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Visualizzazione dei post con l'etichetta emarginazione

Joker: la risata di molte follie

«Ho sempre creduto che la mia vita fosse una tragedia. Ora, mi accorgo che è una c***o di commedia». Già: come sa il buon Aristotele, perché vi sia tragedia occorrono pietà e terrore. E Arthur Fleck, detto Joker (Joaquin Phoenix), è privo di entrambe.  Fonte: indiewire.com             Joker (USA, 2019; regia di Todd Phillips) è il celebre film ispirato a uno dei supercattivi di Gotham City. Una volta tanto, quel pipistrellone palestrato e viziato di Batman è fuori dai piedi. È incredibile quanto possa diventare seria una storia, quando l’eroe viene rimosso. Tolto l’improbabile superuomo, infatti, resta l’uomo : dolore, povertà, follia, cose drammaticamente reali.             « Sono io che sto impazzendo o stanno impazzendo tutti gli altri? » È una delle prime battute che sentiamo pronunciare al protagonista, mentre parla con una ps...

“In nome della madre” con GardArt ed Erri De Luca

“In nome della madre” (Milano 2006, Feltrinelli) è un breve e famoso romanzo di Erri De Luca . Esso racconta l’Annunciazione e la Natività dal punto di vista di Maria (anzi, Miriàm).             L’associazione culturale GardArt di Desenzano del Garda ne ha tratto uno spettacolo teatrale. Protagonisti: Laura Gambarin, nei panni di Miriàm/Maria e Gianluigi La Torre, in quelli di Iosef/Giuseppe. A Manerbio, il loro spettacolo è arrivato il 13 aprile 2018, per interessamento di Egidio Zoni, con l’importante collaborazione del parroco don Tino Clementi e delle Suore della Beata Vergine Maria. Il “teatro” era la Chiesa della Fraternità Paolo VI: per nulla inadeguata, data la tematica della rappresentazione. La qualità della recitazione è stata ottima. La Torre ha eseguito anche le musiche; degli altri aspetti tecnici, si è occupato Simone Meneghelli.  Gianluigi La Torre (Iosef) e Laura Gambarin (Miriàm), GardArt  ...

Secondo Natura

Ho trovato Giovani streghe ( The Craft, USA 1996; regia di Andrew Fleming) nell’elenco di film che compare sul sito A Study of Gothic Subculture . La nota che accompagnava il titolo non era entusiastica: la pellicola era stata citata unicamente perché uno dei suoi personaggi principali è una ragazza goth. Sono stata indecisa sul guardarlo o meno; ha prevalso la curiosità. Ed è stata cosa buona: The Craft , per quanto non abbia altro di straordinario all’infuori degli effetti speciali, si è rivelato ricco di spunti.              La protagonista è un’adolescente americana, Sarah (Robin Tunney). È rimasta orfana della madre, che è morta nel partorirla; gli immotivati sensi di colpa per la cosa l’hanno anche indotta a un precoce tentativo di suicidio. All’inizio del film, si sta trasferendo in un’altra città, col padre e la matrigna. Niente sembra essere più suo, all’infuori della camera dove campeggia la foto di sua madre e...

Crescere attraverso l'inferno

Fuga dalla scuola media (1995), I passi dell’amore (2002), Elephant (2003). Tutti film ambientati in scuole americane. E, in tutti, il classico schema: le belle, i macho, gli sfigati, i fieri solitari e le vittime di bullismo. Superfluo dire che i bulli coincidono con gli idoli dell’istituto, caratterizzati da prestanza fisica, denaro per agghindarsi all’ultima moda, talento sportivo e successo sessuale. Perfette incarnazioni dei sogni targati anni ’80 - ‘90.             Schegge di follia (1989; regia di Michael Lehmann) non sembrerebbe molto diverso dagli altri, sotto questo punto di vista. Ma ha un penetrante humour nero che, nelle pellicole sopraccitate, non viene raggiunto.              Il titolo originale è Heathers, dal nome che portano tutte e tre le perfide reginette della scuola superiore: Heather Chandler (Kim Walker), Heather McNamara (Lisanne Falk) e Hea...

