Passa ai contenuti principali

Post

Pietà

“Quanto più uno psicologo, - uno psicologo e uno svelatore d’anime nato e inevitabilmente tale - si rivolge a casi e persone particolari, tanto maggiore diventa il suo pericolo di soffocare per la pietà: egli ha bisogno più di un altro uomo di durezza e di serenità. La corruzione, la rovina degli uomini superiori, delle anime la cui formazione è più sconosciuta, è infatti la regola: è terribile avere sempre davanti agli occhi una simile regola. Il molteplice supplizio dello psicologo, che ha scoperto questo andare alla rovina, che ha scoperto una volta, per primo, e che torna quasi sempre a scoprire tutta l’interiore «incurabilità» dell’uomo superiore, l’eterno «troppo tardi» in ogni senso, attraverso tutta la storia, - potrà forse far sì che un giorno egli si rivolti con amarezza contro la sua propria sorte e tenti di distruggersi, - di andare alla rovina. Si osserverà quasi in ogni psicologo una tendenza rivelatrice e un piacere al rapporto con uomini comuni e bene ordinati: ciò t...

Vincenzo Calò intervista Pierpaolo Mingolla

Pierpaolo Mingolla…  Nato a San Pietro Vernotico (Brindisi) il 21 settembre del 1993, Pierpaolo si tuffa nell’ambito artistico sin dalla tenera età di sette anni . Partecipa a vari progetti con compagnie teatrali del luogo. All’età di nove anni, comincia l’avventura musicale con uno strumento quest’oggi molto ricercato e rivalutato, ovvero la fisarmonica , seguito inizialmente dal maestro Rocco Nigro . Attualmente allievo del prof. Fabio Zurlo , porta avanti ancora con passione i suoi studi musicali. Nel 2005, giovanissimo, si è aggiudicato il primo premio al prestigioso concorso letterario “Il pozzo e l’arancio” (patrocinato dalla prov. di Brindisi e dall’accademia internazionale “Il Convivio”), con la poesia “Oria, paese mio”; e l’8 giugno dello stesso anno è stato inserito all’albo degli scrittori, dopo aver partecipato al XXVIesimo premio nazionale di poesia & narrativa indetto dal Lions Club di Milano. Nel 2012 gli sono stati conferiti i premi s...

La nipote del diavolo I, 4

Parte I: Fili pendenti 4. Isabella rientrò nel proprio appartamento minuscolo, al penultimo piano del condominio. Buttò l’astuccio e gli appunti sulle lenzuola aggrovigliate e si diresse verso il bagno. Sfilò un bastoncino d’incenso dal tubo di cartoncino; ne accese la punta con un accendino; lo posò nel bicchiere che faceva da supporto, posto nella vaschetta che raccoglieva le ceneri. Gustò il profumo pesante ed esotico che intrideva le stanze, tappezzate di dipinti ad acrilico immaginosi o naïf: madonnine, fate, piramidi di frutta. Il Cigno Bianco Odette incontrò il suo sguardo, accanto allo specchio che fronteggiava il letto. Isabella sospirò.              Si diresse verso l’angolo cottura, senza ispirazione. Riempì automaticamente d’acqua una pentola e la mise sul fornello.             Il sorriso invitante di Raniero occupava ancora la sua mente, d...

Merenda con gli autori

I bar sono i migliori amici dei poeti. Davanti a una buona tazza o a un buon bicchiere, gli animi si rilassano e le orecchie si aprono: pronte a gustare piaceri letterari, insieme a quelli del palato. Per questo, Diego Baruffi ed Erica Gazzoldi hanno accolto volentieri l’appello del Ragtime Café di Manerbio, che cercava buone penne per le “Merende con l’autore”.              Il 27 febbraio 2016, i due si sono ritrovati nel locale per far conoscere le proprie recenti raccolte di versi: "La via del cuore" , l’autopubblicazione di Baruffi, e "La biblioteca di Belisa"  (2015, Limina Mentis) della Gazzoldi. Il primo di questi titoli aveva anche dato il nome allo spettacolo dello scorso 23 gennaio, presso il Politeama.             Il microfono è spettato dapprima a Baruffi, che ha presentato i propri versi come ispirati a diverse forme di amore: quello per la moglie ...

Dante, il tempo e l'eternità

John William Waterhouse, "Dante and Matilda" (1914-17 ca.) Finisce l’inverno, è alle porte la primavera. E la Libera Università di Manerbio ha pensato bene di segnalarlo con una conferenza a tema: “Dante, il tempo, le stagioni della vita e… l’eternità” (Teatro Civico “Memo Bortolozzi”, 25 febbraio 2016).             Il relatore  era il dott. Fabrizio Bonera, che non è un dantista, ma - nello zaino da alpinista - non dimentica mai una copia della “Divina Commedia”. È il suo personale omaggio al “più grande scalatore di tutti i tempi”: colui che è (idealmente) partito dall’abisso, per scalare la montagna del Purgatorio e ascendere al Paradiso. Il “virus” di Dante - come a molti altri - gli è stato trasmesso dalla scuola. La difficoltà di lettura è data dall’immensa cultura del poeta, che rende la “Commedia” densa di richiami non sempre immediati. Il tempo, in particolare, è scandito dall’astrologia medievale. Il tentativ...

Lenta Mente

"Voi uomini e i vostri Dei! Vi beffate della Madre per la sua lentezza da lumaca, perché crea ciecamente al buio. Tuttavia, quando create senza di Lei, in fretta e alla luce, create davvero ciecamente, dando forma, magari, alla morte di un mondo! Ebbene, avvelenate il mare e il cielo, l'aria che respirate, e persino la dolce pelle bruna del suo seno, che Essa vi ha sempre permesso di lacerare per darvi le messi. Uccidete e uccidete finché non rimane più niente se non ossa nude su una terra squallida e contaminata. La Madre è potente; Essa ha molti corpi, e il vostro mondo è solo uno di quelli. Nella Sua potenza Essa può tuttavia guarire le vostre ferite e far rifiorire la terra, sì: allevare voi uomini, anche se deve partorire di nuovo tutta la vostra razza. Perché una buona madre è paziente; sa che un bambino inciampa più volte prima d'imparare a camminare..." EVANGELINE WALTON (1974) Da: I Mabinogion, Milano 2004, TEADUE, pp. 127-128. Traduzione di Barbar...

Amor(t)e

“Al tocco di Pwyll il sacco si aprì come una bocca. Pwyll allungò una mano per aiutare l’uomo prigioniero, poi si ritrasse quando la testa d’oro di Gwawl emerse da quell’oscurità. Ancora una volta gli parve di vedere il viso bianco di Havgan, morente in riva al guado. Quell’amore che per ben due volte era stata quasi la rovina di Pwyll si riaccese dentro di lui. Ma poi Gwawl respinse la sua mano tesa ed egli incontrò quei tormentati occhi fiammeggianti, e capì che erano gli occhi di uno che non avrebbe mai potuto dare amore o amicizia. Perché nonostante la loro ira frustrata, erano freddi, di un freddo interiore vasto come il cielo e profondo come il mare; un’immensità priva di amore, piena di autocompiacimento, che nulla mai avrebbe potuto riscaldare. Per quell’uomo contrastare i  suoi desideri era l’unico peccato, ed era un peccato imperdonabile. […]              «[…] In verità solo la bellezza può nascere in questo m...