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Visualizzazione dei post con l'etichetta tolleranza

Dizionario dei luoghi comuni LGBT: Normalità

Prosegue il viaggio nei luoghi comuni a sfondo LGBT . Oggi, il lemma è...    N - NORMALITÀ   Ah, la normalità...! È uno dei miei argomenti preferiti . La prima cosa che mi fa venire in mente questa parola è una scena di Frankenstein Junior :   Dobbiamo sembrare persone normali!   Nella scena successiva, il protagonista mente spudoratamente a un poliziotto circa l'esistenza del mostro che ha creato. È invece più difficile capire il senso di questa frase quando viene pronunciata nel mondo reale, soprattutto in merito alle persone LGBT . Intanto, l'implicazione è che essere qualcosa di diverso da cis-etero significhi venire da un mondo altro: forse Narnia , forse Marte, chissà. Altrimenti, perché dovremmo "sembrare" qualcosa che "non siamo", ovvero "normali"? Inoltre... esattamente, com'è l'identikit della "persona normale"? Look da maranza, come tanti ragazzi delle scuole medie pubbliche? Coda di cavallo e pan...

Elogio della Follia

“Spesso sento delle voci. Mi rendo conto che, ammettendolo, finisco nel novero dei pazzi, ma non me ne importa più di tanto. Se si crede, come ci credo io, che la mente voglia guarire se stessa, e che la psiche cerchi la coerenza e non la disintegrazione, non è difficile concludere che la mente produrrà quello che serve per raggiungere il suo scopo.              Si presume che chi sente le voci compia azioni efferate; le sentono gli assassini e gli psicopatici, e anche i fanatici religiosi e i kamikaze. Ma in passato le voci erano un dono e un privilegio. I visionari e i profeti, lo sciamano e la guaritrice. E, naturalmente, i poeti. Sentire le voci può essere una cosa buona. Impazzire è l’inizio di un processo. Non dovrebbe esserne il risultato finale.             Lo psichiatra Ronnie Laing, il guru che negli anni Sessanta e Settanta fece diventare di moda la fol...

Tolleranza

“La tolleranza, sappilo, è solo e sempre puramente nominale. Non conosco un solo esempio o caso di tolleranza reale. E questo perché una «tolleranza reale» sarebbe una contraddizione in termini. Il fatto che si «tolleri» qualcuno è lo stesso che lo si «condanni». La tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata. Infatti al «tollerato» […] si dice di far quello che vuole, che egli ha il pieno diritto di seguire la propria natura, che il suo appartenere a una minoranza non significa affatto inferiorità eccetera eccetera.  Ma la sua «diversità» - o meglio, la sua «colpa di essere diverso» - resta identica sia davanti a chi abbia deciso di tollerarla, sia davanti a chi abbia deciso di condannarla. Nessuna maggioranza potrà mai abolire dalla propria coscienza il sentimento della «diversità» delle minoranze. L’avrà sempre, eternamente, fatalmente presente. Quindi - certo - il negro potrà essere negro, cioè potrà vivere liberamente la propria diversità, anche fuori - certo -...

Il tafano, ovvero Necessaria follia

“…uno come me, davvero appiccicato dal dio alla città […] come a un imponente cavallo di razza, che è però per la sua mole un po’ pigro e bisognoso di essere stuzzicato da un qualche tafano…” ( Apologia di Socrate , 30e) Buon, vecchio Socrate… Così facile dire di lui tutto il bene e tutto il male possibile… Un mosaico dell’edificio precristiano sottostante la cattedrale di Apamea lo rappresenta attorniato dagli allievi (terzo quarto del IV sec. d.C., regno di Giuliano l’Apostata). In questa stessa attitudine, le composizioni paleocristiane rappresentavano Cristo in mezzo ai discepoli. Sorvolo, per il momento, sulla questione del programma neoplatonico di Giuliano, per il quale i filosofi dovevano la salvezza a Socrate ( Lettera a Temistio, 264d). Mi limito a registrare la somiglianza fra queste due figure di maestri rudi, scomodi e arguti. “Uomini della crisi”, entrambi. Dovevano morire come individui, perché – una volta risolta la crisi – non avrebbero più avuto posto nel “mond...

Il gioco della civiltà

“Ero stato nominato governatore di un villaggio di mille anime, una metropoli di capanne, di zebù, e di palme, al centro di una immensa foresta nel cuore di tenebra dell’Africa. Il giorno del mio insediamento avevo fatto venire nel mio bungalow il capo locale, e attraverso la mediazione canora di un interprete, gli avevo annunciato l’avvento della legge. Sapevo, per notizie pescate in un libro di antropologia, che quel popolo barbaro praticava la tortura. Il nemico catturato veniva sottoposto a mille supplizi prima di essere messo a morte con un colpo di lancia ben «mirato». L’etnologo, che aveva studiato il fenomeno, era giunto a una singolare conclusione, e cioè, dichiarava che il prigioniero chiedeva lui stesso di subir le sevizie, e le più atroci, per dimostrare ai nemici la sua forza d’animo; la sola cosa che temeva veramente era morire come una donnetta, in modo indolore, e, quindi, disonorevole. Dato che la giustizia, e la civiltà, non conoscono latitudini, abolire questo rit...

