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"Voodoo Mon Amour": il nuovo spettacolo di Nicola Fasanini

Il regista e drammaturgo Nicola Fasanini è già stato ospite su queste pagine per i suoi spettacoli su angeli e demoni . Stavolta, ha voluto viaggiare più in là, nell'universo del vudù .  Voodoo Mon Amour era infatti il titolo dello spettacolo rappresentato al teatro dell'Oratorio S. Paolo VI di Castel Mella, sabato 17 maggio 2025. In scena, c'erano Francesco Santi, Elisa Fumasi, Charlotte Mattini, Francesca Ambrogi, Giacomo Sebastiano Micheli, Giulia Pelizzari, Herbert Brunelli, Irene Schena, Jacopo Albertini, Laura Fumasi, Lorenzo Schena, Manuele Pedretti, Martina Zacchi, Michele Traversari, Nicola Minardi, Silvia Traversari. Un cast numeroso per interpretare il folto pantheon vudù, vestito coi costumi di Pietro Fassina. Ma cos'è il vudù ? Per molti, è vagamente connesso con bamboline, maledizioni e stregonerie. I più raffinati lo ricollegano alle storie sugli zombie. In realtà, è una religione sincretica , affermatasi a Haiti e non solo. È nata dal politeismo e d...

Esce "Il quaderno della strega" (Amazon 2023)

  Per mio interesse personale, ho collaborato per anni con le riviste Athame e Sirio . Questo mi ha permesso di scrivere di argomenti quali le religioni antiche, i culti misterici e la storia dell'esoterismo, raggiungendo un numero di lettori che la mia navicella personale non avrebbe potuto altrimenti abbordare. Si è trattato di un'esperienza stimolante a livello culturale e che rifarei volentieri.  Ovviamente, col tempo, gli scritti di questo tipo si sono accumulati, abbastanza da formare un volume. L'ho pubblicato proprio nel mese di Halloween 2023 , intitolandolo Il quaderno della strega. In realtà, il contenuto del libro non ha alcunché di spaventoso, ma si tratta comunque di una coincidenza buffa. Lo trovate su Amazon in tre formati diversi e fa parte della collana "Briciole", in cui si trovano anche Caffè al profumo di libri e Fra le carte di Perilla .   Gli articoli raccolti ne Il quaderno della strega a pprofondiscono dal punto di vista storico alcuni f...

Perché è impossibile non amare Loki

Lo confesso: il mio preferito, nel pantheon norreno, è Loki . Il "diavolo", l'infame, l'astuto, l'ambivalente, il dio in combutta coi demoni. Non proprio credenziali rassicuranti, lo ammetto. Eppure, credo di avere i miei buoni motivi. Innanzitutto, lui, fra gli Asi (i grandi dei celesti) si distingue. Mentre i suoi colleghi sono tutti pacificamente integrati nell'alta società divina, lui tiene un piede in cielo e uno negli Inferi . È il classico esempio di come le pecore nere vadano ove preferiscono, mentre le pecore bianche sono prigioniere del loro paradiso rassicurante e insipido. Uomo, donna, mosca, salmone, gigantessa o foca che sia, lui può assumere qualsiasi forma e gustare così appieno la varietà dell'esistenza. Peraltro, uno che può trasformarsi in qualsiasi cosa tu desideri ha un fascino indiscutibile. Gli altri dei un po' lo snobbano come buffone, un po' lo temono per i suoi tiri mancini. Così lo escludono dalle feste… ma, ogni volt...

L'estate e le porte dei morti

Chronos.  Sotto il sole di giugno, la tua bocca è più fresca e più buia. Ti ricordiamo per questo, per i genitali e la bocca. Gli uni hanno generato, l’altra ha divorato i tuoi figli. Saturno. È strano pensarti d’estate. Ma gli ultimi funerali importanti della mia vita sono caduti proprio in questa stagione, quando alberi e mais verdeggiano prepotenti a fianco delle tombe. Mundus patet : sono spalancate le fauci della terra , quelle da cui esce il grano nutriente – e che ci collegano ai nostri morti. Bisogna fare attenzione a non caderci dentro. Soprattutto perché ci attraggono.             Ne sento il risucchio costante e discreto sotto i piedi, accanto alla bara che presto vi entrerà. Questo giorno mi sta regalando la lucida percezione di quell’antico sentimento, quello che ha portato a coniare la parola “saturnino” e a collegare Saturno allo scuro, grave piombo: il sentimento del vasto buio sotto i nostri piedi, quel...

