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Visualizzazione dei post con l'etichetta affettività

In-esistenza

Lei entra dalla porta a vetri e si avvia verso il bancone di legno scuro. È una presenza familiare qui: non ostessa, non cameriera, piuttosto una creatura di questo acquario caleidoscopico. Non è detto che ci sia, ma la sua apparizione è naturale in ogni momento. La osservo da dietro i miei libri, mentre i fondi del mio caffè s’impigriscono nella tazzina abbandonata. Gli occhi grandi di lei seminano bagliori d’acquamarina, resi tanto più ipnotici dalla cornice di pelle olivastra in cui s’incastonano. Lei –dal viso alle labbra ai fianchi- è morbida e generosa come un frutto tropicale. Sul capo, ha una selva di trecce rastafariane lunghe fin quasi alle sue caviglie e crespe come radici. Lei è una creatura di nessun mondo –impossibile domandarsi da dove venga. L’estate l’ha vestita d’un abito a fiori, lungo e leggero, che culla i suoi seni colmi. Arrossisco e mi rituffo negli esametri greci.             Lei è una delle t...

I miei nemici

Sono persone rilassate, affabili, cortesi. Né potrebbe essere altrimenti. Non hanno nulla per cui agitarsi. Vogliono garantire la proprietà privata in un mondo capitalista; mantengono fermi tre o quattro principi che non richiedono poi troppa fantasia; si sentono “normali” in un mondo di “disadattati” a cui rimproverano di voler essere se stessi. Inutile ricordar loro quell’aforisma di Oscar Wilde: “Una rosa rossa non è egoista perché vuol essere una rosa rossa. Sarebbe terribilmente egoista se volesse che tutti i fiori del giardino fossero tutti rossi e tutti rose.” Allo stesso tempo, riescono ad aver l'aria degli "alternativi". Deprecano l'impossibilità di fare pubblicamente talune affermazioni, ma hanno luoghi e occasioni in cui esplicitarle comunque. Vedendoli davanti ai problemi sociali, vien da domandarsi se siano ignoranti o perfidi. Non ci sono molte altre ipotesi per spiegare la loro insensibilità, il modo in cui mentono a se stessi per difendere una “fo...

Biglietto intimo per un nemico

Avrei preferito dirti queste cose poggiando la testa sul tuo petto, in uno di quegli abbracci schivi e fraterni a cui –palesemente- non sei abituato, ma che ti riescono senza sforzo. Non posso aspettare che la fortuna decida quando potrò parlarti, ora che sono così piena di parole spumose. Anche perché ho la sensazione che tutto ciò non riguardi solo noi –come una poesia, che può essere intimista, ma mai intima. Mi dici che sarebbe “violenza”, per te, dover credere giusto qualcosa che le tue impalcature filosofiche rifiutano. Il fatto è che la posta in gioco non sono affatto i tuoi convincimenti, ma le vite di persone che da essi sono (più o meno direttamente) toccate. Se si trattasse solo di te, della tua configurazione come persona… avrei paura di mutare anche solo una sfumatura. Sono folle nel compiacermi di te, della tua ruvida eleganza, del tuo cuore chiuso in uno scrigno di velluto. Sei un bacino conchiuso e comodo, pieno d’un’acqua calda che potrebbe soffocarmi me...

Io sono mia

Un 8 marzo luminoso, sia per il sole che per gli occhi chiari e teneri del mio uomo. Colazione in una sala da the graziosa e fuori dal tempo, al posto della mimosa. Un turbinoso centellinare di momenti soavi. Poi, rientro e mi siedo al computer. E l’articolo in cui m’imbatto è questo:  Sesso a 14 anni, le adolescenti raccontano: "Se non ti fai sverginare sei una sfigata" . No, ai “miei tempi”, l’ambiente del liceo non era così pressante in questo senso. Chissà poi se tutte le “Lolite” d’allora erano davvero tanto esperte… In fondo, eravamo poco più che bambine. Più ardimentose dei maschietti anche noi, comunque. Almeno, nell’esprimere i nostri desideri, le nostre idee e le nostre ripulse, perfino. Fosse come fosse, l’argomento “sesso” era importante. E la “scandalosa” ero io: la “vergine Diana” scontrosa, la “Maria Goretti” con la spada di legno impugnata contro il mondo. C’erano bensì inesperienza e utopia nel mio sentire, i fantasmi grandiosi e cinerei ...

