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Visualizzazione dei post con l'etichetta utopia

Le radici della violenza religiosa: uno spunto da Oriente

Trovare la scintilla che trasforma la religione in fanatismo e violenza è una questione che coinvolge chiunque abbia a che vedere con un percorso spirituale. L’ottica degli occidentali, però, è limitata dal fatto che la loro ricerca - spesso - non va oltre la tradizione abramitica (Ebraismo, Cristianesimo, Islam).             Spunti interessanti sull’universalità della “guerra santa” vengono dal lavoro di Brian Daizen Victoria (N. 1939). Praticante zen e ordinato all’interno della scuola Sōtō, dirige il Programma di Studi Buddhisti in Giappone all’Antioch College. Ha al proprio attivo pubblicazioni in inglese e in giapponese, fra cui Zen Master Dōgen  e Zen War Stories.  Monaci zen a Eiheiji, durante le esercitazioni militari (1938).             La sua opera più famosa, però, è Zen at War (1997). Quella qui presentata è la sua seconda edizione (2006, Rowman ...

À la fin de la décadence

«Ho letto, ho letto…» sospira G., adagiandosi sullo schienale della sedia. Si riferisce al post Goliardia e Università , pubblicato su questo blog e che io gli ho inviato. G., in un certo senso, è una memoria della storia recente dell’università. Partecipò al Sessantotto, ma senza potersi permettere di saltare gli esami. Organizzò assemblee. Studiò gratuitamente in un periodo in cui un certo tipo di meritocrazia lo consentiva; fu, al liceo, il “figlio di pezzenti” al quale venivano chiesti i compiti da copiare, ma che veniva ignorato nel resto della vita sociale –per la quale, peraltro, avrebbe avuto a malapena l’ “abito buono” da indossare. «Il Sessantotto fu un dire: “Basta, ci siamo stancati di questo!”» chiosa, ripensando al trattamento riservatogli da quei “bennati” compagni di liceo.             «Quelle che leggo sul Suo blog sono pagine belle. Ma ci sono cose che voi ragazzi di oggi non potete capire… perché no...

La fretta

“Il cellario sembrava invasato e illuminato a un tempo, pareva che ora la diga del silenzio e della simulazione si fosse rotta, che il suo passato tornasse non solo a parole, ma per immagini, e che egli riprovasse le emozioni che lo avevano esaltato un tempo.             «Allora» incalzava Bernardo, «tu confessi che avete onorato come martire Gherardo Segalelli, che avete negato ogni autorità alla chiesa romana, che affermavate che né il papa né alcuna autorità poteva prescrivervi un modo di vita diverso dal vostro, che nessuno aveva il diritto di scomunicarvi, che dal tempo di san Silvestro tutti i prelati della chiesa erano stati prevaricatori e seduttori, salvo Pietro da Morrone, che i laici non sono tenuti a pagare le decime ai preti che non pratichino uno stato di assoluta perfezione e povertà come lo praticarono i primi apostoli, che le decime pertanto dovevano essere pagate a voi soli, gli unici apostoli e poveri di C...

Perché non ho ucciso Platone

Manerbio, 17 luglio 2013 Caro Platone, dubito fortemente che questa mia possa pervenirti, date le distanze di spazio e tempo che ci separano. Ma, spesso, le lettere più importanti sono scritte soprattutto a se stessi. Se vuoi sapere chi io sia, ti basti questo: sono una per cui, probabilmente, non ci sarebbe posto nella tua utopia.             Tempo fa, ho esposto  qualche considerazione circa il tipo di impatto che hai avuto sulla mentalità diffusa. Sono giunta a fantasticare d’ucciderti –simbolicamente. Perché sei “ingombrante”. Perché la tua fissazione per il risanamento della cosa pubblica apre la strada a una malattia peggiore: la nevrosi.             Per questo, sono stata incapace dell’immediato entusiasmo di Matteo Merogno , leggendo i primi quattro libri della tua Repubblica. In questi, ti dilunghi su cosa sia la giustizia; la definisci prima a l...

Libertario stanco

Ho posto il mio cuore sulla bilancia E ho detto parole che avrei fatto a brandelli, quando ero in parte altr’uom da quel ch’i’ sono. (1) “Qui potis est?” (2) Ebbene, funziona così: quando uno ha capito d’aver venduto il proprio gioiello immortale (3) per costruire una fabbrica di bigiotteria in serie, gli vien da gettare a mare tutto il proprio mondo in un urlo. Ho dunque prostituito la cara Libertà con fantocci d’allevamento? A vedervi, parrebbe proprio di sì. Voi, che ve la portate a spasso per le vie del centro, a braccetto, o –più spesso- al guinzaglio O ve n’appuntate una piuma sul cappello. Per il resto, di vostro non le dareste un baiocco. E, quando m’incontrate, non mi salutate, perché la mia vista aliena v’imbarazza. Non rivoglio quella sposa, ch’or puzza del vostro sudicio. Me n’andrò sul lastricato delle mie buone intenzioni, a credere alla Provvidenza o al Destino, io filosofo o cretino, io ...