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Visualizzazione dei post con l'etichetta ideologia

Partita a scacchi

«Il punto è questo…» E muovi un cavallo zigrinato come una chiave sulla griglia dei nostri pensieri serrati (piove e non siamo in un pineto. Peccato). Meglio guardare il mondo così, come fosse una scacchiera, dove bianco e nero non superano mai la linea d’ombra. In questo modo, si può anche vincere, con una pacatezza di vecchio lupo su un viso ancora intatto. Scacco matto al re senza volto. E io (s’agitano Faust e il paradosso del fuoco e fors’altri fiori del male nel mio vaso incantato) plaudo in silenzio al tuo gioco di prestigio –io, strega da niente. (Osteria Letteraria Sottovento Pavia, ottobre 2013) Compresa in: AA.VV., Tracce 3, Roma 2015, Pagine, p. 62.

Tolkien e pregiudizio

John Ronald Reuel Tolkien e la sua opera, in particolare Il Signore degli Anelli, sono un caso letterario in tutto il mondo. Dal 1965, anno in cui apparve l'edizione tascabile del suo capolavoro e ne esplose la diffusione, risultano vendute al 1990 venti milioni di copie in sedici lingue. Forse però soltanto in Italia il caso letterario si è intrecciato indissolubilmente con un presunto caso ideologico-politico, prevalendo alla fine il secondo sul primo. Infatti Il Signore degli Anelli nel nostro Paese a partire dal 1970 ha avuto in media quasi due edizioni all'anno, ma - fatto più unico che raro, tipico però per noi - ha assunto anche una coloritura ipercritica e negativa imposta da quell'intellettualità e da quel giornalismo che all'epoca spadroneggiavano nel senso letterale del termine.  Oggi, che finalmente si fanno i conti con quella che è stata autorevolmente definita la  «egemonia culturale» del comunismo italiano e, da parte di innumerevoli  «pentiti», si am...

I miei nemici

Sono persone rilassate, affabili, cortesi. Né potrebbe essere altrimenti. Non hanno nulla per cui agitarsi. Vogliono garantire la proprietà privata in un mondo capitalista; mantengono fermi tre o quattro principi che non richiedono poi troppa fantasia; si sentono “normali” in un mondo di “disadattati” a cui rimproverano di voler essere se stessi. Inutile ricordar loro quell’aforisma di Oscar Wilde: “Una rosa rossa non è egoista perché vuol essere una rosa rossa. Sarebbe terribilmente egoista se volesse che tutti i fiori del giardino fossero tutti rossi e tutti rose.” Allo stesso tempo, riescono ad aver l'aria degli "alternativi". Deprecano l'impossibilità di fare pubblicamente talune affermazioni, ma hanno luoghi e occasioni in cui esplicitarle comunque. Vedendoli davanti ai problemi sociali, vien da domandarsi se siano ignoranti o perfidi. Non ci sono molte altre ipotesi per spiegare la loro insensibilità, il modo in cui mentono a se stessi per difendere una “fo...

Io sono mia

Un 8 marzo luminoso, sia per il sole che per gli occhi chiari e teneri del mio uomo. Colazione in una sala da the graziosa e fuori dal tempo, al posto della mimosa. Un turbinoso centellinare di momenti soavi. Poi, rientro e mi siedo al computer. E l’articolo in cui m’imbatto è questo:  Sesso a 14 anni, le adolescenti raccontano: "Se non ti fai sverginare sei una sfigata" . No, ai “miei tempi”, l’ambiente del liceo non era così pressante in questo senso. Chissà poi se tutte le “Lolite” d’allora erano davvero tanto esperte… In fondo, eravamo poco più che bambine. Più ardimentose dei maschietti anche noi, comunque. Almeno, nell’esprimere i nostri desideri, le nostre idee e le nostre ripulse, perfino. Fosse come fosse, l’argomento “sesso” era importante. E la “scandalosa” ero io: la “vergine Diana” scontrosa, la “Maria Goretti” con la spada di legno impugnata contro il mondo. C’erano bensì inesperienza e utopia nel mio sentire, i fantasmi grandiosi e cinerei ...

Amen

Noi uomini, o Dio, non pensiamo che a mettere argini, definizioni, recinti per difenderci dalla nostra intrinseca fragilità. “Questo si può fare, quell’altro no…; “Bisogna fare così, non altrimenti” “Quella è una brava persona, quell’altro è un disgraziato” Ci innamoriamo di torri di paglia che potrebbero volar via con un soffio. Peggio ancora è quando ci convinciamo che la nostra torre di paglia sia un palazzo dorato o un imprendibile castello. Allora subentra il disprezzo, che altro non è se non dire: “Tu non hai il diritto di esistere così come sei” È un sentimento tanto più crudele in quanto è gratuito. Un modo sadico per rafforzare, nell’illusione, la propria torre di paglia: “Sono quelle degli altri a dover cadere, la mia è salda” È divino, invece, quel sentimento che fa aprire la finestra e dire:  Amen.  Davanti alle buone, cattive cose di tutti i giorni. Davanti alla casa che ha i muri ocra anziché color grano (come ti piacerebbe), al ragazzo che porta scarpe av...

Un sogno

“Ero a passare il ponte su un fiume che poteva essere il Magra dove vado d’estate o anche il Tresa, quello delle mie parti tra Germignaga e Luino. Me lo impediva uno senza volto, una figura plumbea. ‘Le carte’ ingiunse. ‘Quali carte’ risposi. ‘Fuori le carte’ ribadì lui ferreo vedendomi interdetto. Feci per abbonirlo: ‘Ho speranze, un paese che mi aspetta, certi ricordi, amici ancora vivi, qualche morto sepolto con onore’. ‘Sono favole –disse– non si passa senza un programma’. E soppesò ghignando i pochi fogli che erano i miei beni. Volli tentare ancora. ‘Pagherò al mio ritorno se mi lasci passare, se mi lasci lavorare’. Non ci fu modo d’intendersi: ‘Hai tu fatto– ringhiava– la tua scelta ideologica?’ Avvinghiati lottammo alla spalletta del ponte in piena solitudine. La rissa dura ancora, a mio disdoro. Non lo so chi finirà nel fiume.” VITTORIO SERENI