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domenica 10 marzo 2019

Vincenzo Calò intervista Alfonso Pistilli


Benvenuto Alfonso! Senti, come si fa a godere di una sorpresa (bella o brutta che sia?)? Si può essere ancora fragili e dolci al contempo? 
alfonso pistilli intervista
Alfonso Pistilli
Chi sa come fare ha capito anche l’essenza della nostra esistenza. Imparare a godersi i momenti ampliandone il tempo o a circoscrivere le negatività di un evento brutto è la vera sfida del benessere. È sicuramente una delle cose più difficili da imparare e io, nonostante mi impegni, non sempre ci riesco. La fragilità e la dolcezza credo si sposino perfettamente in una persona dall’alta sensibilità e questo fortunatamente nessuno può sovvertirlo.
Si può provare piacere a nascondere dei sentimenti, è così che si rigenera il mistero della vita?
La vita è piena di sentimenti nascosti, soprattutto quando potrebbero svelare debolezze che la nostra società non ammette come se fossimo tutti programmati per uno scopo. Non credo però che nascondere i sentimenti sia qualcosa che dia piacere, anzi credo che nell’intimo di ognuno di noi si desideri essere più bravi a esprimere i sentimenti.
Come si fa a sapere di valere?
Credo che questo sia un aspetto soprattutto caratteriale. C’è chi ha un’alta autostima, a volte troppa, e chi invece è ancora insicuro dei propri mezzi. Riconoscendo nell’umiltà una virtù da preservare, credo che si possa trovare il giusto equilibrio con la consapevolezza delle proprie capacità imparando a raccogliere le attestazioni positive sul proprio lavoro; è un primo passo verso la consapevolezza.
Bari te la porterai sempre con te? Questa città ha espresso tutto il suo potenziale, ma proprio tutto?
Bari è una città che ho amato e che porto nel cuore. Nessuno può affermare di aver espresso il massimo del potenziale, significa fermarsi, invece questa è una città in movimento, in evoluzione, che cerca sempre di migliorarsi non disdegnando i piccoli piaceri della vita.
Non stiamo dando troppo per scontata la negatività che si esprime col fare illegale?
Non solo la stiamo dando per scontata, la stiamo anche idolatrando, continuando a eleggere paladini di romanzi e serie tv quei personaggi che popolano il sottobosco dell’illegalità come se fossero i supereroi del nuovo millennio. Come se si stesse diffondendo ormai la convinzione che sia l’unico modo per avere successo nella vita.
Ma serve aderire a tutti i generi letterari per migliorarsi nella scrittura? Quando ti leggi, ti accetti al volo, e per giunta affascinato da una sgrammaticatura, o rapito da un segno di punteggiatura?
Andando per ordine, come lettore credo che sia fondamentale aprirsi a vari generi letterari, è sicuramente costruttivo e utile alla crescita della propria scrittura. Meno come scrittore, nel senso che non credo che sarò mai in grado di scrivere ad esempio un libro fantasy, non lo sento nelle mie corde. Quando scrivo no, non mi accetto subito, e rileggendo spesso taglio, modifico e soprattutto affido ciò che scrivo a persone che stimo come lettori per sentirne il parere. Non nego che ci potrebbero essere delle espressioni, delle parole di cui ci si innamora al punto di volerle a tutti i costi tenere, per questo ritengo che sia fondamentale un buon lavoro di editing che dia un parere più asettico e professionale sulla scrittura.
Artisticamente (ma non solo) da cosa ti lasci contaminare?
Da tutto ciò che viene svolto con passione, chi mette passione in quello che fa è in grado di far innamorare anche gli altri.
T’imbarazza dire in giro che fai lo scrittore, o basta vederti per pensare che tu lo sia? In quale lettera t’identifichi, e perché?
A volte si, ma soprattutto nell’ambiente attorno a me. Essendomi affacciato tardi a questo mondo la cosa ha provocato stupore in molte persone che hanno sempre fatto parte della mia vita. Per giunta vedendomi, tutto si può pensare tranne che io faccia lo scrittore. Non c’è una lettera in cui mi identifico, le lettere insieme formano parole e le parole sono in grado di emozionare, è quello che cerco di fare scrivendo.



