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L’umano animalizzato e l’animale umanizzato: un confronto tra "Maria Giuseppa" e "Mani" di Landolfi - II e III

2. L’umana animalizzata: Maria Giuseppa 2.1. Maria Giuseppa donna e animale "Che Maria Giuseppa sia una donna, non vi è ombra di dubbio; il testo, a questo riguardo, è pieno di riferimenti espliciti: «Una donna morta per Giacomo?»; «non è peccato essere conquistato dalle grazie di una donna»;«Maria Giuseppa era una donna che tenevo con me» ecc. Ma leggendo tra le righe, si ha l’impressione che la natura di Maria Giuseppa, nel corso della vicenda, sia continuamente messa in discussione; sembra quasi che sia toccata da un’ambiguità di fondo e contrassegnata da qualità insieme umane e animali. Insomma: a me pare che Landolfi attribuisca a Giacomo un’instabilità nel definire la natura di Maria Giuseppa. Vediamo in che modo..." (continua) Lorenzo Dell'Oso , Filologia del mondo nuovo  su Edoardo Varini Publishing Si ripete l'ultima parte in: Terza puntata - Maria Giuseppa donna

L’umano animalizzato e l’animale umanizzato: un confronto tra "Maria Giuseppa" e "Mani" di Landolfi

"L’interazione con gli animali è un aspetto che nella produzione di Landolfi si manifesta fin dal testo di esordio, il Dialogo dei massimi sistemi (1937) . In Night must fall , al termine della raccolta, il narratore esprime al riguardo precise considerazioni: «A proposito: mi rimproverano spesso di occuparmi troppo di animali. “Finirai coll’occuparti della gallina” mi ha prevenuto un amico, adottando un bel singolare collettivo. Ora, a parte il detto del saggio indiano che “merita qualche attenzione…” con quanto segue, e senza voler fornire soverchi chiarimenti, l’ho pur mo’ confessato che gli animali sono il mio prossimo, sicché non è meraviglia che con essi facillime congreger . In conclusione mi occuperò, sì, e presto per giunta, della gallina: da queste pagine lo dichiaro ormai apertamente a chiunque voglia sentirlo»..." (continua)   Lorenzo Dell'Oso , Filologia del mondo nuovo  su Edoardo Varini Publishing

Colazione da Cesare

‹‹Ci porta la lista delle cioccolate, per favore?›› chiedo alla cameriera, con un sorriso. ‹‹Tu mi tenti!›› scherza M. Ma Pavia è gelida e nevosa, una tazza di bevanda calda con panna o zabaione può far solo bene. Alla faccia di tutte le circonvoluzioni mentali sulla “dieta” e la “forma”. Rimastico il rancore di  Vincenzo Costantino "Cinaski" contro tutte le regole salutiste che sono, soprattutto, regole. Un perfezionismo che non collima mai –ovviamente- con la realtà quotidiana.             Quando arrivano le cioccolate fumanti, io e M. ci buttiamo a rimestare il ricamo spumoso che le sormonta. Il mio umore è grigio. Non ho fatto altro che parlarle della mia deconcentrazione negli studi, degli esami prossimi ad arrivare, del mio bisogno di svolte che è, per ora, poco più d’un “astratto furore”. Lei fa tanto d’occhi, riducendo i miei malesseri a ciò che, probabilmente, sono davvero: un’inquietudine passeggera. M. non si ...

Ticchettii di proustiani fantasmi

Si preannuncia Sanremo e già Fabio Fazio ha dichiarato che "rottamerà" i vecchi Big (un po’ di “renzite” endemica?). Fatto sta che non sentiremo –pare- classiconi come Al Bano o meteore come Marco Carta. La (mia) voglia di stracciarsi le vesti, chissà perché, latita. E la fantasia galleggia sui nomi di chi se la canta e se la suona da un po’, posteggiandosi nelle tribune di YouTube e delle vendite (sempre meno) discografiche: 1)       Gigi D’Alessio: taccio, per non attirarmi la jettatura, né far ghiacciare il sangue di S. Gennaro. Mi limito a dire che, delle produzioni tipicamente campane, continuo a preferire la mozzarella di bufala. E   che la morale del "Non dirgli mai" non mi convince un granché; 2)       Anna Tatangelo: basta ascoltarla per due minuti e s’intende al volo quanto sia azzeccato il suo feeling con Giggi (il sunnominato). Il loro sarà ricordato come il sodalizio più fecondo nella riproduzione di lacrime. ...

Lettera a Steph

Gentile Stephenie Meyer, mi scuso se, d’ora in avanti, ti darò del “tu” e ti chiamerò semplicemente “Steph”. Perché non riesco a vederti con più di diciotto anni e lontano dai banchi di scuola. Mi permetterò anche di parlarti nel mio “idioma gentile”, che hai mostrato d’apprezzare. Anche se la tua “Italia” sarebbe credibile solo nei peggiori drammi elisabettiani e, con tutte le sagre popolari che abbiamo, ti sei presa la briga di inventarne una improbabilissima e kitsch.             Nelle postfazioni (o per bocca del tuo alter ego Bella Swan: io non riesco a non vederla come tale), insisti sulla tua “follia”. Mi spiace, ma ho la presunzione di doverti deludere. Sarai pure incline allo zombie humour, ma  Twilight e tutta la saga connessa non ne dimostrano uno maggiore di quello d’un’adolescente malinconica e sognatrice. Tanto di cappello alle adolescenti, anche se, in questo caso, parliamo di una che è madre di famigli...

Oggi sono io

Mi presentai quel giorno a voi, con quattro nuvole annodate in un fazzoletto ed un filo di caso divinato. Cosa facessi fra voi mi rispose il  Titivillus appeso alle travi. Perché, vedete, io sono quella che si veste di calzini e d’assurdo, che mai non esce senza aver lasciato un pensiero sgualcito sul cuscino. Son quella che ha più diavol che capelli, che caprioleggia sotto le sottane delle Politicamente Corrette e Perbenissime Proposizioni -ma ci sarà bisogno di levarsi il cappello ai lor pizzi? Abbiam vent’anni, diamine, e un’anima non diluita. Son figlia di Caino e di Giufà , vado in giro abbaiando alla luna ballate improvvisate sulla pioggia. Da voi arrivar non avrei potuto che scrollandomi il pelo sul tappeto, spruzzando ovunque il mio amore, il mio dannato amore per le cause perse, per i casi dei persi e per le stelle che non s’incastrano in costellazioni. Oggi, son io; domani, chissà. A voi, da spiritello, lascio in dono...

Sentieri selvaggi

‹‹Voi non sapete cosa significhi giocare a “indiani VS cowboy”… Non conoscete quell’emozione…›› divaga R. Può darsi che sia vero. Anche se a me piaceva giocare coi miei cugini di terzo grado, che facevano giochi “da maschi”, con armi e inseguimenti.             Siamo in una delle due sale TV del collegio e stiamo commentando The Searchers - Sentieri selvaggi  (1956). La complessa trama si può riassumere così: i searchers , i “cercatori”, sono Ethan, soldato dal passato oscuro, e Martin, suo figlio adottivo d’origini pellerossa. Vogliono rintracciare le nipoti del primo, rapite dai Comanche. Naturalmente, dubitano di ritrovarle vive. E, qualora lo fossero, non sarebbero le stesse persone di prima.             Ripensando al film, mi vengono in mente soprattutto quei paesaggi a perdita d’occhio, con campiture rossicce contro il blu lapislazzuli del cielo. Non a caso –d...