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Il maiale, buon spirito della Bassa Bresciana

Dire “Bassa Bresciana” vuol dire anche “maiale” : quello che ci regala il salame festeggiato annualmente dal Bar Borgomella di Manerbio ; quello da cui hanno origine lo spiedo e il “pà e salamìna” che non mancano mai alle sagre estive. Come se non bastasse, lo vediamo di continuo accanto a Sant’Antonio Abate.  Veniva già allevato dai Celti , che si insediarono nel sito dell’attuale Manerbio a partire dal 395 a.C. (Vedi: “La Bassa e la sua memoria. Nove Comuni si raccontano”, a cura di G.M. Andrico ed E. Massetti, Roccafranca 2004, La Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, pp. 64-65). Le fattorie celtiche coltivavano cereali e allevavano maiali e pecore: così spiega l’archeologo T.G.E. Powell (“I Celti”, 1999, EST, p. 85). L’antropologo Marvin Harris così nota, in un apposito capitolo di “Buono da mangiare” (Torino 2015, Einaudi) : nutrito con frumento, mais, patate, soia e qualunque vegetale a basso contenuto di cellulosa, il maiale diventa prodigiosamente florido. ...

Il maiale: dall’iconografia dei santi al design industriale

Del maiale non si butta via nulla. Anche a livello estetico. La devozione popolare lo vuole persino nell’alto dei cieli, al fianco di S. Antonio abate . Esso ricorda il grasso suino col quale si fabbricavano i medicamenti contro l’ergotismo e l’ Herpes zoster : il “fuoco di Sant’Antonio”, appunto. Nel IX sec., le reliquie di S. Antonio furono traslate da Costantinopoli alla Motte-Saint-Didier, in Francia. Qui, dove già c’era un monastero benedettino, venne istituita una comunità laica che curasse i malati nel modo suddetto. Quella prima comunità laica si trasformò gradualmente nell' Ordine Ospedaliero dei canonici regolari di sant'Agostino di sant'Antonio Abate, o degli “Antoniani” , approvato nel 1095 da papa Urbano II e confermato nel 1218 da una bolla di Onorio III. Un privilegio accordato agli Antoniani fu quello di poter allevare maiali per uso proprio.             Uno dei maiali dipinti da Mario Cantaboni per ELIOPIG. N...