alfonso pistilli l'ultimo sorriso romanzo

Il protagonista risponde nient’altro che a un nome e cognome: Alessandro Cocco; e si occupa di vendite, stando a ciò che dichiara al cospetto dei suoi potenziali clienti, un quantitativo ridottissimo di soggetti che hanno modo di ascoltarlo, ma purché non si allarghi sostenendo di offrire momenti di svago.
Prepararsi sotto ogni aspetto è da bugiardi, e difatti alla notizia che nel bel mezzo di Bari una donna dell’est che si vendeva fascinosamente ha perso la vita nel silenzio perlomeno della propria residenza, beh, il mondo ti può crollare addosso… cosicché dentro un uomo l’ansia si rende complice della carica emotiva, quest’ultima tutta esprimibile rilasciando a vuoto un cenno d’intesa.
Ogni cosa risulta immobile, negativa, a fronte della motivazione da trovare per uscire fuori e rivedere ancora la collocazione di una persona come Halina nell’ordine dei preziosi rifiuti ricevuti, cercando di saltare da una vita (per definire quest’ultima) un ostacolo qual è il Pregiudizio… ma si ha quasi il terrore di respirare liberamente, a tal punto che si sceglie di tirare a campare.
Alessandro non ci sta, fedele alla riprova dei sentimenti da considerarli apertamente, piacevolmente, appassionandosi a un gesto d’affetto fino a fidarsi del Prossimo; e Pistilli lo romanza per suscitare della bontà d’animo ai suoi lettori, con l’invito a far maturare i sensi come facevano un tempo i nostri cari lavorando la terra nonostante gli scherzi del tempo.
Del resto persistono due categorie di soggetti al fato, coloro che vedono nero e respirano dunque in attesa di fatti di per sé acclarati; e in contraltare chi si comporta alla maniera di Alessandro, che, una volta appurato il fare divino, il riempitivo del domani, per non annoiarsi tenta di scompigliarlo a costo di morire.
Togliendo Halina il ragazzo passa per incompreso, senza contare l’ambiguità dovuta dall’elaborazione del lutto; un blocco interiore che si manifesta languidamente alla fine del giorno, da sciogliere col desiderio di riacquisire ogni singolo respiro emesso, per trasparire con la ragione che lo martella maggiormente all’idea di rinfrescarsi.
Impressionante peraltro come possa sfuggire dalla memoria un particolare più che evidente, e quindi come si possa rimanere terrorizzati in tutta semplicità; desiderando sapere del tratto distintivo dell’amica, quale può essere un tic o un timore soggettivo tale d’averle disumanizzato la sorte.
Fa rabbia intanto pensare che un senso d’angoscia si consumi sotto svariati aspetti, abbandonati nel più banale dei luoghi pubblici, incapaci di andare oltre le sembianze di una persona pur consapevoli di come non sia nient’affatto estranea ai fini delle indagini del tutto private… anche se le escort si sfilano l’una dall’altra in ambito “puramente” lavorativo.
L’amica che non c’è più era consapevole di ciò che desiderava; per niente ingenua come invece si accorge d’essere il giovane spesso tardivamente, continuando a non decifrare Suela che anche se a fin di bene lo strumentalizza indirizzandolo per le vie di una giustizia da ottenere potendo attribuire delle colpe.
Il ragazzo riesce incredibilmente ad affrontare il presidente del Bari, Manetti, senza battere ciglio, arrecandogli dei grattacapi con una forza di volontà non indifferente, certo delle proprie azioni… per entusiasmarsi nel bel mezzo dell’ambiguità espressa da Suela, che dimostrava d’essergli sempre pronta all’occorrenza.
Dal romanzo traspare quella creatività da sfoderare persuadendo, una sensibilità che si sviluppa imparando da ogni cosa come emergere, e che si consacra sapendo di crescere giustappunto per destare intrigo, e sconvolgere finalmente, assolutamente i pensieri altrui; come se alle prese con una guerra quotidiana che non si dà mai a vedere.
Fin da piccolo Alessandro sfida la sorte spicciola con tutto se stesso, a ogni singolo evento, pure nel misurare la pietanza che i genitori gli porgevano, a costo cioè di non soddisfare più l’appetito, per poi restare nuovamente in balia di pensieri da pettinare semmai all’alba; su di un incanto ch’equivale alla consumazione di un dono fatto a se stessi.
Nel seguire approfonditamente gli ultrà del Bari durante una trasferta come nessun’altra per lui, scatta dentro l’impressione di avere paura di qualcosa d’entusiasmante, censurabilissima se distanti da quella massa di facinorosi, che invece lo accoglie… a patto che lui, pur cordialissimo, non rasenti la benché minima diversità!
Alessandro, pur deluso da Suela, provata cioè la mancanza d’umanità nell’ambire a qualcosa oggigiorno, ha di che riprendere con lei a cercare un briciolo di giustizia, desideroso di salvaguardare l’immagine di una donna assassinata che necessitava di godere di un bel sentimento alla fine della giostra… esclusivamente e sul serio.
Il Bari poi potrebbe lamentare la presenza/assenza del suo presidente alquanto irrispettoso, che si disinteressa del resoconto sportivo facendo la bella statuina semmai per le foto di rito… un qualcosa d’inaccettabile, da rivendicare in nome di ciascun tifoso che vede giocare a calcio fedele a dei riferimenti circa il fatto d’avere la meglio correttamente, sacrificandosi.
L’autore è quell’essere umano che, avendo imparato l’arte di generare delle osservazioni, adora scavare nella propria coscienza con la voglia di conoscere i suoi simili; ed effettivamente chiunque è alla ricerca di un minimo di complicità, ma per trovarla non bisogna temere di urtare gli spigoli di un vissuto, immaginando piuttosto di poter scoprire un tesoro nei momenti più duri.
Cosicché si definisce il giallo, col lettore invogliato a seguire un ragazzo convinto dapprima d’essere innocuo; che ricorda di avere il potere della percezione per ricomporre pian piano un fatto di cronaca nera estenuante, frammentato fino alla messa in ballo del particolare da identificare nient’altro che in un affetto proibitivo all’apparenza, infrangibile fondamentalmente.
Alessandro indurrà chi di dovere a far riemergere pazientemente una cara verità in quel di Bari, districandosi tra segreti e tradimenti inespugnabili se ci fermassimo al sentito dire; però al contempo lui arriverà finalmente a credere nelle proprie capacità, per caratterizzare un domani, puntando sul suo carisma.
  • Alfonso Pistilli è nato a Bari il 5 luglio 1978.
Laureato in economia, è impiegato amministrativo in un’azienda della Grande Distribuzione. Grande appassionato di sport, lettura, viaggi e trading, è sposato da nove anni con Nicoletta.
Ha frequentato tre corsi di scrittura creativa tenuti dallo scrittore Tommy Di Bari, e ricevuto lezioni anche dal carissimo amico e maestro Ruggero Ruggiero, scrittore ex editor.
Perché scrive?
Perché ama immergersi in se stesso attraverso gli altri.



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