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Visualizzazione dei post con l'etichetta beat generation

Non è l'inferno

È presupposto generalmente accettato che un “giovane” desideri “cambiare il mondo”: luogo comune che non pochi studenti di belle speranze si affannano a confermare. A me, detto pregiudizio sembra di non lunghissima data. A parte la scapestrata gioventù di Plauto , o i clerici vagantes  insofferenti a dogmi ed ascesi, pochi esempi remoti mi sovvengono. Probabilmente, il tòpos di cui sopra non ha preso veramente piede se non dopo stagioni come la Beat Generation  o il Sessantotto . Prima, si ritrovano, più che altro, il rovesciamento carnevalesco volutamente effimero ( Gaudeamus igitur,/iuvenes dum sumus... ), il beffardo gioco di spirito ( Cecco Angiolieri  docet ) o certo “progressismo” culturale di nicchie privilegiate ( Catullo e i poetae novi ). La figura del “giovane ribelle” è, plausibilmente, tota nostra: di noi figli del secondo dopoguerra. “Ribelle”, poi, fino a un certo punto, perché la stragrande maggioranza dei miei coetanei non rivoluziona granché. Anzi, ...

Emanuel Carnevali

Dario Bertini su Kronstadt (Pavia) , n° 61, luglio 2011, pag. 7

Charles Bukowski

Dario Bertini su Kronstadt, n° 63, novembre 2011, pag. 7

Gregory Corso

Dario Bertini su "Kronstadt" (Pavia), n° 62, ottobre 2011, pag. 7