Venere, dobbiamo chiederti scusa

 Cara Venere... scusa.  Dovremmo dirtelo più spesso. Anche se non sarebbe abbastanza, dopo quello che ti abbiamo fatto. Botticelli (e quanti come lui) ti hanno rappresentata come meriti: divina, meravigliosa, potente. Una forza cosmica da amare e temere, che agisce ovunque e in ogni epoca. E cosa succede, invece, sempre più spesso? Da una parte, sei diventata una ballerinetta da strapazzo che sculetta per convincere la gente ad aprire il portafoglio. Persino quando si tratta di colle e di vernici. Per carità, tu sei sempre stata anche questo: il nume tutelare della prostituzione e del piacere spicciolo. Platone sentì il bisogno di sdoppiarti , perché la tua versione sublime e la tua versione animalesca erano incompatibili, nella sua visione. D'altronde, era un filosofo aristocratico: distinzioni e gerarchie, separazioni fra "l'alto" e "il basso" erano fondamentali, nella sua visione del mondo. Ma sto divagando. Il punto è che, da quando è necessario far pub...

“Matronae” e “Iunones”: dee della fertilità a Brescia e Manerbio

 Probabilmente di origine celtica, ci sono note coi nomi latini di “Matrae”, “Matres” (= “Le Madri”), “Matronae” (= “Le Matrone”) e “Iunones” (= “Le Giunoni”) . Sono dee circondate da simboli di abbondanza e fertilità, raffigurate in numero di tre. Perché tre? Forse, come riferimento ai tre stadi in cui la vita femminile è stata convenzionalmente divisa per millenni: vergine, sposa/madre e anziana. O per suggestione delle tre fasi in cui la luna è visibile in cielo (crescente, piena, calante), con eguale riferimento al ritmo di crescita delle piante durante ciascuna di esse.  Quale che sia l’ipotesi corretta, fatto sta che le “Iunones/Matronae/Matres/”Matrae”” sono menzionate in parecchie iscrizioni votive ritrovate nelle aree un tempo abitate da popolazioni celtiche: anche nelle aree del lago di Garda , di Brescia e di Manerbio .             Ne parla un capitolo di Fantastico Garda , pubblicato da Simona Cremonini (...

Leggende bresciane: il rifugio dei pagani

Non si può dire che i bresciani non abbiano la propria parte di fantasia, per quanto riguarda la produzione di leggende locali . Possiamo vederlo (ad esempio) in una simpatica “guida turistica” a tema: Misteri & leggende della Lombardia di Marco Alex Pepè (Treviso 2019, Editoriale Programma). Nella sezione “Provincia di Brescia”, fra le altre, c’è una storia che riguarda Saviore dell’Adamello , in Valcamonica, e in particolare le frazioni di Ponte e Valle. Nel sottosuolo di queste, pare si snodino cinque cunicoli: antiche miniere di rame, dette “le Tambe dei Pagà” , ovvero “i nascondigli dei pagani”. La parte suggestiva della leggenda vuole infatti che qui si nascondessero tutti coloro che rifiutavano la conversione al Cristianesimo. Uno dei sacerdoti di questa comunità sarebbe anche stato oggetto di uno scherzo discutibile, trasudante umorismo rustico. Pepè lo descrive come il classico vecchio saggio dalla barba bianca. Ogni tanto, costui sarebbe uscito dalle antiche miniere per...

Le Anguane, sirene del lago di Garda

Torna l’estate, con la speranza di poter ricominciare a spostarsi… e di rivedere il nostro lago. Un luogo che è segnato non solo dalle bellezze naturali, ma anche da alcune interessanti leggende. Quelle sulle Anguane , per esempio. Ne parla Simona Cremonini in: Fantastico Garda. Piccolo popolo, creature straordinarie e animali meravigliosi attorno al lago (2017, edito dall’Associazione Culturale PresentARTsì).              Una delle prime menzioni di questi esseri fantastici risale alla seconda metà del XIII secolo ed è contenuta nel De Jerusalem celesti : un poemetto di Giacomino da Verona. Esso è un’immaginosa descrizione della Gerusalemme celeste, palesemente ispirata ai capitoli 21 e 22 dell’Apocalisse. Parlando del canto di lode quivi rivolto a Dio, afferma che esso non trova come paragone “né sirena né aiguana né altra consa ke sia” (v. 168). Dato l’accostamento, si può dedurre che il poeta avesse in mente una creatur...

La Befana vien di notte… ma da dove?

Con questo mese, finiscono le feste invernali. E l’ultima figura fiabesca a portare sogni e dolciumi è stata lei: la Befana … Ma chi è costei?  Dopo la fanciulla Santa Lucia , parliamo della sua anziana collega.              Come recita la voce “Befana”, compilata da Raffaele Corso sull’ “Enciclopedia Italiana” (1930) consultabile sul sito Treccani.it, il termine deriva da una corruzione di “Epifania” . Ciò che conta del personaggio, dunque, è il suo legame col periodo dell’anno. La medesima voce enciclopedica narra infatti dei prodigi attribuiti dalle credenze popolari alle notti del suo passaggio: alberi che si coprono di frutti in pieno inverno; animali che parlano; acque che si tramutano in oro. Una notte perfetta per attendere regali (nel caso dei bambini) e responsi sulle future nozze (per le ragazze). Agli stessi giorni, è riservata la “befanata” toscana, che ha corrispettivi anche in altre regioni: un br...

