proprio da qui riparte Radiosöbra International , scritta da Angela Maria Bortolozzi (sorella di Memo) e da Nicola Bonini. La commedi...

Manerbio da cantare, vedere e raccontare

La compagnia dialettale “Chèi dè Manèrbe”, come spesso fa, ha dedicato una serata-tributo al proprio fondatore, Memo Bortolozzi (Manerbio, 1936 - ivi, 2010). Lo spettacolo s’intitolava Manèrbe dè cöntà, dè éder e dè cantà (= “Manerbio da raccontare, da vedere e da cantare”): la nostra città è infatti la protagonista della sua opera e la serata è stata l’occasione per rivedere anche vecchi scatti in bianco e nero. Di storico c’era anche il gruppo “I Batmen” , che hanno effettuato l’accompagnamento musicale. Al pianoforte, c’era invece l’immancabile Luigi Damiani . Il tutto con la collaborazione del Fotostudio Monterenzi .              Lo spettacolo ha avuto luogo il 10 gennaio 2020, presso il Teatro Civico di Manerbio, intitolato proprio a Bortolozzi. L’ “occasione speciale” era data dal decennale della morte di Memo. La sua ombra è stata impersonata dal giovane tenore Nicola Bonini , non nuovo a collaborazioni con la co...

La Grande Guerra nei canti e nei ricordi

A cent’anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale , a Manerbio non sono mancate commemorazioni. Esse hanno visto, in particolare, l’impegno del Gruppo Alpini locale. Ciò è logico, dato che questo corpo dell’esercito fu assai coinvolto nel conflitto, sul fronte italo-austriaco, e dovette affrontare condizioni ambientali durissime. L’hanno ben dimostrato le fotografie, le cartoline postali e gli altri pezzi esposti nella mostra di cimeli storici e divise , che il Gruppo Alpini ha allestito nella Sala Mostre del palazzo comunale dal 25 ottobre al 4 novembre 2018. Essa ha riscosso successo, in particolare, presso le scolaresche. Le cartoline postali, scritte a pennino, mostravano (con le incerte ortografia e sintassi di chi non era abituato a scrivere) le speranze e i disagi dei giovani soldati. Un disegno ricordava il prezioso contributo delle infermiere, così come quello delle donne in generale. I ramponi da ghiaccio ricordavano la difficoltà del combattere in alta montagna; le bomb...

La Vecchia, vecchie abitudini e antichi sapori

Bruciare la Vecchia... “Brüšà la èciå” è un noto termine tecnico per il rogo di metà Quaresima, destinato (per fortuna) a un fantoccio. Comunque, per scaramanzia, le nonne di Manerbio preferiscono scomparire dai paraggi, quella sera. Anche se è un’usanza incruenta, è difficile liberarla dal suo retrogusto di “rogo di streghe”.  A ogni modo, le sue origini sono più antiche: risalgono ai “falò di inizio anno” diffusi in Italia nordorientale. Una pratica celtica voleva che i fuochi propiziassero le divinità; vi si bruciava un pupazzo, simbolo di quanto andava lasciato alle spalle. Gli antichi Romani facevano qualcosa di simile col simulacro di Anna Perenna , divinità agricola: anziché al fuoco, era destinata alle acque del Tevere. Simili tradizioni sono una via di mezzo tra un rito di fertilità e uno di purificazione collettiva: si congeda l’inverno per accogliere la primavera, mentre vengono gettate via le colpe della comunità. A Manerbio, il rogo della vecchia , nel 2018,...

Il palazzo, la piazza... e le maschere

Chèi dè Manèrbe, "Al capetàl dè la compagnìa" I festeggiamenti per il Carnevale manerbiese 2018 sono durati dal 9 al 13 febbraio. La prima sera, al Teatro Civico “M. Bortolozzi”, “Chèi dè Manèrbe” hanno messo in scena “Al capetàl dè la compagnìa” . Era un collage di cartoni animati e fumetti rivisitati: il commissario Calzettoni, la Sbanda Bassotti (così chiamata per i suoi problemi di… equilibrio sui motocicli), quattro investigatrici dette “Balocchi di Gatto”. Un teatrino/schermo televisivo ha mostrato: un’annunciatrice di TeleRutto, Pierangela (stravagante nipote di Piero Angela) e la “macchina della verità”. Gli sketch ruotavano attorno al furto del “capitale della compagnia”: una valigia di cui si era impadronito “Ansèlmo dè Lén”, impersonato dal rapper dialettale Dellino Farmer . Le sue canzoni, così come i versi di Memo Bortolozzi, hanno intercalato le scene. Al pianoforte e alla chitarra elettrica, dato il tema poliziesco, c’erano RIS e NAS (due sigle dal suono...