Si vive bene anche senza...

Cari amici,  uno spuntino largamente sgranocchiato – quando mancano cose più saporite – è il Si-Vive-Bene-Anche-Senza. Una merenda che soddisfa la pancia, non ha aromi particolarmente complessi da apprezzare e non ha alcun valore nutritivo. Però, il suo consumo eccessivo potrebbe portare a spiacevoli conseguenze, che illustriamo con esempi e declinazioni varie: ·          Si vive bene anche senza leggere e studiare. Eliminare scuole e università? ·          Io ho una salute di ferro senza quasi mai aver visto un dottore. Si vive bene anche senza. Eliminare studi medici, farmacie e ospedali? ·          Si vive bene anche senza lavarsi troppo. Taccio, per non farvi vomitare. ·          Si vive bene anche senza gli altri. Ritirarsi tutti quanti in un eremo? E via discorrendo. Il tappabuchi del Si-Vive-Bene-A...

Strani costumi

"Guilbert ebbe uno strano sorriso: - Il mio amico mugnaio, come spesso i mugnai, è un personaggio un poco strano. Ha due mogli, una più bella dell'altra. Quindi, secondo l'umore della sera, dorme ora con l'una ora con l'altra. Per questo le due stanze servono a lui entrambe. - Ma non può essere! Una delle due sarà la moglie e l'altra una concubina, - esclamò Hadlaub pieno di stupore. - Ma... Io non m'intendo di queste sottigliezze. Sarà come dite voi che avete studiato. So che le tratta tutte e due con molto rispetto, come si deve trattare una moglie, e le ama moltissimo, ne sono certo. D'altra parte, vedrete voi stesso con i vostri occhi, quando saremo arrivati. A proposito, è ora di ripartire, il sole sta calando e tra non molto sarà buio. Rimontarono a cavallo e si avviarono. Cavalcando, Hadlaub ripensava alle parole di Guilbert sul mugnaio. Com'era possibile che un uomo avesse due mogli? La legge non lo consentiva, ma nemmeno il buon viver...

Una poltrona per due

Il velo impietoso

Egregio prof. Aldo Durì, dirigente scolastico dell’ I.S.I.S. (ironia dei nomi?) "Malignani 2000"  di Cervignano del Friuli, ho il piacere di conoscerLa grazie a questo articolo .  Lei è stato latore di vere e proprie perle, circa concetti-chiave come “laicità”, “tolleranza” e “(anti)razzismo”. Partiamo dal titolone: No al velo in classe. Il preside: «Può generare razzismo». Contesto: un’aggressione a sfondo islamofobo nella Sua scuola, dopo le ultime prodezze dell’Isis (quell’altro, non il Suo). Mi permetto di testimoniarLe la mia solidarietà: episodi del genere sono sempre i più spinosi da affrontare, per un dirigente scolastico coscienzioso. E come viene affrontato? Intanto, ricordando che non sono ammessi copricapi durante le lezioni. Ottimo. Basterebbe questo a chiudere la vicenda: il velo fuori dalla scuola, in classe capo scoperto. Doverosa e corretta anche la Sua decisione di espellere il picchiatore. Poi, però, salta fuori il Perlone d’Oro: «Essendo la scuo...

Tolleranza

I miei nemici

Sono persone rilassate, affabili, cortesi. Né potrebbe essere altrimenti. Non hanno nulla per cui agitarsi. Vogliono garantire la proprietà privata in un mondo capitalista; mantengono fermi tre o quattro principi che non richiedono poi troppa fantasia; si sentono “normali” in un mondo di “disadattati” a cui rimproverano di voler essere se stessi. Inutile ricordar loro quell’aforisma di Oscar Wilde: “Una rosa rossa non è egoista perché vuol essere una rosa rossa. Sarebbe terribilmente egoista se volesse che tutti i fiori del giardino fossero tutti rossi e tutti rose.” Allo stesso tempo, riescono ad aver l'aria degli "alternativi". Deprecano l'impossibilità di fare pubblicamente talune affermazioni, ma hanno luoghi e occasioni in cui esplicitarle comunque. Vedendoli davanti ai problemi sociali, vien da domandarsi se siano ignoranti o perfidi. Non ci sono molte altre ipotesi per spiegare la loro insensibilità, il modo in cui mentono a se stessi per difendere una “fo...