Lo zapping televisivo di mio padre,
ultimamente, è approdato su una commedia del 1975: Di che segno sei? Dallo schermo, facevano capolino volti arcinoti:
Renato Pozzetto, Mariangela Melato, Adriano Celentano… e Paolo Villaggio. Il
suo “proto-Fantozzi”, in questo film, è un marito distratto e misogino. Un
giorno, si sente dare dal medico una notizia inusitata: il suo organismo si sta
convertendo da maschile a femminile. Dopo lo sconforto del suo (preteso)
orgoglio macho, comincia a guardare al mondo delle donne e lo riscopre con gli
occhi dell’empatia. Questa parte del film fa sorridere, quando mostra Paolo Villaggio
in abiti muliebri che, indosso a lui, sono improbabili. Però, la vicenda ha un
retrogusto serio che è notoriamente la cifra d’ogni umorismo. La futura “donna
per sbaglio” ripercorre aspetti della condizione femminile cui non ha mai fatto
caso: il rischio di molestie, la ricezione di galanterie, la prostituzione, il
bisogno di svago, la violenza domestica, una sessualità meno infestata
dall’ansia da prestazione. Il meccanismo è quello del “cosa succederebbe se…?”,
di facile efficacia nello smuovere il pensiero dall’inerzia. “Se capovolgi il
mondo,/lo specchio ti riflette…” cantano i Nomadi. Vedendo ribaltarsi la
propria condizione di genere, il “misogino come tanti” finisce per guardarsi
riflesso. Conosci te stesso. Può
capitare. Anche se il figlioletto del personaggio –misteriosamente- non ha
avuto bisogno di una crisi d’identità per mettersi nei panni altrui.
Credo che molti di voi conoscano bene quel meme: “Discutere con certa gente è come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere il miglior giocatore del mondo, ma lui rovescerà i pezzi, cagherà sulla scacchiera e se ne andrà in giro tronfio e impettito.” Il paragone è sovvenuto diverse volte anche alla sottoscritta, quando le capitava di dover ragionare con chi non aveva voglia di imparare alcunché o di rendersi conto che non esisteva solo il suo punto di vista. E si badi bene che mi riferisco a casi in cui l’argomento non toccava la vita del “piccione” di turno e la sua trattazione richiedeva solo un minimo di calma e interesse. Sono la prima a non sopportare coloro che scambiano per scacchiera l’esistenza altrui. Tuttavia, mi domando se tutti i piccioni vengano necessariamente per nuocere. Perché quello che si consuma su quei quadrati in bianco e nero IN SOSTANZA E VERITÀ, NON È ALTRO CHE UN GIOCO (Elsa...

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