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Visualizzazione dei post con l'etichetta platone

Morire di bellezza

Lui si chiama Dorian: ovvero, “dorico”. Fin dal nome, rimanda all’universo estetico greco, quello che ha esaltato –fra l’altro- la bellezza efebica.              Il ritratto di Dorian Gray (1891) è l’unico romanzo lasciatoci da Oscar Wilde (1854 – 1900): autore bensì prolifico, ma di racconti, poesie, pièces teatrali. Non amava la narrativa di ampio respiro. Anche Il ritratto di Dorian Gray fu composto per inserzione successiva di capitoli, necessaria a raggiungere la lunghezza voluta dall’editore. Il risultato, però, non è meno apprezzabile per questo. Esso è descrivibile con un’espressione impiegata da Lord Henry Wotton nel romanzo medesimo: “piacevole come un tappeto persiano e altrettanto irreale” (cap. 3).             La narrazione si apre nello studio del pittore Basil Hallward, un moderno sileno rozzo d’aspetto e colmo di bellezza nell’anima. Buona parte di q...

Gli argini del fuoco

«Bene… Ora, teorizzalo!» Questa fu la risposta di una mia amica alla pubblicazione di In-esistenza . Teorizzare la bisessualità. Un’esigenza delle (non solo) sue rivendicazioni. «Tanti dicono che i bisessuali non esistono…» Si potrebbe riempire un’enciclopedia con le cose che “non esistono”. “Le lesbiche non esistono. È solo una fase. Devono solo trovare l’uomo giusto”. “I gay non esistono. Hanno solo bisogno di ‘cure’”. “Non esistono uomini o donne transessuali. Una donna resta una donna anche se si è fatta operare. Così pure un uomo. È il corpo a influenzare la mente, non il contrario”. E potremmo proseguire anche in altri ambiti: “Le donne goliarde non esistono. È impossibile che una donna abbia un atteggiamento goliardico”; “Non esiste un credente che pensa”; “Non esiste l’amicizia fra uomo e donna”. E via discorrendo. Ogni genere di ideologia o di formazione –a quanto pare- si arroga il diritto di stabilire cosa possa o non possa esistere. A questo atteggiamento già ri...

Perché non ho ucciso Platone

Manerbio, 17 luglio 2013 Caro Platone, dubito fortemente che questa mia possa pervenirti, date le distanze di spazio e tempo che ci separano. Ma, spesso, le lettere più importanti sono scritte soprattutto a se stessi. Se vuoi sapere chi io sia, ti basti questo: sono una per cui, probabilmente, non ci sarebbe posto nella tua utopia.             Tempo fa, ho esposto  qualche considerazione circa il tipo di impatto che hai avuto sulla mentalità diffusa. Sono giunta a fantasticare d’ucciderti –simbolicamente. Perché sei “ingombrante”. Perché la tua fissazione per il risanamento della cosa pubblica apre la strada a una malattia peggiore: la nevrosi.             Per questo, sono stata incapace dell’immediato entusiasmo di Matteo Merogno , leggendo i primi quattro libri della tua Repubblica. In questi, ti dilunghi su cosa sia la giustizia; la definisci prima a l...

Uccidere Platone?

Sto leggendo le Leggi di Platone: IX, 860d-864c. Il volume è quello giallo, gommoso e mastodontico di Tutte le opere del filosofo, che la Newton Compton ha pubblicato, nel 2009, per la collana “I Mammut”. Una massa mostruosa di testi conservati, rispetto ai pochi “fiori rosa” di Saffo, o ai barlumi di Parmenide ed Eraclito. Perfino del famoso Socrate, maestro di Platone, nulla è rimasto (ah, già… pare che non fosse proprio innamorato della scrittura. Sconfitto in partenza, in questo senso). Il filosofo che “sapeva di non sapere”, per noi, è, perlopiù, quello dipinto dal suo più illustre allievo: anche in barba ad altri (Senofonte, fattene una ragione…). E, in base a questo spartiacque made in Plato, si dividono i pensatori della grecità: “presocratici” e “dopo Socrate”, con il rigagnolo del cinismo, la fontana di Aristotele, il fiume ramificato della Stoà… Neanche fosse Gesù Cristo…             Basta questo, per capire cos’abb...