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Polli d'allevamento

Vivono stipati in alloggi ristretti. Il loro cibo è artificioso e insano. Sono imbottiti di medicinali, per compensare le condizioni di vita non salutari. Mai aria limpida, mai contatto con la terra. La loro luce viene da lampade, non dagli astri. Conducono un’esistenza anaffettiva; si riproducono con ritmi innaturali che, spesso, necessitano di ricorso a biotecnologie.  Polli d'allevamento Il ritmo della loro giornata è così frenetico che non hanno nemmeno tempo di farsi domande. Non di rado, sono tanto anestetizzati da qualunque stimolo creativo, intellettivo o sentimentale da non provare nemmeno interesse per le questioni esistenziali. Qualora se ne ponessero, probabilmente, si troverebbero a guardare nella voragine dell’assurdo. L’unico fine delle loro vite è quello di essere comprati e venduti. Ma non lo sanno. A quasi ogni parte del loro corpo, a ogni loro funzione fisiologica può essere assegnato un prezzo di mercato, volendo. Bellezza, sentimento, desiderio… Spre...

I margini di Stefano Santi

“Ai margini dell’urbano, ai limiti del figurativo”. Così recitava il sottotitolo della mostra “ Boundaries ”, che, in inglese, significa “confini”. L’esposizione ha raccolto le tele di Stefano Santi (Acquafredda, 1965): architetto e pittore. La sede era la Sala Mostre (o “Sala Caminada”) di Palazzo Luzzago; l’evento era presentato dal Comune di Manerbio. Le opere sono state visibili al pubblico il 18 e il 19 giugno 2016. L’introduzione è spettata al prof. Massimo Rossi, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Sue erano queste eloquenti righe in locandina: «Con Stefano Santi vi è una facile tentazione di realismo. Dopo pochi attimi, tuttavia, ci si accorge di quanto la questione sfugga al semplice sguardo per divenire, quindi, memoria, impressione, struggimento, interrogazione. Un viadotto non è più una banale infrastruttura e una corsia autostradale sgrana, veloce, in un metaforico orizzonte in fuga».            ...

Brave New World

“Ed ecco, mi cacciavo, di nuovo, fuori, per le strade, osservavo tutto, mi fermavo a ogni nonnulla, riflettevo a lungo su le minime cose; stanco, entravo in un caffè, leggevo qualche giornale, guardavo la gente che entrava e usciva; alla fine, uscivo anch’io. Ma la vita, a considerarla così, da spettatore estraneo, mi pareva ora senza costrutto e senza scopo; mi sentivo sperduto tra quel rimescolìo di gente. E intanto il frastuono, il fermento continuo della città m’intronavano.             «O perché gli uomini,» domandavo a me stesso, smaniosamente, «si affannano così a rendere man mano più complicato il congegno della loro vita? Perché tutto questo stordimento di macchine? E che farà l’uomo quando le macchine faranno tutto? Si accorgerà allora che il così detto progresso non ha nulla a che fare con la felicità? Di tutte le invenzioni, con cui la scienza crede onestamente d’arricchire l’umanità (e la impoverisce, perché costa...

Assolo notturno

Mi lascio alle spalle il cancello umido d’inverno. Nel vicolo cieco, penetra la luce di lampioni lontani. Una figura, in fondo alla viuzza, si stringe al cellulare. Scivolo accanto ai resti cariati di un rustico, alle finestrelle di quella che deve essere stata una stalla. Sorpasso la figura –una donna bassa, infelicemente inguainata in un tubino e nei collant.             Il chiarore dei lampioni, ora, mi raggiunge, senza illuminarmi. La sera fradicia e precoce di dicembre mi avvolge come un abito. Finalmente, sento di essere quello che sono: uno spettro pulsante in uno habitat d’ombre.             Proseguo lungo la via principale –una scorciatoia invitante si apre al mio fianco, ma la ignoro. Mi guardano case sempiterne, dai portoni di legno o dagli usci scheggiati, con finestre alte e mute ormai care ai piccioni Ma, ora, di piccioni non se ne vedono.   ...

After Midnight. Una notte di ordinaria follia

È l’01:15 circa. Io e F. stiamo tornando da una delle rare serate after midnight che ci concediamo. La vita notturna continua alle nostre spalle, già un po’ languida. Poi, dal vano di un portone, urla e singhiozzi: «Aiutatemi!» È una ragazza, raggomitolata in un angolo. A voce quasi altrettanto alta, le risponde un giovanotto: «Ma che dici, amo’? Ma che t’ho fatto…?»             Mi fermo. F. mi strattona per la manica. Non gli dò retta. Tutto sommato, la scena sembra essere una lite di coppia sfuggita di mano. Lei, però, continua a piangere e a chiamare i passanti. Lui non demorde. Qualcun altro si è fermato.             F. gioca un’altra carta: «Chiamiamo qualcuno…» Confermo: «Bene. Tu sta’ qui e chiama». E mi avvio verso la coppia.             Mi rivolgo a lui. «Scusi, detesto intromettermi nelle faccende persona...

