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Visualizzazione dei post con l'etichetta egoismo

Se mi ami, devi soffrire

"Ripensavo a un aspetto particolare del mio viaggio in Rajastan. Il fatto che il malato possa diventare un carnefice. In questo caso il malato ero io. Il malato nel tentativo di salvarsi si aggrappa alla vittima designata. E tanto è contento quando l'ha resa uguale a sé. Chi vuole aiutare qualcuno, deve avere un giusto distacco. Nella malattia si tende a sottomettere chi ti sta di fronte. Si vuole suscitare attenzione e pietà. E' un modo sbagliato di chiedere aiuto. Spesso si tende a regalare a piene mani sensi di colpa in giro, al primo che passa, a coloro che ti vogliono bene, perché non fanno mai abbastanza. Addirittura sarebbero loro i responsabili del tuo malessere. Ma io non ho nulla da insegnare agli altri. L'ho vissuto in prima persona, nel giro turistico nel Rajastan. Avevo la febbre, un raffreddore da cavallo, l'aria condizionata in macchina. Hanno interrotto la vacanza per per me. Sono stati carinissimi. Ma io al momento non ne avevo nessuna coscienza....

La bambola

[Questo dialogo conclusivo segue una scena drammatica in cui Helmer, scoperta una firma falsa della moglie su una cambiale, divenuta strumento di ricatto nelle mani di Krogstad, si sente perduto. Egli antepone l’onore all’amore e ripudia Nora, pur dichiarando la necessità di salvare le apparenze. Agli occhi del mondo tutto deve sembrare come prima. Ma Krogstad rinuncia al ricatto e tutto si risolve; Helmer allora ritorna a vezzeggiare infantilmente Nora, «uccellino canoro», «lodoletta», «piccola sconsigliata». Questo episodio per Nora è la rivelazione che non è mai stata amata, ma che è stata per il marito solo un giocattolo.]  “NORA (dopo un breve silenzio) Eccoci qui seduti… non ti viene in mente niente. HELMER: Che cosa? NORA: Siamo sposati da otto anni. Non noti che noi due, tu e io, marito e moglie, facciamo oggi per la prima volta un discorso serio? HELMER: Un discorso serio… Che vuoi dire? NORA: Otto anni interi… anzi più ancora, dal primo giorno in cui ci si...

Si vive bene anche senza...

Cari amici,  uno spuntino largamente sgranocchiato – quando mancano cose più saporite – è il Si-Vive-Bene-Anche-Senza. Una merenda che soddisfa la pancia, non ha aromi particolarmente complessi da apprezzare e non ha alcun valore nutritivo. Però, il suo consumo eccessivo potrebbe portare a spiacevoli conseguenze, che illustriamo con esempi e declinazioni varie: ·          Si vive bene anche senza leggere e studiare. Eliminare scuole e università? ·          Io ho una salute di ferro senza quasi mai aver visto un dottore. Si vive bene anche senza. Eliminare studi medici, farmacie e ospedali? ·          Si vive bene anche senza lavarsi troppo. Taccio, per non farvi vomitare. ·          Si vive bene anche senza gli altri. Ritirarsi tutti quanti in un eremo? E via discorrendo. Il tappabuchi del Si-Vive-Bene-A...