Sii uno di noi

People are strange when you're a stranger,/Faces look ugly when you're alone… (The Doors). Quando si è estranei, tutto è strano. Si vedono pericoli in ogni ombra, ma - soprattutto - non si vede il vero volto delle persone. Quello che dovremmo temere.  In questo senso, Michael (Jason Patric) e Sam Emerson (Corey Haim) sono Ragazzi perduti   (1987; regia di Joel Schumacher). Il titolo originale è The Lost Boys, espressione con cui il buon J. M. Barrie indicava i compagni di Peter Pan. I bambini che si trovano sull’Isola-che-non-c’è non possono crescere - e avrebbero bisogno di una madre. Quella di Michael e Sam - Lucy (Dianne Wiest) è dolce e protettiva; ma ha appena divorziato dal marito e fa fatica a occuparsi dei figli, per quanto ci provi. Per questo, si trasferisce a casa dell’eccentrico nonno (Barnard Hughes), a Santa Carla. Apparentemente, è una vacanziera cittadina californiana, con tutto quel che serve per godersi i consumistici anni ’80. Ma ha un doppio volto che...

La realtà

“Oh, fine pratico della mia poesia! Per esso non so vincere l’ingenuità che mi toglie prestigio, per esso la mia lingua si crepa nell’ansietà che io devo soffocare parlando. Cerco, nel mio cuore, solo ciò che ha! A questo mi son ridotto: quando scrivo poesia è per difendermi e lottare, compromettendomi, rinunciando a ogni antica mia dignità: appare, così, indifeso quel mio cuore elegiaco di cui ho vergogna, e stanca e vitale riflette la mia lingua una fantasia di figlio che non sarà mai padre… […] Non lo nascondo, se nulla ho mai nascosto: l’amore, non represso, che mi invade, l’amore di mia madre, non dà posto a ipocrisia e viltà! Né ho ragione per essere diverso, non conosco il vostro Dio, io sono ateo: prigione solo del mio amore, per il resto libero, in ogni mio giudizio, ogni mia passione. Io sono un uomo libero! Candido cibo della libertà è il pianto: ebbene piangerò. È il prezzo del mio «libito far licito»,...

Tolleranza

“La tolleranza, sappilo, è solo e sempre puramente nominale. Non conosco un solo esempio o caso di tolleranza reale. E questo perché una «tolleranza reale» sarebbe una contraddizione in termini. Il fatto che si «tolleri» qualcuno è lo stesso che lo si «condanni». La tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata. Infatti al «tollerato» […] si dice di far quello che vuole, che egli ha il pieno diritto di seguire la propria natura, che il suo appartenere a una minoranza non significa affatto inferiorità eccetera eccetera.  Ma la sua «diversità» - o meglio, la sua «colpa di essere diverso» - resta identica sia davanti a chi abbia deciso di tollerarla, sia davanti a chi abbia deciso di condannarla. Nessuna maggioranza potrà mai abolire dalla propria coscienza il sentimento della «diversità» delle minoranze. L’avrà sempre, eternamente, fatalmente presente. Quindi - certo - il negro potrà essere negro, cioè potrà vivere liberamente la propria diversità, anche fuori - certo -...

Love Song for a Vampire

Bram Stoker's Dracula   (1992; regia di Francis Ford Coppola) è noto come “la versione cinematografica più fedele di Dracula ”. Si tratta di una fedeltà non tanto alla lettera, quanto alla sostanza del romanzo. Il film ostenta ciò che il libro adombra. I fantasmi che costruiscono le vicende dei protagonisti diventano carne e figura. Le lunari ed eteree vampire del castello divengono procaci, aggressive e ferine (penso che nominare Monica Bellucci renda l’idea). Se il Dracula letterario era evanescente e proteiforme, quello cinematografico di Gary Oldman cambia aspetto sotto i nostri occhi: da stravagante nobile romeno a guerriero, da giovane gentiluomo a belva. Lo scrittore poteva giocare intorno al “buco nero” in cui il suo vampiro consisteva sostanzialmente: non c’era alcun “Dracula oggettivo” in grado di autodefinirsi, presentarsi al lettore, avere un’esistenza autonoma. C’era solo la mole di diari, lettere e ritagli di giornale in cui i personaggi umani riportavano i propri pu...