Il porto e il vento

Il passo lungo di Lui mi affianca, assieme alle sue parole. «Tu non sei una locomotiva stanca » medita, riprendendo una mia affermazione. «Anzi… in questi ultimi tempi, hai accelerato. E io… restavo indietro a guardare».             Rimastico. Sì: ho accelerato. Sono corsa incontro a nuovi interessi, nuove compagnie, nuove esperienze, nuove estetiche – a una vita nuova - senza aspettarlo. A un punto tale da non saper più chi fosse Lui –e chi fossi io. Offesa indicibile o ineluttabilità? Comunque, era scritto nel mio carattere. Se devo errare, erro più per eccesso che per difetto, per avventatezza più che per paura. Anzi, ho una sotterranea fobia della prudenza. La virtù dei morti che seppelliscono i propri morti, mi dico. In un certo senso, quel che ho di prudenza è tutto alienato in questo angelo ossuto e dimesso, la cui unica –fondamentale- temerarietà è stata quella di voler cavalcare una puledra pazza. Io e Lui ricordi...

La danza del serpente, ovvero La filosofia dei supereroi

“Questa è la danza del serpente/che vien giù dal monte/per ritrovare la sua coda/che ha perso un dì…” recita una filastrocca. Anche Beatrix (Uma Thurman), dopo quattro anni di coma, parte per “ritrovare la sua coda”: i pezzi del proprio passato dilaniato. La trama di Kill Bill  è nota: un’ex-killer professionista –Beatrix, appunto- subisce un attentato da parte della Deadly Viper Assassination Squad, alla vigilia delle nozze. Uscita (o, meglio, fuggita) da un luogo di cure tutt’altro che caritatevoli, va alla ricerca dei membri della Squad, per vendicare su di loro la perdita dello sposo (Chris Nelson) e, ancor più, quella della bimba che già portava in grembo (non sapendola sopravvissuta). L’impresa riuscirà senza scampo, almeno a giudicare dal nome in codice della protagonista: “Black Mamba”, un rettile che, in Africa, sarebbe sinonimo di morte sicura. L’ultimo obiettivo, appunto, sarà l’ “incantatore di serpenti” Bill (David Carradine): ex-boss della Sposa, padre biologico d...

Dramma da quattro mura

 Maledetta penombra che cancella gli angoli con il suo passo di gatto, per tessere un fondal di confidenza a te che mi chiami: “Attico…” – è il segnale del tuo profluvio materno e terribile, della mia complice ed interna assenza; maledetto il paradosso normale in cui sboccian questi fiori del male.   Non so se mi tiene affetto o timore stretto ad un lembo della tua ombra; sei lo spettro che torna a posare sulla mia fronte un bacio lunare; poi te ne vai, lasciandomi ai sogni di questo giorno svegliato di colpo; sono il piccolo principe dei tuoi dolcissimi deliri che non vuoi.   So che non moriresti senza me, ma vivresti di meno; non ti fermi presso il mio focolare, ma ritorni, quando ti chiama il vuoto di penombra, e bevi dal mio corpo un abbraccio che mi lascia più caldo –e più alienato. Non sono il tuo calice –e forse t’odio per questo –ma non conosco il tuo nome, che, nel rito, salmodio.     ...

Non è sempre Stoccolma

“Sindrome di Stoccolma”. Un concetto affascinante e complesso che si è librato fuori dal cielo delle neuroscienze, per correre nei pascoli del linguaggio comune. Purtroppo. Non appena si vede qualcuno andar d’accordo con persone che non hanno immediatamente soddisfatto il suo ego, ecco che arriva: “Ah! Sindrome di Stoccolma…” No, miei cari.   La  sindrome di Stoccolma è quel legame di complicità che si crea in un sequestro di persona fra il rapito (che si affida al sequestratore) e il rapitore (che è gratificato dall’abbandono “infantile” del sequestrato). Niente di scandaloso. Normale debolezza umana. Comunque, come è spiegato bene nel Dizionario Della Salute di Corriere.it, la sindrome riguarda espressamente i sequestri di persona a mano armata, con costante pericolo di vita per gli ostaggi. Non c’entra niente con l’affetto verso un genitore/docente severo. Non c’entra niente con la disponibilità a riconoscere un errore (secondo un codice comportament...