Sul rogo del tempo

“Bruciare la vecchia”: niente a che vedere coi famosi roghi di streghe, ma una tradizione molto più antica. Essa si riallaccia ai “falò d’inizio anno” diffusi nell’Italia nordorientale, alla vigilia dell’Epifania o a metà Quaresima. Già gli antichi Celti accendevano fuochi per propiziarsi le divinità e bruciavano un fantoccio che indicava il passato da lasciarsi alle spalle. Gli antichi Romani portavano in processione il simulacro di Anna Perenna (divinità femminile agricola di dubbia origine) e la gettavano poi nel Tevere. Questo tipo di pratiche sono, al contempo, riti di fertilità (la natura si rinnova, lasciandosi alle spalle l’inverno e l’anno vecchio) e una versione del “capro espiatorio” (liberazione delle colpe della comunità). Durante la Quaresima cristiana, questa sagra serve anche come pausa da fioretti e astinenze.              A Manerbio, ogni anno, si “brucia la vecchia” nel giorno del giovedì grasso. Nel 20...

Un Carnevale da ricordare, tra passato e futuro

Quello del 2017, per Manerbio, sarà un Carnevale da ricordare. Il 18 febbraio, il palazzo comunale è tornato al 1717, con una “Serata in pompa magna”. In piazza C. Battisti, quella sera, sono giunti in calesse i conti Luzzago (alias compagnia “Le Muse dell’Onirico”): Trivulzio Vero Omo de ‘na Volta, detto il Ciurda, e la consorte, Clitolde Filippona d’Aragosta in Luzzago. Con loro, c’erano i figli: Atlante Can de Caio e Gazza Ferrea Menta; poi, la nuora Sgomenta Tirella, vedova de la Motella in Luzzago, la sorella della contessa (Annetta Brocola Lusarda D’Aragosta) e una dama di compagnia: Turtella Ciara Ripiena da Crevalcore. I conti hanno assistito al Palio delle Bestiazze: gara di corsa fra squadre travestite da animali. Tra i figuranti, c’erano anche i giovanotti venuti dalla Guinea per richiedere asilo politico, che hanno ringraziato i manerbiesi con una poesia. Di poeta era presente anche il RimAttore, Pier Paolo Pederzini da Crevalcore (BO): un improvvisatore di rime.  ...

Al mé Partìt

“ ‘ Na ólta ‘l mé Partìt, sö ‘l Gagliardèt, al ghìa martèl, fiochèl e ón libritì. Martèl de i operài, dè tègner strèt, Fiochèl pèr anfröscà, dèi contadì. Al lìber… pèr chi ghìa stüdiàt ón pó e ‘l n’ja pó òja dè ‘nzönöciàs zó. I prìm dù arnés, ón dé j’à tiràcc vià e i gà zontàt ón bèl garòfol ròza: argü i ghéra tacàt a rabegnà… ma töcc i có j’è facc a la só fòza. Pèr i operài e pèr i contadì sa s’ìa salvàt apène ón fiurilì! Pàsa amó ‘l tép e, ‘ndè l’Otantasèt, sóta ‘na barachìna dèi Giupì, i fa ‘n ótra bögàda al Gagliardèt: i zlónga ‘l fiùr… e i scàsa ‘l Libritì. Dóca: Vìa i contadì, vìa j’operài, vìa i Lìber… chèi bù a lèzer, che farài? Al «QUARTO STATO»… an jeans i l’à mitìt, i fa i «Congrès», i cüra al «LOOK», la diéta, le s.cète cói garòfoi söl vistìt e ‘l rèst… l’è töt «TERZIARIO ANALFABETA»! Al mé Partìt l’è bèl ma l’è ‘n pó scàrs: ‘na ólta l’ìa «Marsìsta», adès… él màrs?” MEMO BORTOLOZZI (1990) Da: MemoRandum....

Re Ambrognaga, la vecchia e il tribunale

A Manerbio, il Carnevale del 2015 è stato festeggiato a metà Quaresima. Era stato programmato per domenica 15 febbraio, ma il tempo inclemente ha richiesto un mutamento in agenda. Carri e gruppi hanno dunque sfilato la sera del 12 marzo, incontrando il pubblico in Piazza Italia. La data scelta ha permesso di fondere il Carnevale con il “rogo della vecchia”, che rappresenta l’abbandono dell’inverno e delle scorie dell’anno trascorso. In questo, ha avuto un ruolo centrale il gruppo di teatro dialettale “Chèi dè Manèrbe”. Sotto la direzione di Angela Maria Bortolozzi, sorella del compianto poeta Memo, è stata riproposta la maschera di Ambrognaga, l’uomo-albicocca che è da decenni il re del Carnevale manerbiese. Il personaggio è stato trasportato in “trionfo” su un carrozzone da fiera, mentre un altoparlante trasmetteva il “tango bresciano” a lui dedicato. Ambrognaga era affiancato non da un ciambellano, ma da un Ciambellone di corte. Intorno a lui, i “Menaguaios” dagli ampi sombreri sc...