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Otto moderne esperienze sull’illuminazione

Sanbo-ji - Eremo zen di montagna a Berceto (PR) La parola “illuminazione” sa d’arcano, per il lettore occidentale medio. Essa evoca un Estremo Oriente vagamente connotato da templi e campane tibetane, coi suoi saggi decantati, ma “inattuali”.             Per questo, Philip Kapleau si premura di esporre otto esperienze modernissime di cosa sia l’illuminazione nel Buddhismo zen. Lo fa nel suo saggio The Three Pillars of Zen (Anchor Press, New York, 1965). In Italia, è stato tradotto da Nazareno Ilari: I tre pilastri dello Zen. Insegnamento, pratica e illuminazione, (“Civiltà dell’Oriente”), 1981, Ubaldini Editore.             Il cap. 5 riporta i resoconti scritti degli interpellati: K. Y., funzionario giapponese; P. K., ex-uomo d’affari americano; K. T., giardiniere giapponese; C. S., impiegato governativo giapponese in pensione; A. M., insegnante americana; A. K., assi...

Tre amiche al bar

Il locale, in quella piccola città, si può considerare “storico”, dato che è stato riaperto dopo decenni. È stato il fulcro della “vita sociale” in tempi di vacche magre; ora, in un’epoca se non di vacche magre, quantomeno di giovenche sfiorite, alcuni ragazzi pieni di buona volontà l’hanno ristrutturato (un solo piano dei tre originari) e ne hanno fatto un delizioso caffè-ristorante dall’afflato vintage.             La neolaureata di venticinque anni è lì per caso. Parla col cassiere senza aver ordinato niente. È solo ripassata, dopo aver fatto fotografie e interviste sulla riapertura del locale storico. Poi, si volta. Perché c’è una voce che lei conosce bene.             A uno dei tavolini, è seduta una sua professoressa dei tempi del liceo, assieme a una signora che dimostra un’età leggermente superiore alla sua. Chiacchierano amabilmente, accese dalle cioccolate con pan...

La maschera e il volto

"Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità." Mt 7, 21-23.

Ubi minor...

“In quel tempo, Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare…»” Mt. 11, 25-27

Una follia

“«In tal modo, torniamo nuovamente alla distruzione dell’Anello», disse Erestor, «e senza aver fatto alcun passo avanti. Quale forza abbiamo per trovare il Fuoco ove esso fu forgiato? È la via della disperazione… della follia direi, se la profonda saggezza di Elrond non me lo impedisse».             «Disperazione o follia?», disse Gandalf. «Non è disperazione, perché la disperazione è solo per coloro che vedono la fine senza dubbio possibile. Non è il nostro caso. È saggezza riconoscere la necessità quando tutte le altre vie sono state soppesate, benché possa sembrare follia a chi si appiglia a false speranze. Ebbene, che la follia sia il nostro manto, un velo dinanzi agli occhi del Nemico! Egli è molto saggio e soppesa ogni cosa con estrema accuratezza sulla bilancia della sua malvagità. Ma l’unica misura che conosce è il desiderio, desiderio di potere, ed egli giudica tutti i cuori alla stessa stregua. La sua mente non accett...

Sancta fragilitas

“«Vedete, Maravì, l’amore è un rapporto, non un possesso. E un rapporto è reciproco e libero, non si impone. Né si può pretendere che duri nel tempo: può durare oppure essere brevissimo. Ma nel momento in cui si attua realizza la libertà di tutti e due gli amanti. Il possesso invece dura anche tutta la vita, ma uno dei due è schiavo». E dopo una pausa soggiunse: «Vedete quelle orme che si perdono verso la valle? sono di qualcuno che se n’è andato. Ma potrebbe anche tornare. E se torna, è perché lo vuole».”  Da: Laura Mancinelli, “I dodici abati di Challant”, in: I dodici abati di Challant. Il miracolo di santa Odilia. Gli occhi dell’imperatore, Torino 1995, Einaudi, p. 84.

Madonne nere

Notre-Dame de Montserrat (XII sec.) Sono maestose, affascinanti. E, soprattutto, oscure. Quelle che Petra van Cronenburg chiama Madonne nere (Roma 2004, Edizioni Arkeios) sono soltanto quelle scolpite dal 1050 circa fino al XIII secolo, ritrovabili in numerose località della Francia e lungo il cammino verso Santiago de Compostela.             Petra van Cronenburg si è laureata in teologia all’Università di Tubinga. Ha gestito per anni un’agenzia giornalistica, interessandosi di medicina naturale e di metodi sperimentali di diagnosi. In Polonia, ha collaborato a un film-documentario sulle donne del posto. È autrice di un libro sul “mistero di Mont St. Odile”, ovvero sui legami tra le leggende che circondano questo monastero alsaziano e i culti precristiani. Si occupa di media e di progetti per il web. Tutte queste esperienze si ritrovano nel suo volume sul culto delle Vergini scure.        ...