L'equivoco

Un errore che commette spesso il nostro individualismo è quello di confondere sottomissione e dedizione. La sottomissione è la condizione di chi obbedisce alla volontà d’un altro perché questi, momentaneamente o meno, possiede una forma di forza: quella dei muscoli, del denaro, dell’opinione pubblica, delle cariche, delle leggi, della cultura, dei legami familiari, delle armi, della reputazione. La dedizione è la condizione di chi cerca di realizzare la volontà e i desideri d’un altro senza che nessuno glielo chieda: per voluptas diligendi, amore d’amare. Perché quell’ “altro” (singolo o collettivo, concreto o ideale) riempie la vita in modo potente, è una trasfusione salutare nelle vene dell’animo. Cosicché non ha neppure troppo senso distinguere volontà e desideri di chi si dedica da quelli della persona a cui si dedica. Ci sono anche momenti in cui il “dedito” si abnega (è naturale); ma questa abnegazione lo fa sentire ancor più realizzato, come un gran prezzo speso per una pe...

E se si avverasse?

Per incontrare i gusti televisivi di tutta la famiglia, almeno a casa mia, occorre beccare qualcosa come  Racconti incantati (regia di Adam Shankman, 2008). Il protagonista è l’erede spodestato d’un albergatore. Relegato al ruolo di tuttofare, sogna il riscatto e traveste le proprie aspirazioni nelle fiabe che improvvisa per i nipotini. I due piccoli ossi duri hanno sempre il suggerimento pronto per arricchire la trama. E il “Cenerentolo” si accorge che le idee dei bimbi si realizzano nella sua vita… Nel complesso, un’americanata in stile “film di Natale”, “credete-sempre-nel-lieto-fine” e sviolinate sul tema. Che riescono, però, a incorporare grancasse da kolossal d’azione: salvataggi all’ultimo minuto; corse folli in motociclette che sembrano, più che altro, aerei; improbabili colpi di destrezza… I film americani mi fanno sempre sentire ancor più italiana di prima.            Però, Racconti incantati merita pure due righe. ...

A me nono (A mio nonno)

   La stüa la borbòta i sò 'nsome calcc, 'n dèl cantù a l'umbrìa de la làmpada; la somèa la cansù de la Séra che la pasa sö 'n sentér, chi sa 'ndòe. "L'è stàda chèla ólta..." Giü a giü, i grà de la tò éta i scor de i tò làer scür, i vé zo a polsà 'n de le me mà. I sènte: i è nostrà come la cara de la buna lègna che scàlda 'n casa. Sare i dicc e nine le tò memorie, 'ntàt che 'l ciel al smorsa le candéle e 'l ma 'ntorcia 'n de i sò lensöi ömecc. Traduzione:   A mio nonno. “La stufa borbotta i suoi sogni caldi,/ nell’angolo all’ombra della lampada;/ sembra la canzone della Sera/ che passa su un sentiero, chissà dove./ “È stata quella volta…” Uno ad uno, i grani/ della tua vita scorrono dalle tue labbra scure,/ scendono a riposare nelle mie mani./ Li sento: sono genuini come la carezza/ della buona legna che scalda in casa./ Chiudo le dita e cullo i tuoi ricordi,/ intanto che il cielo spegne le c...

Cose da ragazze

“ Pasturo, 20 settembre 1936 Caro Vittorio, torno a scriverti questa sera con un po’ di calma per dirti che oggi, giù al tennis, ho visto la Isa e che con mia somma gioia ho visto riconfermati tutti i migliori giudizi che io ho dato su di lei. È veramente una cara ragazza intelligente e bisogna proprio perdonarle alcuni brevi ‘errori di recitazione’ e qualche atteggiamento sbagliato. Sostanzialmente, è una personalità molto interessante, direi quasi eccezionale, e mi sembra di volerle sempre più bene. Sai che della vostra passeggiata, senza che io dicessi una parola, mi ha dato la stessa precisa versione che mi hai dato tu? Impossibilità di creare artificiosamente un’atmosfera –o meglio: di sostenere un’atmosfera creata artificiosamente –ritrovarsi delusi e smontati di fronte alla realtà dopo il lavoro d’immaginazione. Non abbiamo potuto dire di più. Ma mercoledì passerò tutto il pomeriggio da lei e potremo parlare. Ma la cosa sensazionale è questa: sai che cosa è ve...

