L'arte ha davvero il potere di cambiare la realtà? Forse sì. Quentin Tarantino l'ha mostrato senza mezzi termini in una delle sue pellicole più incisive: Bastardi senza gloria (2009). Viene spesso classificato come "commedia nera" e "film di guerra", ma è anche un'ucronia. Il film immagina infatti un modo alternativo in cui si sarebbe potuto metter fine al nazismo e alla Seconda Guerra Mondiale. La chiave di questo finale è proprio il cinema.
Bastardi senza gloria: la trama
I... bravi ragazzi che danno il titolo alla pellicola sono soldati americani di origini ebraiche, reclutati dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt). Quest'ultimo vanta antenati apache. Giusto per ricordarli, ha preso l'abitudine di scalpare i nemici sconfitti. Ai prescelti, affida una singolare missione segreta: compiere massacri di nazisti.
Non daremo loro lezioni di umanità, perché non hanno umanità.
Severo, ma giusto. A ogni modo, non è difficile comprendere perché si siano meritati quel dolce soprannome da parte dei tedeschi.
A dar loro una mano insperata giunge Shoshanna Dreyfus (Mélanie Laurent): una ragazza ebrea sopravvissuta allo sterminio della sua famiglia, nella Francia occupata. Sotto il falso nome di Emmanuelle Mimieux, possiede e gestisce un cinema a Parigi. Il soldato tedesco Friedrich Zoller (Daniel Brühl) s'invaghisce di lei. Per farle una buona impressione, convince i massimi rappresentanti nazisti a scegliere il suo cinema per la première di un film patriottico ispirato agli exploit militari dello stesso Zoller. Peccato che Shoshanna possieda una collezione di infiammabilissime pellicole di nitrocellulosa... Sono il materiale ideale per far scoppiare un colossale incendio durante la proiezione e lei non vuol certo farsi sfuggire un'occasione così ghiotta: mandare letteralmente in fumo i vertici del partito nazista e lo stesso Hitler. Quali migliori alleati potrebbe avere, se non i... bravi ragazzi del tenente Raine? Scatta così l'Operation Kino, "Operazione Cinema" in tedesco. Ma riuscire a portarla a termine non sarà scontato. Infatti, Shoshanna è stata probabilmente riconosciuta dal colonnello delle SS Hans Landa (Christoph Waltz), il carnefice della sua famiglia. Segugio astuto e poliglotta, ha fiutato subito la traccia degli ingloriosi...
Hans Landa, l'incarnazione del male
Quando un film parla di nazismo, è quasi automatico vederlo rappresentare l'incarnazione del male. Chi potrebbe essere, se non Adolf Hitler? Eppure, non è su di lui che si concentra Bastardi senza gloria. Sembrerebbe impossibile, ma c'è un personaggio che gli ruba la scena. Si tratta proprio di lui, il colonnello Hans Landa. Cosa lo rende così scellerato? Innanzitutto, la freddezza con cui pratica la caccia agli ebrei: accurata, meticolosa, eppure con una certa leggerezza, come se si trattasse di un abile e raffinato gioco venatorio. Che le sue vittime non siano vere persone per lui è chiaro. Meno chiare sono le sue motivazioni, almeno all'inizio. Landa è un adoratore di Hitler? Un nazista convinto? Un antisemita di certo, eppure privo di quel fuoco che contraddistingue gli autentici fanatici. L'unico momento in cui manifesta una parvenza di rabbia è quello in cui uccide una spia che ha smascherato. Forse, è una rabbia dovuta alla delusione, vista l'ammirazione che nutriva in precedenza per quella speciale vittima. Tuttavia, all'idea della fine del nazismo e della guerra, prende una decisione a dir poco spiazzante. A quel punto, si rivela per ciò che è: un opportunista dedito solo ai propri privilegi. Ha messo la propria abilità di investigatore al servizio delle SS perché questo gli garantiva una vita agiata e sicura durante il regime e il conflitto mondiale. Le persone che ha fatto assassinare sono state le pietre con cui ha lastricato la propria carriera. Hans Landa non ha un'anima malvagia: è semplicemente privo di anima. Questo è il segreto dell'umorismo nerissimo e del savoir faire che hanno reso indimenticabile il personaggio: è leggero perché libero dal peso di una coscienza. Più di ogni altro presente nel film, ci fa capire perché il tenente Raine si preoccupi di marchiare a vita i nazisti: se si può nascondere una colpa, non altrettanto si può fare con un segno nella carne. Mai fidarsi della coerenza di chi ha commesso crimini contro l'umanità.
Bastardi senza gloria: il cinema rifà la realtà
Bastardi senza gloria è stato criticato perché poco aderente ai fatti storici. Ma si tratta di un'ucronia, perciò il gioco di fantasia sugli eventi è ovvio. Più che un film storico o di guerra, è un gioco metacinematografico, un esempio di cinema sul cinema. La Seconda Guerra Mondiale e il nazismo sono puramente lo sfondo migliore per rendere epico questo gioco.
Innanzitutto, il film è un omaggio a un'altra pellicola: Quel maledetto treno blindato diretto da Enzo G. Castellari nel 1978. In fase di pre-produzione, era stato intitolato proprio Bastardi senza gloria ed è internazionalmente conosciuto come The Inglorious Bastards. Tanto per ricordare le origini italiane della pellicola, Tarantino si diverte a far parlare un italiano stentato ai suoi protagonisti, durante una delle loro missioni sotto copertura. Del resto, in tutti i film di Tarantino, le régisseur s'amuse. Sangue, sparatorie, guerre, esplosioni, vendette, drammi passionali... ma il sottotesto è sempre: "Suvvia, è solo un film!" La violenza sul grande schermo diventa un colossale fuoco d'artificio, non privo di colori filosofici. Tarantino è un "Magritte alla rovescia": dipinge fotogrammi su fotogrammi e li intitola tutti "Questo è un film". Il gioco metacinematografico è addirittura stratificato. Zoller è un personaggio sia della pellicola principale che di quella proiettata al suo interno. Shoshanna si sdoppia a sua volta sul grande schermo.
Bastardi senza gloria non vuole raccontare la Storia: vuole rifarla. Nell'esplosione pianificata da Shoshanna, dovrebbe esplodere la realtà intera, in un rogo liberatorio che permetterebbe all'umanità di ricominciare. E dove si può racchiudere tutto il mondo fra quattro mura? Ovvio: in un teatro, o in un cinema.
Non è ardito credere che sia lo stesso Tarantino a parlare con noi spettatori, quando il tenente Raine conclude guardando in camera:
Penso che questo sia il mio capolavoro!
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