Fare lo spiedo: una cucina per gli dèi?

La bella stagione (si spera) è finalmente arrivata e cominciano le consuete sagre paesane, con tanto di spiedo . Parrebbe una religione… Già.  Secondo il sito del “Museo dello Spiedo” , patrocinato da una nota azienda produttrice di girarrosti a Prevalle (BS), tale piatto ha avuto origine addirittura 1,5 milioni di anni fa: dall’abitudine di cuocere sul fuoco la selvaggina di piccolo taglio, infilzata su bastoncini. Sul medesimo sito, la preparazione dello spiedo viene apertamente definita “Rituale”. La pensavano così anche gli antichi Romani. Il prof. Alberto Jori, nel saggio La cultura alimentare e l’arte gastronomica dei Romani (Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze Lettere e Arti, Quaderni dell’Accademia 5, Mantova 2016), così annota: “…i Romani si cibavano prevalentemente di carne bollita. […] invece lo spiedo era utilizzato in modo pressoché esclusivo nei pasti rituali connessi ai sacrifici.” (p. 76). Le are, infatti, non erano mai sprovviste di bracieri, sui ...

La Caccia Selvaggia: Odino fra i bresciani

Anche se le temperature sembrano prendersi gioco della stagione, le notti saranno più lunghe e buie. Il quadro naturale parla di paura… Ma di cosa avevano paura i bresciani “di una volta”? Uno degli orrori divenuti fiaba popolare è la Caccia Selvaggia . In Madóra che póra! Storie e leggende della Valle Trompia (2015), Giovanni Raza elenca quindici nomi vernacolari di questo mito, diffuso da Scozia e Germania fino a diverse aree del Nord Italia. Con qualche variante, ricorre questo schema: in un’ora tarda e insolita, si odono rumori di caccia in lontananza; un incauto chiede agli ignoti cacciatori di portargli una parte della preda; il giorno dopo, ritrova un arto umano inchiodato alla porta, come dono.              Raza ricollega questa “Caccia Selvaggia” a quella condotta dal dio germanico Wotan (forma continentale del nome di Odino). Wotan/Odino è arrivato nei pressi di Brescia plausibilmente per via dei Longobardi : la...

Il maiale, buon spirito della Bassa Bresciana

Dire “Bassa Bresciana” vuol dire anche “maiale” : quello che ci regala il salame festeggiato annualmente dal Bar Borgomella di Manerbio ; quello da cui hanno origine lo spiedo e il “pà e salamìna” che non mancano mai alle sagre estive. Come se non bastasse, lo vediamo di continuo accanto a Sant’Antonio Abate.  Veniva già allevato dai Celti , che si insediarono nel sito dell’attuale Manerbio a partire dal 395 a.C. (Vedi: “La Bassa e la sua memoria. Nove Comuni si raccontano”, a cura di G.M. Andrico ed E. Massetti, Roccafranca 2004, La Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, pp. 64-65). Le fattorie celtiche coltivavano cereali e allevavano maiali e pecore: così spiega l’archeologo T.G.E. Powell (“I Celti”, 1999, EST, p. 85). L’antropologo Marvin Harris così nota, in un apposito capitolo di “Buono da mangiare” (Torino 2015, Einaudi) : nutrito con frumento, mais, patate, soia e qualunque vegetale a basso contenuto di cellulosa, il maiale diventa prodigiosamente florido. ...

La storia del Natale dalla mitologia pagana al folklore cristiano

L'agrifoglio: cosa c'entra col Natale? Dopo la lezione sui Templari , la dott.ssa Simona Ferrari è tornata alla Libera Università di Manerbio (LUM) per illustrare altri misteri: “La vera storia del Natale cristiano dalla mitologia pagana al folklore dell’Europa moderna”. La conferenza si è tenuta il 14 dicembre 2017, al Teatro Civico “M. Bortolozzi”.             Alla base dell’odierno modo di festeggiare, vi sarebbero tradizioni legate al solstizio d’inverno , ai Saturnali e al “Sol Invictus” (in latino: “il Sole vittorioso”). Esse avrebbero poi ricevuto una reinterpretazione in chiave cristiana.             Il solstizio d’inverno divide l’anno in due parti: quella in cui le giornate vanno allungandosi e quella in cui s’allungano invece le notti. Questa seconda metà era motivo di terrore per gli antichi: non avendo metodi esatti per prevedere l’andamento delle stag...