Lullaby

Non la luna, ma un sogno d’acqua ti guida nei meandri del sonno, lungo una riva dove i narcisi crollano il capo, pallidi come ombre. Dormi, Attico, sull’orlo tessuto dalle mie lacrime strane: non ti turberà il mio volto svuotato, né il battito spento del mio cuore. Tu sei al di là dell’amore, nella fanciullezza stregata che Selene posò sulle ciglia di Endimione, per negargli i giorni da uomo. Anche tu posa il capo nella tua urna incantata   e non pensare alle mie lacrime strane che scontano il canto dei narcisi intonato per il tuo cuore.   Segnalata a “I Poeti Laureandi”, bandito dal Collegio Universitario S. Caterina da Siena, Pavia, 2011

L'almanacco delle cicogne

R. è appena tornato dal Librino, un quartiere di Catania dove ha tenuto un corso in una scuola media. Per intenderci: secondo lui, al confronto con il Librino, “Scampia di Napoli è Disneyland”. <<Eravamo in cortile>> racconta <<e una delle mie allieve, a un certo punto, ha fatto un gesto di saluto verso una casa vicina. Alla finestra, erano affacciate due donne e una neonata. “Chi saluti?” le ho domandato. “Mia madre, mia nonna e mia figlia !” ha risposto, sorridendo>>. Non la sentivo da anni. Eravamo compagne d’asilo; lei deve avere un anno meno di me, ovvero 22, attualmente. “ Con lui, va tutto benissimo! Aspettiamo anche un bambino che è in arrivo fra poco, mancano 2 settimane circa.... Il resto tutto bene. Lui lavora; io, come puoi immaginare, adesso non posso, aspetterò un po’!!!! Intanto, aspetto il mio evento; per il lavoro, più avanti, vedrò...” mi ha scritto l’anno scorso. Lui era il fidanzato, con cui ha ormai messo su casa . Hanno condiviso le f...

Questa non è Wonderland

“La tua Ines non esiste […] non è colpa mia se tu mi hai mitizzato. Io sono una persona in carne ed ossa, con la sua vita. Non cederò di un millimetro ai tuoi capricci cataclismatici. Posso aiutarti, posso tenderti la mano, ma resterò distante. Distante da te. […] Era troppo sperare di vederti entrare da quella porta, cosciente e luminoso, calmo, sereno… Era troppo parlare di te, del tuo problema, avvicinarti al mio mondo. No. Hai deciso tu. Tutto quello che hai scritto deve avverarsi, perché tu sei al centro. Profeta del mio cazzo. La verità, piccolino, è che nessuno ti ha mai preso a sberle. […] Ti hanno assecondato […], ti hanno imbottito di parole come poverino e vittima, anziché lasciarti nella tua pozza marcia a sgocciolare per un po’. Ti avrebbe fatto bene, sai? Ma tu, ora, pretendi tutto, forte del tuo startene su uno scalino, più in alto di noi normali, vero? […] Questa non è Wonderland, piccolo.” VINCENZO DI PIETRO Da: Vincenzo...

Lupus in Fabula

O mio cuore dal nascere in due scisso, quante pene durai per uno farne! Quante rose a nascondere un abisso! (Umberto Saba) Le sue dita imprimevano un ritmo indiavolato alle corde del pianoforte. “Non dovresti picchiarli così, quei tasti” gli diceva sempre “Floyd”. Sbuffò e richiuse lo strumento. Lo sapeva. Fin troppo. Il diploma del Conservatorio non era solo un pezzo di carta e ne era fiero. Solo questo. L’ unico problema –ne era convinto. La cosa che sonnecchiava al fianco della lucida mente musicale, come fosse la sua sposa –maledettamente ideale. Se la scrollò di dosso e lasciò la stanza. Raggiunse la sala comune del Ghislieri. Quattro collegiali arroventavano le manopole del calcetto; il venticinquenne “Chiambretti” dava prova di sé con le freccette del tiro a segno, sfidando due “fagioli” del secondo anno ed un paio di matricole. Il loro sorriso ironico non si scioglieva in commenti –evidentemente- per rispetto dell’anzianità. Si lasci...