Il
secondo in programma era “A Song for Japan for Windband” ( = “Una canzone per
il Giappone per banda di fiati”) di Steven Verhelst (arrangiato da Watanabe
Tetsuya). La composizione esprimeva sobrietà, compostezza e qualche tratto d’imperiale
solennità, spesso associate alla cultura del Sol Levante.
Dal
Giappone, la Banda è passata simbolicamente alla Corea, con “Variations on a
Korean Folk Song” ( = “Variazioni su una canzone popolare coreana”) di John
Barnes Chance. La melodia era leggera e pacata, ma a tratti il ritmo
accelerava, senza nulla togliere alla levità.
Sempre per restare in tema di leggerezza, è arrivata “Breeze in the Forest (= “Brezza nella Foresta”) For Solo Flute and Concert Band” di Satoshi Yagisawa. Il suono del flauto rendeva musicalmente la freschezza e la rapidità della brezza che dava il titolo al brano.
Anche il
compositore omaggiato successivamente era giapponese. Stiamo parlando di Yosuke
Fukuda e delle sue “Symphonic Dances for Wind Ensamble” (= “Danze sinfoniche
per un ensemble di fiati”). Stavolta, il ritmo era più rapido, adatto proprio a
danze vivaci.
All’insegna
del ballo, per l’appunto, si è chiuso il concerto, con una gradita sorpresa.
L’ultimo brano in programma era “Children of Sanchez” di Chuck Mangione,
arrangiato da Naohiro Iwai. Sulle sue note, una coppia di danzatori ha ballato
un elegantissimo tango.
La serie
di quadri sonori si è così conclusa unendo la bellezza di una scena visiva a
quella delle immagini evocate dalla musica. Fare il giro del mondo restando
sulla poltrona di un teatro è una mera illusione? Forse; ma non per questo è
meno viva.
Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N.
228 (giugno 2026), p. 23.
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