No, non ce l'abbiamo coi pavesi

No. Noi studenti dell’università di Pavia non ce l’abbiamo con la gente del posto. Anche se, durante una dimostrazione di protesta contro i tagli all’istruzione pubblica, un cinquantenne temporalesco ci ha biascicato: «Vedete di studiare un po’ di più, eh?» Anche se il fatto di star fuori con amici fino a tarda sera, o prolungare un concerto (pur autorizzato dal Comune), o tagliare edera incolta per farne festoni basta a bollarci come “spine nel fianco”. Anche se litigare con uno stoppino difettoso, in chiesa, accendendo un lumino, ci attira gli strali di una beghina semi-parlante. Anche se, quando il Corallo-Ritz ha chiuso i battenti, un rispettabile Pinco Pallino ha pontificato: «E gli studenti dove sono finiti? Preferiscono spendere 10 euro per una birra, piuttosto che per il biglietto del cinema? O guardano i film sulla pay TV, ‘tanto paga papà’?» Ebbene, rispettabile Pinco Pallino: le commediole e i fantocci in 3D che passavano da un pezzo non valevano neppure i 5 euro del big...

L'iceberg sotto la punta

"Camminavo per la città, depresso e furioso contro Judi. Perché mi aveva indotto a partire? Che cosa ero venuto a fare ad Algeri? Che cosa avrei scritto, come avrei giustificato il mio arrivo?A un tratto vidi formarsi un capannello in avenue Mohammed V. Corsi a vedere. Ma si trattava solo di oziosi attratti dalla lite tra due autisti scontratisi all'incrocio. In fondo alla strada intravidi un altro piccolo assembramento. Corsi a vedere. Era una fila di gente che aspettava pazientemente l'apertura dell'ufficio postale. Il mio taccuino era intonso: niente da registrare. E invece, proprio da quel soggiorno ad Algeri avrei imparato che, malgrado gli anni di esperienza giornalistica, stavo sbagliando tutto. Cercavo le immagini spettacolari, convinto che l'immagine potesse sostituire una comprensione più approfondita della realtà, che il mondo si potesse interpretare solo attraverso ciò che ci mostrava nell'ora della crisi spasmodica, quando era scosso da spari...

Sarà quel che sarà

L’ultima notte dell’anno è un buon momento per far ciò che non si ha mai fatto. Così, la sera di S. Silvestro 2012, mi sono guardata tutto Gli Aristogatti . La mia cinefilia, piuttosto recente, mi sta facendo riscoprire i classici Disney. Non ho potuto godermeli adeguatamente, durante l’infanzia. Non avendo il videoregistratore, li vedevo a scuola o a casa d’amici. I quali, conoscendo già a memoria quelle pellicole, esaurivano ben presto la propria (e la mia) attenzione. Non che lo avvertissi come un gran danno… Preferivo i libri per l’infanzia che riportavano quei fotogrammi e quelle storie. Il regalo natalizio, di rito, era   la versione cartacea dell’annuale film Disney. Una sciocchezza, col senno di poi. Anche se mi mise in pari con la cultura infantile d’uopo.        Non mi dilungo su una trama nota, dunque. Un’innominata “Madame” parigina, ex-diva d’opera lirica, destina la cospicua eredità alla gatta e ai suoi tre piccoli. A bocca asciutta ...

La città europea: teorie e sviluppo

Relazione per lo I.U.S.S., presentata al prof. Guido Martinotti a conclusione del corso del primo semestre sulla storia urbanistico - sociale delle città. A. A. 2009/2010 Il titolo stesso di questa relazione pone un'implicita domanda: si può parlare di "città europea"? Ossia: le città dell’Europa presentano caratteristiche comuni e peculiari rispetto a quelle di altri continenti? Fra esse, sarebbero comprese quelle sociologiche, economiche e storiche. Dette caratteristiche saranno, per l’appunto, prese in esame nei seguenti paragrafi. Perché "città europea"? Al primo interrogativo risponde Serena Vicari Haddock , nel suo saggio La città contemporanea , edito da Il Mulino (Bologna 2004). L'autrice sostiene che la categoria di "città europea" è definibile soprattutto attraverso il confronto con quella americana, per via di talune particolarità riconoscibili [1]. Innanzitutto, gli agglomerati urbani, in Europa, si adden...